La degustazione è sempre una buona idea, soprattutto in simili giornate. Quanto sta piovendo in questo pazzo autunno? Pioveva anche nel week end della festività dei Santi ed ha sciupato un po’ la tradizionale fiera che si tiene tutti gli anni a Camaiore. E’ un bel borgo sopra Viareggio, ricco di manifestazioni e ben tenuto, nonostante sia defilato rispetto alle più note località della costa.

Come tanti, non mi sono fatta scoraggiare dal maltempo e sono andata all’Enoteca Baldaccini, nel centro di Camaiore, che aveva rimediato egregiamente dello spazio al coperto, all’interno del suo piazzale, per proporre i vini dei produttori che commercializza. Devo dire che ho trovato alcune bottiglie davvero interessanti, che vi racconto.

In genere in un’enoteca si organizzano degustazioni guidate, mentre in questo caso Baldaccini ha ben allestito dei banchi d’assaggio, consentendo il contatto diretto coi vignaioli.

LEVII

Ho cominciato da un Trento DOC, una denominazione che amo molto, con una cantina giovane. Levii infatti è nata recentemente (2012) dalla passione di un giovane, Cesare Berasi, che ha continuato la tradizione familiare.

Le vigne si stendono su 4 appezzamenti, per un totale di 22 ha a 650 m/slm a Stenico. Se si pensa che questo borgo fu popolato dai Liguri, è molto probabile che la viticoltura fosse praticata da moltissimo tempo in queste zone. Gli spumanti che ho degustato all’enoteca sono tutti Chardonnay in purezza. La permanenza sui lieviti è di almeno 36 mesi, tranne che per la Riserva per la quale il minimo è di 60 mesi.

Brut Trento Doc 2015: profuma di pane fresco, burro, nota balsamica, mandarino. In bocca è rotondo, con una carezzevole bollicina e chiude fresco vivo, sapido e sufficientemente persistente, con gli aromi che richiamano il naso. 

Extra Brut Trento Doc 2014: E’ un vino più minerale del precedente, si sentono il gesso, una punta di miele, la crosta di pane. Il sorso è cremoso, senza perdere di pimpantezza, grazie alla freschezza viva ed alla sapidità.

Riserva Extra Brut Riserva 2012: Nonostante la prolungata permanenza sui lieviti i profumi sono freschi di agrumi, di talco, miele, pan di zenzero, pasticceria e frutta secca, con una nota balsamica che li avvolge tutti. La beva è più strutturata delle precedenti e le richiama per la chiusura.

ST. PAULS KELLEREI

Il Trentino Alto Adige è caratterizzato da una grande capacità di collaborazione dei coltivatori, che si manifesta nel cospicuo numero di cooperative esistenti. L’unione fa la forza e si vede nella longevità e nella qualità dei vini prodotti da queste realtà.

Fra le tante degne di nota, non si può non citare la Cantina St. Pauls, che vanta più di 100 anni di storia e circa 200 soci. Sono coltivati ben 175 ha, ma la parcellizzazione fra i tanti conferitori, consente una cura meticolosa in vigna. Se si unisce a questo aspetto anche la particolare vocazione vitivinicola della zona, ecco che la qualità della degustazione pare garantita.

Pinot Grigio 2018 

E’ il vino base della cantina, con la fermentazione in acciaio e la messa in commercio piuttosto veloce. Eppure ha la sua eleganza ed è gradevole come aperitivo o per accompagnare uno spaghetto alle arselle, per esempio. Si sentono i fiori gialli, la croccante mela verde ed una gradevole ed ampia nota balsamica. In bocca è caldo e rotondo, dalla beva snella, fresco vivo e sapido. La chiusura non troppo persistente ha una piacevole nota amaricante. 

CANTINA SU’ ENTU

Non potevo non degustare i vini di una delle Regioni che amo di più, anche dal punto di vista vitivinicolo: il clima, il mare, la varietà dei vitigni e la capacità dei vignaioli sono i segreti del loro successo.

Di questa azienda mi piace molto il fatto che sia condotta da donne, che hanno ripreso in mano le redini della viticoltura, dopo tre generazioni nelle quali era stata abbandonata. E poi anche il nome: un omaggio ad un elemento della natura molto importante e simbolo di libertà. Lo stesso vento che soffia, asciugando le viti e portando il salmastro, sull’altipiano della Marmilla. Siamo a 400 m/slm nel centro-sud sardo ed il suolo è calcareo argilloso: perfetto per la produzione enoica.

Il fil rouge che lega i vini di questa cantina è la forte personalità, unita alla grande mineralità, condite dall’eleganza

Su’ Imari” Vermentino di Sardegna Doc 2018

C’è Vermentino e Vermentino. Ce ne sono tanti stereotipati, che rovinano la fama di questo grande vitigno, e poi ci sono quelli come questo che lo valorizzano egregiamente. Senza fare nulla di che, affinandolo in acciaio, ma lavorando bene in vigna ed in cantina e rispettando il territorio. Polvere da sparo subito netta e dirompente, poi il melone, la macchia mediterranea, gli agrumi, il fiore di sambuco. In bocca è decisamente sapido e fresco vivo. La chiusura è di mandorla dolce ed ancora il melone che spicca fra gli altri aromi eleganti come i profumi.

“Su’ Orma” Vermentino di Sardegna Doc 2017

Affina per metà in acciaio e per metà in tonneaux per 6 mesi. Il naso è elegante e complesso di mandorla tostata, polvere da sparo, pompelmo, camomilla, fieno, fiori di sambuco, mirto ed anche di frutta, ma più defilata… In bocca ha maggiore struttura rispetto al primo ed un finale più amaricante. Anche in questo caso la sapidità e la freschezza viva spiccano! 

AZIENDA AGRICOLA SOI

Rimaniamo in Sardegna, in provincia di Cagliari, per la degustazione di altri vini, provenienti da altri vitigni. Per le sue dimensioni, la Sardegna ha un incredibile patrimonio di uve autoctone e dobbiamo ringraziare i tenaci vignaioli dell’isola se possiamo beneficiare ancora del loro nettare.

“Nura” Nuragus di Cagliari DOC 2018

Questo vino rientra in una delle ben tre doc della provincia di Cagliari, nella quale il protagonista è il Nuragus, almeno all’85%. In Nura troviamo in purezza questo vitigno, che pare sia stato portato in Sardegna dai Fenici nel XII sec. a.C..

L’azienda lo coltiva ad alberello e lo affina in anfora, per rispettare il più possibile le caratteristiche organolettiche dell’uva e del terreno su cui cresce.

Apre le danze olfattive la sabbia polverosa portata dal vento insieme ai profumi di asfodelo, elicrisio, erba appena tagliata ed uva passa. In bocca è minerale e sapido, il sorso è snello e al tempo stesso rotondo, caldo e succoso. Gli aromi sono eleganti ed intriganti come i profumi e la persistenza è sufficiente. Ed ecco che mentre chiacchiero, dal bicchiere sale il miele, la frutta a pasta bianca…che mutevolezza complessa!

Soi 2016

Chiudo la mia degustazione con questo Cannonau in purezza. Nota ematica, mirto, cassis, fume, caffè, foglia di pomodoro. Il sorso caldo e rotondo, ha un tannino prorompente, sapidità e freschezza quasi viva: le parti dure scalpitanti sono dovute alla giovane età, ma le premesse di evoluzione sono buone.