E’ davvero strano che il Greco di Bianco, vanto della Locride, sia così poco conosciuto. Per fortuna al Mercato FIVI non mancava neppure questa perla.

IL TERROIR

La Calabria era rinomata per i suoi vini, tanto da essere conosciuta con l’appellativo di Enotria.

Proprio nella Locride sbarcarono i primi Greci, attirati dal fatto che vi fossero tre elementi molto importanti per potersi stabilire. Innanzitutto il mare, per i commerci. Poi le fiumare di acqua dolce che potevano dissetare terreno e persone. Infine la collina dove poter coltivare la vite. Il vino avrebbe beneficiato anche della mitigazione del clima offerta dal mare e dall’Aspromonte. Infatti le montagne retrostanti proteggono dai venti freddi in inverno e, in estate, ne discendono venti freschi.

Da non sottovalutare, infine, la fortuna di avere terreno composto da argilla bianca, tenendo conto soprattutto delle elevate temperature che si registrano nel Sud Italia. Il terreno bianco assorbe meno calore di quello scuro, che, durante la notte restituisce quello accumulato durante la giornata, contrastando il benefico effetto dell’escursione termica. L’argilla bianca, invece, non intralcia questa differenza fra il giorno e la notte, che esalta acidità e ricchezza polifenolica. Inoltre conferisce maggiore eleganza ai vini.

L’AZIENDA: CANTINE LUCA’

I fratelli Lucà hanno preso il testimone dal loro padre, fiero paladino della ricchezza enologica della Locride, e proseguono nel suo solco. Infatti, producono solo vini da vitigni autoctoni e sono vignaioli naturali, oltre che certificati biologici. Vinificano solo uve vendemmiate da loro. Hanno la consapevolezza di coltivare una terra particolarmente vocata, baciata dal sole e dal mare, e quindi l’intervento dell’uomo deve essere delicato, di ascolto ed accompagnamento.

IL VITIGNO: GRECO BIANCO

Il nome potrebbe trarre in inganno: non ha nulla a che vedere col vitigno Greco, ma il nome gli deriva dalla sua origine. Furono infatti i Greci nel VII sec. a.C. a portarlo sulle coste della Locride, in particolare a Bianco, comune del reggino (altro motivo del nome). La sua diffusione è limitata alle provincie di Reggio Calabria e di Catanzaro e nella vinificazione passita dà il meglio di sé.

LA DEGUSTAZIONE

GRECO DI BIANCO

Le uve vengono fatte appassire sui graticci per una decina di giorni e la disidratazione, oltre all’accurata selezione dei grappoli in vigna, porta ad una resa per ettaro fra i 40 ed i 60 q.li/ha. Il mosto fermenta in acciaio e successivamente Il vino affina in botti di castagno.

Nel naso di questo Greco di Bianco c’è di tutto e di più: dattero, fico secco, nota balsamica, biscotto, the, albicocca disidratata, cera d’api. Su tutto il profumo delle zagare, elegante come i precedenti. Il sorso è pastoso ma freschezza viva e sapidità lo rendono lieve, piacevole tanto da volerne un altro sorso. Mentre deglutisco gli aromi persistenti richiamano i profumi ed esce anche lo zucchero filato. Un vino elegante, pimpante e complesso.