SELVAPIANA:

L'ELEGANZA E LA COMPLESSITA' DELLA RUFINA
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E’ una giornata da starsene in casa: freddo, pioggia battente e vento, ma la passione per il vino mi fa pensare che è ancor meglio visitare una bella cantina.

Finalmente sta facendo un inverno come si deve ed è probabile che, fra le colline della Rufina, nei prossimi giorni arrivi anche la neve: sarebbe un bell’inizio di anno nuovo. Insieme al Chianti Classico, questa è la zona chiantigiana che mi sembra la più vocata per esprimere al meglio il Sangiovese. Chissà se mai riuscirà ad essere Docg autonoma come il Nizza ha fatto con la Barbera, ma la Rufina se lo meriterebbe, coi suoi vini così beverini ed eleganti. Io perlomeno non la considero una semplice sottozona del Chianti.

Dopo che il navigatore mi ha portata fuori strada, recupero la retta via ed entro nel parcheggio della tenuta di Selvapiana, è senz’altro questa: dietro l’ampia vetrata ecco uno sparuto gruppo di turisti intento in una degustazione.

Tutto intorno le vigne a perdita d’occhio che si arrampicano su per la collina e che oggi paiono scheletri gocciolanti, ben piantati nel terreno sciolto. Selvapiana può contare su 40 ettari vitati nei pressi della tenuta, oltre a 10 ettari a Masseto ed altrettanti ad Erchi, nel Comune di Pontassieve. Nel cru del Bucerchiale, il mio vino preferito fra quelli di Selvapiana, il terreno è galestrino, vale a dire scisti di galestro, mentre negli altri appezzamenti è composto prevalentemente da marne calcaree.

Mi accoglie con un sorriso aperto la signora Silvia, che mi lascia nelle mani del nipote per la visita della cantina, in gran parte ammodernata nel 2004.

LA CANTINA

Sono state inserite vasche in acciaio con follatori automatici in cui vengono svolte spontaneamente la fermentazione alcolica e la malolattica. Viene utilizzata la tecnica dei rimontaggi con il délestage, vale a dire che, una volta che il cappello è emerso, il mosto viene trasferito in un’altra vasca e quindi si ossigena, con la conseguenza di stabilizzarlo e rendere più morbidi i tannini. Una volta sgocciolato bene il cappello, operazione utile ad estrarre i componenti solubili, che sono i più utili (tannini e polisaccaridi), il mosto viene reimmesso nella vasca originaria, spruzzandolo sul cappello, in modo da rendere più omogeneo possibile il composto e, mentre il cappello risale, riconsentirgli il contatto con tutto il liquido.

Le macerazioni durano circa 8 giorni per i vini base e 30 per quelli più importanti: è quindi comprensibile quanto sia importante l’utilizzo del délestage.

L’affinamento avviene in legno ed in cemento per poter poi selezionare le varie percentuali dei tagli ed imbottigliare.

Attraversiamo uno spazio molto bello, coi grappoli di uva appesi ad appassire e vecchi caratelli, ma non è la vinsantaia, anche se gli indizi ci sono tutti: non è qui che riposa per 7 anni il vin santo a base di solo trebbiano, viste le condizioni climatiche poco favorevoli.

 

 

LA DEGUSTAZIONE

SELVAPIANA CHIANTI RUFINA DOCG 2015

Questo è il vino base dell’azienda e, come dico sempre, è il biglietto da visita per chi non conosce una cantina oppure non ha sufficiente passione o denari, da poter acquistare le “ammiraglie” ed è quindi importante dedicare la giusta attenzione alla sua vinificazione: incontra il grande pubblico e si monetizza in fretta.

Affina in botti grandi per circa 10 mesi. Il 2015, dopo la pessima annata precedente, è stata una manna dal cielo per le condizioni climatiche, direi quasi perfette in Toscana.

Ha un corredo aromatico elegante e complesso: profuma di violetta fresca, frutta rossa, non mancano una nota iodata e minerale ed infine ecco il cioccolato. E’ un bel naso perché è suadente con la freschezza e la dolcezza iniziale e poi aggiunge profumi più profondi. Bella anche la dinamica di bocca: entra rotondo, riempie col succo e chiude con una bella freschezza ed un tannino che asciuga ma è già composto e non eccessivo. La retrolfattiva conferma il naso con aromi freschi ed eleganti.

VIGNETO BUCERCHIALE CHIANTI RUFINA DOCG RISERVA 2013

Si tratta del cru di Selvapiana ed uno dei miei Rufina preferiti! Affina 15 mesi in barriques, di cui 10% in barriques nuove. Il 2013 è stata un’annata molto regolare, fresca. Vendemmia ai primi di ottobre.

Fa il timido. Inizialmente è un po’ chiuso, ma non bisogna avere fretta e non stancarsi di farlo ossigenare, del resto non è poco che è in bottiglia. Ed eccolo, fine e complesso tira fuori prugna matura, mora, una nota balsamica di eucalipto ed anche un po’ di mineralità e la liquirizia. In bocca è molto rotondo e non gli manca affatto la freschezza. E’ sapido ed ha un tannino che si deve ancora affinare. Il finale è sufficientemente persistente

POMINO DOC 2012

Questo vino è un blend di Sangiovese (60%), che affina solo in botte grande, Cabernet Franc e Merlot nelle stesse percentuali, che elevano in barriques per circa un anno.

Le vigne utilizzate per produrre questo vino si trovano a Pomino, a circa 400 m/slm, dove c’è molto più scheletro, rispetto agli altri appezzamenti della proprietà.

Esprime molto i varietali dei vitigni che lo compongono: la foglia di pomodoro tipica del Cabernet Franc, la nota balsamica del Sangiovese e la mora del Merlot. In bocca ha la morbidezza del Merlot, la freschezza del Sangiovese ed un tannino che si deve ancora fare.

FORNACE IGT 2013

Fornace è il nome di una vigna di 35 anni, dove si coltiva anche il Sangiovese, utilizzato per il Selvapiana.

È prodotto col 60% di Merlot 30% di Cabernet Sauvignon e10% di Cabernet Franc.

È un vino che si è rufinizzato: nonostante il taglio bordolese ha una freschezza al naso ed una bevibilita tipici della zona.

Nei profumi mi pare che, nonostante il basso contributo, prevalga il Cabernet Franc con la foglia di pomodoro ed anche con la grafite, con una delicata nota vegetale del Sauvignon ed ecco piccoli frutti rossi, una nota balsamica e l’odore di smalto. In bocca è succoso, con un tannino ancora da comporre ed un’acidita da vendere.

 

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Il blog di Laura Bertozzi

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