Quest’anno a Slow Wine non mi sono dedicata come al solito al Nebbiolo, come di consueto. Sono andata invece a curiosare fra i vitigni meno conosciuti, ma altrettanto degni del mio assaggio, altri vini piemontesi. Così voglio raccontarvi della Freisa. Questo vitigno mi colpisce sempre per la sua eleganza e mi muove un sentimento di gratitudine nei confronti di chi la coltiva. Ho degustato anche la Barbera più nobile del Piemonte, quella che rientra nella Nizza DOCG. Ha una personalità sua propria, tanto che da sottozona della Barbera d’Asti DOCG ha ottenuto una denominazione autonoma. In genere si pensa alla Barbera come a un vino piuttosto rustico, ma non è affatto così, anzi! Grazie a bravi produttori sta perdendo questa errata fama. Ecco i vini piemontesi che ho degustato.

L’ARMANGIA: “TITON” NIZZA DOCG 2016

L’armangia è la rivincita, significa questo in piemontese. La rivincita di chi in un periodo di abbandono delle campagne e di concentrazione tutta sul Barolo, ha puntato sul rilancio di Canelli. E questa armangia c’è proprio stata, visto il Nizza che ho bevuto. I miei lettori conoscono già Canelli come patria dell’Alta Langa.

La passione si vede nella coltivazione di 11 ha sparsi su ben 7 appezzamenti! Il Titon, in particolare, viene prodotto da vigne vecchie di 3 differenti parcelle, con giacitura limoso-argillosa, alcune con resa di 20 q.li. Si tratta di una Barbera in purezza che riesce a darci un vino elegante e complesso, grazie all’età delle piante ed alla vendemmia, che avviene a piena maturazione.

Al naso è elegante la rosa, al pari della fragola e della balsamicità, alle quali si aggiungono la frutta scura ed una nota iodata che conferisce profondità. Il sorso ha corpo, pur essendo snello con un tannino aggraziato, freschezza quasi viva e sapidità. La retrolfattiva ci rammenta i profumi e gli aromi non ci lasciano troppo in fretta.

PAITIN: “BONINA” LANGHE DOC FREISA 2018

Ecco un viticoltore eroico. Non secondo l’accezione che utilizziamo solitamente, indicando chi coltiva in zone particolarmente ostiche, ma perché coltivare la Freisa è da eroi. Stare nelle Langhe e decidere di preservare qualche zolla dal molto più remunerativo Nebbiolo, significa avere coraggio e passione. Peccato che però non ne abbia trovato menzione nel sito aziendale fra l’elenco dei vini prodotti.

Per fortuna, però, ho chiesto lumi al produttore ed ecco quanto mi ha raccontato. La vinificazione avviene in acciaio con macerazione di 7 giorni e poi affina per 6 mesi in botte da 10 hl. I profumi sono eleganti di rosa, fragola, chiodi di garofano e la beva è rotonda e verticale, fresca, sapida con un tannino fitto ed aromi sufficientemente persistenti.

SETTE: NIZZA DOCG 2017

Gianluca, Gregorio e Guido, tutti e tre con un passato ed un presente legato al vino, si sono uniti in questo nuovo progetto, che affonda le sue radici in 5 ettari e mezzo di vigne.

In particolare, quelle da cui viene prodotta la Nizza sono vecchie signore eleganti di 75 anni, situate in cima al Bricco Nizza. Con condizioni pedo-climatiche così ricche di eleganza e polifenoli, il segreto è quello di far parlare l’uva, senza aggiungere o togliere nulla in cantina.

E quindi fermentazione in acciaio, 39 giorni cappello sommerso e poi botte grande ed anfora. Per quanto? In quali proporzioni? Quelle che richiede il frutto della vite ogni anno per potersi esprimere al meglio: ed ecco esaltato il fascino del vino.

L’eleganza dei profumi ha il volto della rosa, che ci presenta una caramella alla fragola e poi la nota balsamica ed anche la prugna. Non ci abbandona la rosa, ma da perfetta ospite introduce anche il pepe nero. In bocca è beverina, verticale di freschezza viva e sapidità, con un tannino aggraziato. Gli aromi eleganti richiamano il naso con sufficiente persistenza.

Mi piace molto la grafica dell’etichetta: un ulteriore segno di rispetto per il contenuto. E’ opera dell’illustratrice e incisore Arianna Vairo.

Come sempre questa Regione non si smentisce: i vini piemontesi sono sempre sinonimo di eleganza, complessità e lasciano il segno.