Roma è in assoluto una delle mie città preferite ed il Merano Wine Festival non ha certo bisogno di presentazioni. Roma è stupenda. Non amo usare superlativi, ma qualsiasi aggettivo meno intenso non la qualificherebbe. Poi a Roma mi sento a casa: ho amici adorabili, coi quali ho trascorso giornate bellissime e Roma ti abbraccia, così come i Romani. Insomma, finita questa lettera d’amore per la nostra splendida capitale, parliamo di vini! Perché stavolta il motivo della mia visita è stata l’Anteprima del Merano Wine Festival. Visto che non potrò andare a Merano, almeno mi sono goduta l’anteprima. Le selezioni dei vini sono sempre meritevoli ed ora voglio raccontarvi i miei assaggi preferiti.

Marisa Cuomo

Marisa Cuomo non ha bisogno di presentazioni ed anch’io ve ne ho già parlato in un precedente post. E’ famosa per il suo Furore Rosso e per il Fiorduva Bianco, ma anche gli altri vini ci dicono quanto sia vocata la Costa d’Amalfi e quanto sia brava la vignaiola.

E’ impossibile non parlare di Furore, quando si racconta di questa azienda ed è proprio grazie a Marisa Cuomo, che questo piccolo lembo di costa è diventato celebre nel mondo. Vigne e case arroccate sulla montagna a strapiombo sul mare, non raccolte, ma sparse in ogni punto in cui sia possibile rubare un fazzoletto di terra alla roccia. Viticoltura eroica, fatta solo da chi ha una grande passione per questo territorio e per i suoi vitigni.

Furore Bianco Fiorduva Costa d’Amalfi DOC 2017

All’Anteprima del Merano Wine Festival ho assaggiato il “Furore Bianco Fiorduva” 2017, che è proprio un atto d’amore nei confronti di Furore: solo vitigni autoctoni.

Lo compongono il Fenile, la Ginestra ed il Ripoli. Il primo è chiamato
così per il colore dell’uva, che conferisce corpo, alcolicità e buona acidità. La Ginestra, conosciuta anche come Biancatenera, ha grappolo spargolo e profumi tipici della pianta a cui deve il nome. Infine il Ripoli, che viene dai Monti Lattari, ma ad oggi è coltivato prevalentemente in Costiera. Ha una buona mineralità ed apporta morbidezza al vino. Degustiamolo…

La polvere da sparo è il vassoio su cui è posata dolce frutta a pasta gialla e le erbe della macchia mediterranea (timo, mentuccia…) e poi ecco il mare che si risente in bocca, riempiendola di succosa mineralità. Ha un buon corpo, calore e la chiusura è fresca viva, sapida e lunga!

Il Quercetto

Ho conosciuto il proprietario del Quercetto a questa manifestazione. E’ un giovane che ha tutti gli ingredienti per crescere tanto: grande passione, umiltà da vendere ed una terra tanto vocata. Le vigne si trovano a Pollutri (CH) fra 150 e 250 m/slm, accarezzate dalle brezze marine ad est e protette dai venti freddi, provenienti da ovest, dalla Majella. Dal massiccio discendono correnti fresche d’estate, che incontrano quelle marine e sono una manna per la maturazione graduale dell’uva.

Pecorino Terre di Chieti IGT 2018

Mineralità da vendere al naso, con una nota sulfurea che mi piace molto e svela la dolcezza della frutta, oltre alla nota balsamica. Il sorso è bello succoso, di corpo, minerale. La chiusura snella è fresca viva e sapida, elegante come i profumi e sufficientemente persistente.

Montepulciano d’Abruzzo DOC 2011

Il nostro vignaiolo ha coraggio da vendere: affina questo vino per l’80% in barriques di primo passaggio per 36 mesi. E’ noto che bisogna scegliere bene i legni e saperli usare, per non correre il rischio di bere poi succo di vaniglia! E invece ha fatto proprio bene, è stato bravo!

Ancora mineralità, la cifra dell’azienda, pelle, frutta rossa, nota iodata, cacao, pepe nero: tutti eleganti ed in grande equilibrio.

