L’AZIENDA ED IL TERRITORIO

Una vera chicca, un regalo per me appassionata dei vini piemontesi e sensibile al fascino della Nizza DOCG. Ho già parlato di questa ex sottozona della Barbera d’Asti, promossa a DOCG autonoma in un precedente post.

Purtroppo col tempo tiranno sono riuscita a degustare meno vini di quanti volessi quest’anno alla Mostra Mercato della FIVI. Sono arrivata al banco d’assaggio di “Erede di Chiappone Armando” a manifestazione ormai conclusa. Vista la situazione non volevo inchiodare il produttore alla sua postazione, ma la sua grande passione lo ha indotto a propormi una verticale. Senza alcuna fretta, ci siamo messi a chiacchierare e mi ha raccontato che coltiva vigne che hanno più di 60 anni. Le sue terre sono a Nizza in cima alla collina San Michele e godono di tanto sole.

RU: LA NIZZA DOCG DI EREDE DI CHIAPPONE ARMANDO

Daniele porta avanti da solo il lavoro in vigna ed in cantina, aiutato dai suoi genitori. La sua “Nizza Ru”, ben oltre quanto previsto dal disciplinare, affina per 24-30 mesi. Per metà si evolve in botte grande e per metà in tonneaux da 5/6 hl. Tutti i vini sono accomunati da una grande personalità e da un’elegante bevibilità: requisiti che mi conquistano sempre!

LA DEGUSTAZIONE

2012: La prima annata degustata, la più recente. Il naso è austero per la nota ematica e balsamica, delicato di rosa e profondo di nota iodata. In bocca la rotondità ed il calore lasciano il passo alla freschezza ed alla sapidità, con un ritorno di aromi di discreta persistenza.

2011: Si cambia l’anno e cambia anche il vino: ecco perché ci affascina! I profumi richiamano maggiormente la frutta col lampone in primis e poi i chiodi di garofano su un letto di erbe aromatiche. il sorso è simile al 2012 e forse leggermente più snello.

2010: Ancora frutta, ma che diventa confettura e ci si aspetterebbe una beva più seduta, ma ci sorprende: mantiene una pimpantezza davvero sorprendente dopo 9 anni!

2004: Prendiamo la DeLorean di “Ritorno al Futuro” e ci catapultiamo 15 anni indietro, sono tanti per una Barbera…non è il primo vitigno che viene in mente quando si pensa alla longevità e invece… il naso è ancora più fresco del vino del 2010: la frutta rossa è matura, ma non in confettura e fra gli altri profumi spuntano i terziari con un netto caffè. Parti dure e parti morbide in bocca sono in equilibrio e c’è ancora freschezza da far pensare che possa darci soddisfazioni ancora per qualche anno.

Che dire? Se la Barbera è trattata con grande rispetto, passione e capacità e cresce in un territorio vocato non ha nulla da invidiare ai vitigni considerati più nobili.