IL TERROIR: VITIGNO, VIGNAIOLO, CONDIZIONI PEDOCLIMATICHE

Della Freisa ho parlato in altri posts, perché mi piace molto. Ha innata l’eleganza dei vini piemontesi, una bevibilità signorile e non opulenta, pur non mancando di carattere. La sfortuna della Freisa è quella di doversela vedere con dei veri big, che ne offuscano la fama.

Eppure nel passato la menzionò Poncolini nel 1517 e la catalogarono fra i vini più pregiati, tanto da valere il doppio del vino comune. Quasi 300 anni più tardi, il Conte Nuvolone, Direttore dell’Orto Sperimentale della Reale Società di Agricoltura di Torino la annoverò fra “le uve nere di prima qualità. Insomma, non sono l’unica estimatrice della Freisa :-)!

Un grande pregio di quest’uva, che può tramutarsi anche in uno svantaggio, è il fatto di essere molto territoriale. Perciò, se si beve un vino prodotto da una Freisa coltivato in zone non ottimali, ci si imbatte in un bicchiere addirittura banale.

Invece, anche in questo caso mii è andata bene! Le vigne di Erede di Chiappone Armando si trovano in cima alla Collina di San Michele, nel cuore della Nizza DOCG. Al vino di questa denominazione, la RU, ho dedicato un post.

Devo dire che anche la Freisa mi è piaciuta molto.

LA DEGUSTAZIONE

FREISA D’ASTI DOC 2012

Come la RU, anche la Freisa l’ho degustata all’ultima Mostra Mercato FIVI. Come vi dicevo, questa cultivar è sensibile al luogo di produzione ed in genere se ne ritraggono vini di pronta beva, ma non in questo caso! Ho assaggiato una bottiglia del 2012…ben 7 anni. I profumi sono eleganti e delicati di rosa, di sottobosco, ma su tutto ecco la mineralità. Lascia spazio per un attimo a un accenno di goudron, che se ne va subito. Ci sembrava una leggiadra ballerina classica al naso, ma in bocca scalpita, ruggisce, con un tannino ed una freschezza da giovane indomita! Ci regalerà emozioni ancora per un po’.