Il sorso è materico, ricco di estratto, ma al contempo beverino, con un tannino ancora grintoso, nonostante sia un 2011 ed i 36 mesi di barrique. Non gli manca neppure la spalla acida e quindi ho buoni motivi di credere che avrà ancora da dirci qualcosa fra qualche anno! Chapeau!

Scjore

E’ un prodotto particolare, tipico della zona. Si tratta di un vino al quale viene aggiunto il mosto cotto e poi si chiude per 10 anni in botti di castagno.

Le sensazioni sono quelle di un passito ben fatto. Il fico secco, il dattero, la noce, l’albicocca disidratata, la nota balsamica, il the, lo zucchero filato, una punta di chiodi di garofano…che profumi complessi ed eleganti! In bocca è grasso, come sensazione tattile, di corpo e piacevolmente dolce : una nota amaricante in chiusura e la freschezza viva lo rendono pimpante.

Fattoria La Valentina: Spelt Montepulciano d’Abruzzo DOC 2016

Un altro assaggio di Montepulciano d’Abruzzo in purezza, ma proveniente dalle colline pescaresi. Affina prima in botti di rovere ed in parte in barriques e dopo 16 mesi viene assemblato in botti di rovere dove rimane un altro anno. Ciliegia sotto spirito ed eucalipto sono i più spavaldi, ma poi trovano spazio anche la mora e la grafite, con eleganza. In bocca è beverino, con un tannino ancora importante ed una freschezza che gli daranno lunga vita!

La Veneranda

Non si può dire che questa cantina non abbia esperienza, visto che producono dal 1568!

Il nome è un omaggio ad un’ava, Maria Aloisa Moncelli, donna di grande cultura, a cui diedero appunto questo appellativo. Oltre ad avere una lunga storia, segno di grande saggezza e rispetto della terra, questa cantina mi piace molto anche perché è a conduzione femminile.

Nonostante imbottiglino solo dal 2005, le vigne coltivate hanno 40 anni di età, il che giova in termini di qualità. Sono situate a Montefalco e fra Foligno e Spoleto, per un’estensione totale di 14 ettari.

Sagrantino di Montefalco DOC 2015

Questo vino è 100% Sagrantino, un vitigno che viene coltivato a Montefalco sin dal ‘300, conosciuto soprattutto per la sua grande tannicità.

La nota balsamica apre le danze e ci presenta i piccoli frutti rossi, il sottobosco, il pepe nero, una nota iodata ed ecco la violetta delicata. La beva è elegante, tannica, come vuole il vitigno, con una bella trama fitta, non ruvido, ma composto. Il calore è stemperato dalla freschezza e dalla sapidità e la chiusura, confermando il naso con una nota di liquirizia in più, ha buona persistenza.

Polje

Ci troviamo nel Collio, una delle zone vitivinicole più vocate del Friuli, che ritengo una Regione eccellente per la qualità dei vini che ci regala.

Il nome della cantina deriva dalle doline carsiche e quindi sappiamo già che avremo la fortuna di cimentarci con vini minerali.

Pinot grigio 2017

Mineralità, balsamicità e frutta: tutti insieme, intensi ed eleganti. La pietra focaia se la deve vedere con la mela, la pera williams, una nota di bosso che farebbe pensare al Sauvignon blanc ed al rosmarino. In bocca ha una rotondità importante, il corpo ci accompagna nella beva, ma snello chiude con freschezza viva, sapidità e mineralità. Gli aromi fanno onore all’olfatto, confermandolo.

Poderi Gianni Gagliardo

L’azienda mi piace non solo perché è piemontese, ma anche perché ha una particolare sensibilità nei confronti dell’ambiente: certificata biologica, applica alcuni principi della biodinamica.

Si tratta di un’azienda familiare, che può contare su quasi 200 anni di tradizione vitivinicola ed è particolare il logo: una maschera slacciata a significare che “In vino veritas”.

Fallegro 2018

E’ la Favorita dell’azienda, un vitigno di cui vi ho parlato in numerose occasioni, perché mi piace molto. Elegante come la Regione da cui nasce, con profumi armonizzati di frutta dolce, pietra focaia, agrumi, nota balsamica, con una beva snella ma non scolorita, anzi ricca di succo, mineralità e freschezza viva. Chiusura sufficiente come persistenza.