LA VALLE DEL SOLE FRA VIAREGGIO E LUCCA

Ecco un altro produttore che si è fatto conquistare dal movimento di Lucca Biodinamica, un gruppo virtuoso di coltivatori, non solo di vite, che si scambia esperienze e promuove la cultura (oltre che la coltura) biodinamica in Lucchesia.

Il titolare della Valle del Sole dispone di 10 ettari sul Monte Magno sui quali applica gli insegnamenti di Rudolph Steiner, con risultati positivi, che ha toccato con mano in queste ultime annate: eccellente la 2015, ma, per motivi opposti, difficili la 2014 e la 2017. Ma la natura, se la si rispetta e la si lascia fare, ha incredibili potenzialità di adattamento e di reazione nei confronti delle avversità climatiche e le vigne non hanno sofferto quanto quelle condotte coi metodi tradizionali da altri vignaioli della zona.

Ho provato tre vini bianchi davvero degni di nota.

LA DEGUSTAZIONE

Malie 2017

Un blend di Vermentino, Chardonnay e poco Grechetto. Giallo paglierino coi riflessi verdognoli che ricordano la clorofilla, ha una bella nota balsamica pungente che si sposa con la mela, il fiore di sambuco e la nota burrosa dello Chardonnay, ben bilanciata dagli altri profumi. In bocca è rotondo, sapido e fresco vivo, con un’armonia che accompagna il sorso finché non ritornano, sotto forma di aromi, i profumi sentiti al naso, fini ed abbastanza persistenti.

H’ama 2016

Il Trebbiano, troppo a lungo considerato solo vino da taglio per fare quantità e conferire spalla acida, per fortuna negli ultimi anni è stato valorizzato da alcuni produttori, come la Valle del Sole. Rimane, coraggiosamente, 5/6 mesi sulle fecce ed è molto pulito al naso, dove lo sento particolarmente floreale, con il biancospino che spicca sul tiglio ed altri fiori di campo che, seppur delicati, si fanno percepire fra le maglie di una nota minerale di idrocarburo netta e piacevole. In bocca sapidità e freschezza viva duettano con la morbidezza e ne fanno un vino piacevole, dal finale marcato e sufficientemente persistente.

Soleo 2015

Riecco il Trebbiano, colto in vendemmia tardiva, come il Grechetto, la Malvasia ed il Moscato, che lo accompagnano nella produzione di questo passito.

Si raccolgono 10 quintali di uva che fermentano per un anno in barriques esauste.

Il risultato è un vino dal profumo di albicocca, zagara, miele, con una punta di ossidazione gradevolissima. E’ bello pimpante anche nella dinamica di bocca: verticale, con una freschezza viva ed il residuo zuccherino basso, che non lo rendono per nulla stucchevole, ma è piacevole almeno un secondo bicchiere!