L’Umbria ha due DOCG, una delle quali, la Montefalco Sagrantino, ha come protagonista questo vitigno, autoctono della Regione e noto ai più per la sua grande tannicità.

Sul fatto che il Sagrantino abbia avuto i natali proprio a Montefalco ce ne danno testimonianza nel I sec. D.C. sia Marziale che Plinio il Vecchio, che parlava di un’uva hitriola, tipica della zona. E pare che si tratti di quello che noi oggi chiamiamo Sagrantino.

A Slow Wine ho avuto modo di degustare, fra gli altri, un paio di vini di questa denominazione, che mi hanno colpita per eleganza e compostezza tannica.

Montefalco Sagrantino DOCG 2015 – Bocale

Partiamo subito dal Sagrantino, che ho maggiormente apprezzato per complessità, dinamicità ed eleganza.

La famiglia Valentini nel 2002 ha dato vita all’azienda Bocale, nome che deriva dal termine umbro con cui si identifica il recipiente da 2 litri per vino ed olio. La tenuta coltiva 9 ha, di cui più della metà sono vitati.

Il Sagrantino proviene da uve raccolte la terza decade di ottobre, in modo da farle maturare il più possibile sulla pianta. Dopo una fermentazione con soli lieviti indigeni e senza essere sottoposto a filtrazioni o stabilizzazioni, affina per 24 mesi di legno grande e poi un anno in bottiglia.

I profumi eleganti e complessi sono di cioccolato, grafite, una punta di caramella di rosolio, balsamicità, pepe nero, un tocco di vaniglia, cannella…e chissà quanto altro emergerebbe, se avessi il tempo di aspettare! Il sorso è piuttosto materico, caldo, un tannino molto presente che asciuga, ma tanto composto. Finisce fresco, sapido, lungo. Gli aromi eleganti richiamano i profumi ed affiora anche la liquirizia.

“Medeo” Montefalco Sagrantino DOCG 2015 – Romanelli

Romanelli è un’azienda familiare, che da tre generazioni coltiva 8 ha di vigneto ed anche ulivi e seminativo. Dopo alcuni anni di abbandono della produzione, hanno rimesso mano alla vite nel 2003.

Il nome di questo vino è un omaggio al nonno dell’attuale titolare.

Il primo segreto per domare l’astringenza è quello di vendemmiare il più tardi possibile, per non tirar fuori il tannino verde: lavorare bene in vigna e saper aspettare. Poi, in cantina, fa la sua parte il biennio di barrique di rovere francese in cui il Sagrantino affina, prima di riposare per altri 18 mesi in bottiglia, prima della sua commercializzazione.

Una nota balsamica spiccata, austera, che pizzica quasi il naso fa subito capolino e sembra anticipare un tannino, che immaginiamo possa essere ruvido e potente. Poi ecco che emergono la prugna, la ciliegia, un fiore rosso e, sorpresa…in bocca ha una bella beva: snella con un tannino aggraziato, composto. La chiusura è fresca, sapida e con aromi eleganti, che richiamano il naso.

Montefalco Sagrantino DOCG 2014 – Perticaia

Perticaia significa aratro in umbro arcaico e Guido Guardigli ha voluto dare questo nome alla sua azienda, per evidenziare il legame con il terreno e la sua coltivazione.

Il podere si estende su 50 ha, di cui 15 sono vitati e di questi, quasi la metà, è dedicato al Sagrantino. Un vitigno che non gode ancora di moltissima fama e che coltivare negli anni ’90 è stato proprio una scommessa!

Anche in questo caso la vendemmia è tardiva (seconda decade di ottobre), così come il periodo di permanenza in barriques è importante (due anni).

All’olfazione si sente netta la frutta dolce, una nota leggermente ematica e la grafite. In bocca il tannino è stato aggraziato dalla barrique di primo passaggio e spunta netta la liquirizia in un sorso snello, che chiude fresco e sapido.

Che dire? La grande tannicità del Sagrantino, abilmente domata da questi bravi vignaioli, è ben armonizzata con le altre componenti tattili ed ha una raffinatezza che non ci si aspetta!