L’Ungheria sbarca in Toscana! Quest’anno l’Anteprima dei Cru della Costa toscana a Lucca si è superata: una delle master class ha celebrato i 50 anni di Sassicaia con una verticale irripetibile e, oltre ai produttori locali, ho avuto il piacere di degustare dei vini ungheresi, omaggio al talento di Tibor Gal, enologo magiaro che in un decennio di lavoro ha contribuito alla fama dell’Ornellaia, prima di tornare in patria a produrre vino ed iniziare una nuova avventura in Sud Africa, dove il suo progetto si è drammaticamente interrotto nel 2005.

Una delle regioni più vocate per la viticoltura ungherese è quella attorno al Balaton, sia per le proprietà mitigatrici del clima de lago, sia per la composizione vulcanica dei terreni: una manna per mineralità, acidità e profumi.

Somloi
Si tratta di un’azienda giovane del panorama ungherese, la scommessa di un enologo diplomato nel 2010, che nello stesso anno ha acquistato il suo primo fazzoletto di terra da coltivare vicino al Lago Balaton, nella zona in cui i suoli vulcanici sono in prevalenza basaltici.

Il giovane produttore nei suoi 3,5 ettari coltiva differenti tipi di vitigni a bacca bianca, fra cui il Riesling italico, molto diffuso nella zona.
Olasrizling 2017: Ha profumi intensi e fini fruttati e minerali, in bocca ha un discreto corpo, è minerale, sapido e fresco vivo.

 

Juhfark 2016: si tratta di un vitigno autoctono. Al naso profuma di albicocca e vaniglia, probabilmente dovuta al legno in cui affina. In bocca ha un bel corpo e maggiore struttura del Riesling. La chiusura conferma il profumo fruttato ed è ampia, fine. E’ piacevole la chiusura amaricante che smorza l’albicocca.

 

Szikar 2015: è un Sauvignon Blanc, che non avrei riconosciuto di primo acchito, visto che non ha la marcata nota vegetale varietale, ma ha delicati profumi di fiori bianchi e pera. In bocca è freschissimo, leggermente sapido, ha un buon corpo ed il finale di bocca, fine, è sufficientemente persistente.

 

 

Szent Donat

Nell’ampia regione del lago Balaton, i terreni di Csopak hanno un colore rossastro, dovuto all’ossido ferrico, presente in grande quantità. In questa zona viene coltivato soprattutto l’Olaszrizling, ovvero il nostro Riesling italico. E’ qui che la famiglia, alla seconda generazione, ha iniziato la coltivazione di 3 ettari, poi espansa su 15 totali, che possono godere dell’apporto di marne e di basalto e dar vita a Riesling con differenti personalità, proprio grazie ai differenti terreni su cui vengono coltivati.

Ho provato due Riesling italici in purezza, non chiarificati nè filtrati. Il primo Csopak Hegybor 2016, che ha freschi profumi fruttati, una leggera nota di miele, stemperata da una punta ferrosa. Non è particolarmente complesso ed anche la struttura in bocca è quella di un piacevole vino da aperitivo, con una chiusura amaricante.
Il secondo vino degustato, lo Slikker 2016, beneficia di arenaria rossa e argilla ed è più profondo e minerale del primo: al naso si comincia a sentire un accenno di pietra focaia, i profumi sono più intensi ed in bocca ha maggior corpo, dato anche dalla mineralità. Gli aromi finali scivolano via meno velocemente.