LA STORIA

Arrivo a Villa Bossi in un caldo pomeriggio di luglio, ma, appena scendo dalla macchina, un bel vento teso mi ristora. 

Gerardo Gondi mi accoglie con un largo sorriso e tanta voglia di rendermi parte di quanto la sua famiglia ha fatto nel corso dei secoli. Il ghiaino scricchiola sotto i nostri piedi, mentre si dispiegano davanti a noi le colline ripide della Rufina, attraversate da Arno e Sieve, che danno umidità. Sono queste le condizioni in cui si genera questa benefica ventilazione, che accarezza le viti, le cui radici affondano sul Terreno ricco di scheletro.

Mi volto verso la Villa Bossi, che si erge sobria ed imponente, come se fosse consapevole di essere stata protagonista di una storia di famiglia molto lunga e di primaria importanza nello scenario mondiale. Infatti, Antonio Gondi, banchiere della dote di Caterina de Medici a Parigi, finanziò il viaggio di Giovanni da Verrazano, il celeberrimo navigatore, che, come Colombo, non arrivò in India, ma scoprì il Nord America.

Questa azienda fu acquistata dalla famiglia Gondi a fine 1500, con grande lungimiranza, visto che già gli Etruschi prediligevano questa zona per la viticoltura e, a riprova di questa vocazione, la troviamo anche nel famoso bando di Cosimo III del 1716, di cui ho parlato anche in altre occasioni.

Negli anni 40 dell’800, Marie de la Brugiere, la quadrisnonna degli attuali proprietari, che veniva da Chateneuf du Pape, ampliò la villa e la cantina. Fu una delle prime donne imprenditrici della viticoltura. Insieme a enologi borgognoni comprese l’importanza della zonizzazione e specializzazione del lavoro in vigna. Sperimentò la fermentazione in cemento e fece vino rosso da solo uve rosse. 

Il figlio Carlo, che bene aveva appreso le tecniche vitivinicole dalla madre, all’Expo di Parigi vinse molti premi.

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LA VIGNA E LA CANTINA

I Vigneti, con esposizione sud a 280-300 metri, si distendono su 19 ettari.

I vini rossi fermentano in cemento e poi botte grande, tranne Fiammae. Alcuni passano in barriques di secondo e terzo passaggio.

Uno dei vanti aziendali è il Colorino, che è un clone della Marchesi Gondi da 100 anni e che ha la bacca piccolissima e bianchissima. 

Il Trebbiano è utilizzato solo per produrre il vin santo.

Appena entrati in cantina, sono certa della passione di Gerardo Gondi, anche se non mi occorrevano ulteriori prove, perché mi parla di Fiammae. Prima che un vino è un’idea di vino, maturata con tanti assaggi, riflessioni, modo di essere, che non è lo stesso se le persone sono diverse. Proprio come quelle che girano intorno a Fiammae, vale a dire Gerardo e suo fratello, che hanno idee di vino completamente diverse. Si tratta di un Sangiovese in purezza di cui il 50% fermenta subito, mentre l’altra metà attende di essere appassito. 

La fermentazione si svolge in barriques nuove – in una barrique a tostatura media,la metà da uve fresche e in una dalle note più austere e potenti quello appassito – , che vengono ruotate ogni 2 ore ed è utilizzato il ghiaccio secco per abbassare la temperatura. I vini vengono tenuti sempre separati per 18 mesi e poi, assemblati, riposano 6 mesi in bottiglia. 

Il nome è stato dato perché il vino mostra la passione dei due fratelli, ma la fiamma è anche nel simbolo della famiglia (un diamante con la fiamma) e nel 2015 è nata la figlia di Gerardo, Fiammetta

Non vi posso raccontare Fiammae, perché non l’ho assaggiato, ma ecco la degustazione degli altri prodotti di Villa Bossi, che sono longevi ed eleganti.

LA DEGUSTAZIONE 

Villa Bossi Chianti Rufina Riserva DOCG 2013

È un cru reimpiantato nel ‘92. La nota balsamica ampia di eucalipto ed anice incontra la frutta rossa, il caffè, il sottobosco ed ecco il fiore freschissimo. Grande bevibilita’, tannino aggraziato. 

Ser Amerigo Rosso Colli Toscana Centrale IGT 2011

E’ un blend di Sangiovese 40% – Merlot 40% – Colorino 20%. Affina 12 mesi in botti di rovere di Slavonia da 25 hl, altrettanto in barriques e 24 mesi in bottiglia.

Come vi raccontavo nella storia della tenuta, la famiglia Gondi finanziò Giovanni da Verrazzano, perché avevano una filiale della banca a Calcutta e questo vino è dedicato al grande esploratore.

È un Rufina, si sente tantissimo il territorio nel naso molto balsamico, ematico ma il Merlot dov’è? Eccolo in bocca bella sensazione tattile, in questa morbidezza che avvolge la bocca. Finale di grande freschezza e con una liquirizia che esce netta e ci accompagna ancora un po’ con gli altri aromi.

Mazzaferrata Rosso Colli Toscana Centrale IGT 2013

È un cru di una vigna che si chiama Pietraviva perché il galestro è prevalente. Il nome del vino, invece, deriva dalla sensazione che diede il Cabernet Sauvignon (in purezza) appena assaggiato. L’affinamento è analogo a quello di “Ser Amerigo”.

Ha una personalità incredibile con un’identità che prevale sul vitigno internazionale e lo trascina al territorio. 

Ecco subito la nota balsamica, e poi una sensazione olfattiva tridimensionale fatta di profondità: frutta nera, grafite, liquirizia, nota iodata, fiori. In bocca ha un corpo quasi materico, bilanciato dalla grande freschezza con un tannino composto. Finale pulito, elegante e complesso che conferma il naso.

Cardinal de Retz Vin santo del Chianti Rufina Riserva DOC

Trebbiano in purezza, rimane nelle stanze dell’appassitoio fino al 13 dicembre con esposizione a nord e poi fermenta ed affina per 10 anni nei caratelli ed un anno in bottiglia. I profumi sono eleganti e compressi in primis di noce e poi di albicocca disidratata, fico, miele d’acacia e la nota balsamica, imprinting della Rufina. In bocca la pastosità e gli zuccheri sono armonizzati dalla grande freschezza e dalla sapidità, per un finale che ci lascia con buona persistenza il ricordo dell’olfattiva. 

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