Sono particolarmente incuriosita dai vini vulcanici: non a caso ho scelto questa tematica per preparare le selezioni per Sommelier Wine Box. Le eruzioni, eventi spesso distruttivi, lasciano, quasi come riparazione del danno, minerali (ossidiana, porfido, basalti, ossido di ferro, alluminio, ecc.) che sono una manna per la coltivazione della vite. Grazie a questi minerali, i vini vulcanici sono caratterizzati da una complessità.

Se la particolare composizione del terreno rende così interessanti i vini vulcanici, è altrettanto vero che è davvero eroica la viticoltura che bisogna praticare. Infatti, i vulcani non sono in pianura, ma bisogna inerpicarsi su pendenze non di poco conto. Inoltre, la lava cristallizzata non si lavora facilmente come un panetto di burro!

In questo post e nei successivi voglio parlarvi di alcuni viticoltori eroici e dei loro vini. Cominciamo con l’Etna e la Cantina Benanti.

Leggi il post sulla degustazione orizzontale 2015 dei Nerello Mascalese dell’Etna

L’AZIENDA: BENANTI VINI

Un padre e due figli hanno preso il testimone della passione di famiglia dopo un secolo: avete capito bene! Incominciò a produrre vino il nonno di Giuseppe, omonimo dell’attuale capostipite, nell’ultimo ventennio dell’800, fra i primi a capire la vocazione alla vite dei terreni intorno all’Etna.

Certo non si tratta di una viticoltura facile, bisogna inerpicarsi su scoscesi pendii e tutte le operazioni non sono agevoli. Perciò continuare non fu senz’altro facile, ma nel 1988, una nuova passione per i vitigni autoctoni e per il suolo vulcanico si tradusse nella nascita di questa cantina. Ad oggi è ancora fra le più abili ad interpretare il terroir. La fanno da padrone Nerello Mascalese e Carricante, ma sui 24 ettari di vigneto sono coltivate altre varietà sia autoctone che internazionali.

Non vi preoccupate, stavolta non si tratta affatto di un hobby e nemmeno di un tarlo di Giuseppe: Antonio e Salvino sono stati contagiati e continueranno a donarci ottimi vini. Fra questi c’è la new entry del 2017, il Rosato da Nerello Mascalese 100%

LA DEGUSTAZIONE

NOBLESSE SPUMANTE BRUT METODO CLASSICO

Si tratta di un metodo classico e quindi il Carricante, dopo essere stato vinificato, fa una seconda fermentazione in bottiglia per 18 mesi. La sensazione nel bicchiere è quella di camminare, passando di fronte ad un panificio che ha appena sfornato il pane fragrante in una giornata di pioggia che bagna la roccia. Ecco quali profumi mi salgono al naso, prima di imbattermi in un bel bouquet di sambuco e ancora tanta mineralità e l’incenso, con delicate comparse di frutta a pasta bianca. In bocca la bolla è fine, lo spumante è cremoso e sul finale esce la verticalità di una bella acidità, che fa salivare, e della sapidità minerale, che si sente sulle labbra e richiama un nuovo sorso.

ETNA BIANCO 2016

Annuso il tappo e sento netta la mineralità ed una nota balsamica di macchia mediterranea, fra cui si distingue soprattutto la salvia. Nel bicchiere un tripudio di sentori sferzanti di polvere da sparo, alloro, affumicatura, bergamotto e frutta esotica. Ma che divertente complessità al naso! Soprattutto per essere un vino bianco.

In bocca non ha eccessivo corpo, ma è caldo, senza essere troppo avvolgente, perché la sapidità e la freschezza non gli consentono di indulgere, ma mantiene una piacevole austerità. La persistenza non è affatto corta. Un vino interessante per la complessità al naso, la snellezza in bocca ed il finale che ripropone finezza ed eleganza.