IL TERROIR

Luigi Einaudi non fu solo Governatore della Banca d’Italia, ministro e Presidente della Repubblica, ma anche appassionato vignaiolo: si dice che non si sia mai perso una vendemmia. Dopo 4 generazioni, la passione per la viticoltura continua con pronipote Matteo, che si occupa dell’azienda creata partendo da Dogliani e quindi dal Dolcetto, per poi estendersi alla coltivazione del Nebbiolo per la produzione del Barolo ed anche del Nebbiolo base, nella terra, però, del Barbaresco. Questo vitigno infatti è coltivato a Neive, che, con Treiso e Barbaresco, è uno dei tre comuni nei quali è possibile produrre questa docg.

La selezione delle uve è molto accurata, visto che la resa è di soli 70 q.li/ha. Dopo la vinificazione in acciaio, l’affinamento prosegue per qualche mese in botte. Assaggiamolo…

LA DEGUSTAZIONE

Il profumo è profondo e caldo già alla prima olfazione. Accogliente la frutta rossa, il cioccolato e poi una pungente nota balsamica…ecco dov’era finita la rosa: veste l’eucalipto perché non faccia pizzicare troppo il naso e si posano su un letto di sottobosco. In bocca ha un attacco da vino quotidiano: beverino senza alcuna pretesa di gran corpo ed è giusto che sia così. È fresco vivo ed ha un tannino ben presente, che asciuga, attacca la lingua al palato, ma non è scomposto. La rosa, che giocava a nascondino al naso, è netta e protagonista nella retrolfattiva fine ed intensa, dove emerge anche la radice della liquirizia.