Dopo anni di appuntamenti fissi a Cortina, per mia fortuna CIviltà del Bere ha deciso di sbarcare a due passi da casa, a Forte dei Marmi. Non potevo perdermi una simile occasione, che spero sarà ripetuta: non troppe cantine, ovviamente ben selezionate dalla Bibbia degli appassionati di vino. Mi sono concentrata su qualche spumante, rigorosamente metodo classico, su alcuni vini bianchi e sui rossi del Piemonte.

MEZZACORONA
Non sono solita fare classifiche, ma è talmente evidente, che mi permetto di incoronare Re delle bollicine di Vinovip al Forte, il Trento doc Rotari Flavio Brut Riserva 2009 di Mezzacorona. Il nome è tutto guadagnato: come il re Rotari che scelse il nome di Flavio, per sottolineare la sua grandezza, richiamando i fasti dell’impero Romano…azzeccato direi!

In questo brut da Chardonnay in purezza si sente il porfido del terreno su cui crescono le uve, nella grande mineralità e gli 8 anni sui lieviti nella crema pasticciera e nei biscotti alla nocciola. Ha una punta di ossidazione sulla frutta candita e la burrosità dello Chardonnay. In bocca la bollicina è fine, ha grande corpo ed una chiusura nobile, pulita, ricca di aromi fini ed un sorprendente e piacevole latte alla portoghese. Mi piace molto per la complessità e la vivacità di questo alternarsi di profumi, che dialogano senza prevaricarsi e la setosità della carbonica, che accarezza la bocca, non contrastando il sorso verticale, fresco vivo e sapido.
Il mio amore per i pas dosé mi ha portata ad assaggiare anche Alperegis 2011, da Chardonnay raccolto a mano da vigneti che crescono a 500 m/slm. Anche questo vino riposa un periodo considerevoli sui lieviti: 60 mesi. Il terreno conferisce anche in questo caso mineralità allo spumante, ma non è più porfido, bensì ossido di ferro.
Al naso, una leggera affumicatura svela profumi morbidi di panificazione, ma anche di mela, pesca bianca e frutta secca. In bocca è austero per la mancanza di dosaggio e per la mineralità, ma senza essere scontroso.
Grazie a Davide Semenzato, che ha anticipato le mie mille domande, raccontandomi i vini con tanta competenza e passione, con l’orgoglio di chi ama questo lavoro e la natura che ci consente di goderne.
CONTE VISTARINO
Lasciamo il Trentino Alto Adige e andiamo a visitare un’altra grande Docg per la produzione di ottimi metodo classico, vale a dire l’Olrepò Pavese, che non ha purtroppo tutto il successo che meriterebbe. I Vistarino non sono dei neofiti: l’avo Carlo cominciò già a fine ‘800 a vinificare il Pinot Nero, che è praticamente il vitigno di casa, trattato con grande rispetto e familiarità, affiancato al Riesling Renano.
In degustazione, Ottavia Vistarino, che fa trasparire la passione di famiglia nello sguardo gentile e nelle spiegazioni che non lesina, ha portato Cépage, Pas Dosé 2008: 10 anni sui lieviti per questo assemblaggio di 70% Pinot nero, Chardonnay e Riesling Renano a saldo, che fanno affinamento in botte piccola.
Ha un’interessante ossidazione, che richiama i migliori francesi ed un bouquet di profumi che spazia dalla crema pasticcera, agli agrumi canditi, alla mineralità. La bocca è avvolta dal corpo e dalle bollicine e, nonostante non sia più un ragazzino, il sorso è ancora fresco vivo e chiudono sapidità e mineralità per una persistenza per nulla corta.
La vena del gesso, unita alla sapienza dell’esperienza, si esprimono al meglio in questo vino.
Ries, Riesling Igt 2016
Ho provato quindi questa espressione di Riesling renano che, nonostante la giovane età, ha già un preludio di leggero idrocarburo che si amalgama bene alla mela ed ai fiori bianchi. Non è un vino di gran corpo, ma non lo si deve apprezzare per quello, bensì per la verticalità minerale in bocca, la grande acidità e la sapidità.
CUVAGE
Potevo non passare da Cuvage, da appassionata dei vini piemontesi e vera patita del Nebbiolo? Nemmeno se fossi stata vittima di un’amnesia! In questi ultimi anni,in cui si spumantizza di tutto, uno dei vitigni che invece ha un senso far rifermentare è proprio questo, per la sua forte spalla acida e per la spessa pruina, che, oltre a proteggere l’acino, contiene anche lieviti.
Il progetto di questa cantina è piuttosto recente, ma può contare sull’esperienza di due famiglie di lungo corso nella viticoltura: i Ricagno dall’Alto Monferrato ed i Martini Romagnolo. Non ho parlato di progetto a caso, visto che non si produce solo vino a Cuvage, ma è stata pensata una commistione fra l’arte enoica e quelle coreutica e figurativa, con esposizione delle opere nella galleria e su alcune bottiglie ad edizione limitata.
Il Rosé Brut Nebbiolo d’Alba, in purezza, riposa 24 mesi sui lieviti. Delicato e strutturato al tempo stesso, al naso affiora la rosa fra la crosta di pane e la piccola frutta rossa. In bocca è succoso, con un bel corpo che avvolge subito la bocca con rotondità e chiude verticale, con viva freschezza ed un finale che fa rispuntare fini i profumi, divenuti aromi.