IL NERELLO MASCALESE

Nei miei posts precedenti ho già degustato vini da questo vitigno siciliano, che apprezzo molto. Alcuni lo chiamano il Pinot Nero della Sicilia, per far comprendere quanto gli assomigli sia nel colore scarico, che nell’eleganza e nella longevità, ma non amo fare questo paragone. Mi pare di svilirlo. Non è una brutta copia del Pinot Nero: è il Nerello Mascalese. Sì ha pochi antociani e non si può dire che non sia elegante e atto a darci soddisfazioni nel corso degli anni, ma ha una personalità sua propria. Direi inscindibile rispetto al territorio nel quale alberga da millenni. E’ un tutt’uno con la piana di Mascali, dove lo portarono i Greci, e col territorio etneo, dal quale assorbe la mineralità del terreno e della cui escursione termica gode immensamente.

IL NERELLO MASCALESE E L’ETNA

Come dicevamo la sua patria è la piana di Mascali, ai piedi dell’Etna. Qui viene coltivato nel versante nord, fra 40 e 1000 metri su suolo basaltico, con alcuni tratti sabbiosi. Il motivo per cui il Nerello Mascalese viene coltivato in particolare a nord è per il fatto che la terra è nera e la notte cede il calore e risente anche di grande escursione termica, non essendo a solatio. Per le condizioni pedo-climatiche questa zona non fu colpita dalla fillossera e quindi a fine ‘800 ci fu un incremento della produzione di vino. Infatti troviamo vigneti molto antichi, anche di 150 anni.

La tipologia di allevamento è quella ad alberello col palo di castagno, ideale per promuovere la verticalità anche verso il basso dell’apparato radicale. Questo consente di andare in profondità e prendere i ricchi nutrimenti minerali, che vengono dalle sciare, le colate laviche di diversa età e composizione. La colata più antica (V sec A.C.) si trova nella zona della Contrada del Feudo . 

Sono talmente differenti le condizioni del terreno, che all’interno del disciplinare dell’Etna DOC, dal 2011, è sancita una zonizzazione capillare, suddivisa in MGA che coincidono con le Contrade .

Degustiamo ora alcuni interessanti Nerello Mascalese del 2015, annata che anche sull’Etna è stata buona dal punto di vista climatico.

PASSOPISCIARO

Andrea Franchetti, il patron di questa cantina, crede talmente nel Nerello Mascalese da essersi impegnato in un’importante opera di recupero di un antico baglio e di vecchi vigneti. La sua passione lo ha spinto anche ad organizzare “Contrade dell’Etna”, una manifestazione dedicata proprio ai cru di questo territorio. Avrebbe potuto fermarsi a godere dei successi dei suoi vini in Val d’Orcia ed invece è stato stregato prima dal vulcano e poi dal vitigno, oltre che dall’entusiasmo di tanti giovani produttori molto competenti.

La cantina deve il suo nome a Passopisciaro, frazione di Castiglione di Sicilia e si estende su 26 ha vitati con vigneti che hanno un’età fra i 70 ed i 100 anni.

In vigna i trattamenti sono molto naturali: argille, propoli, vitamina C.

PASSO ROSSO – Etna Rosso DOC

Nerello Mascalese in purezza, affina per 18 mesi in botti di rovere e poi viene imbottigliato senza essere filtrato.

Sulla nota iodata sono adagiati il dolce melograno, l’acidità del ribes, petali di rosa e violetta ed un tocco di affumicatura. In bocca il sorso è rotondo, asciugato dal tannino, rinfrescato dall’acidità. Gli aromi tornano eleganti con discreta persistenza.

PIETRADOLCE

11 ettari si inerpicano fra i 600 ed i 900 metri. Due appezzamenti sono in Contrada Rampante ed uno in Contrada Zottorinoto.

CONTRADA RAMPANTEEtna Rosso DOC

Fermenta in cemento e poi passa 14 mesi in tonneaux. Terreni sabbiosi e quindi eleganza che si percepisce subito al naso. Ed anche minerali, che si sentono nel tocco iodato che introduce al netto ed elegante profumo di rosa, alla frutta rossa dolce ed alla pietra bagnata, presso le erbe mediterranee. In bocca è rotondo, beverino, con un tannino composto prima che una freschezza quasi viva ed una sapidità netta lo rendano verticale. Gli aromi non ci lasciano velocemente. Elegante e armonico. 

BARBAGALLI Etna Rosso DOC

Fermenta in cemento e poi passa 20 mesi in tonneaux. Sentire subito profumi freschi, pimpanti, netti ma non sfacciati…eccola l’eleganza. In questo caso ha la veste del rabarbaro e della canfora, che lasciano gentilmente spazio all’anguria, al melograno, al cioccolato, alla rosa ed alla grafite…e ad aspettarli quanti altri fini profumi…il pepe nero, il tabacco dolce, la mora, la china…su degustiamolo! Beverino, dal sorso pulito, scorrevole e verticale, con un tannino setoso, che chiude fresco, sapido e lungo con aromi parimenti eleganti dei profumi sentiti del naso. Chapeau!

GRACI

Il sito aziendale si apre col fiero profilo di un cane cirneco seduto con le orecchie ritte: un omaggio ad un altro autoctono etneo. Anche questa cantina si trova nella vocata frazione di Passopisciaro ed ha le vigne sparse fra diverse contrade fra i 600 ed i 1.000 m/slm.

FEUDO DI MEZZO – Etna Rosso DOC

Il vino che ho degustato proviene da un vigneto di 80 anni di 1 ettaro e mezzo, situato nell’omonima Contrada. In questo bicchiere si impone la frutta: la ciliegia, la mora e poi il cioccolato, lo iodio, il tabacco dolce, la tostatura e fra loro spunta la rosa. I profumi sono intensi, corposi…rispecchia il terreno, precoce rispetto alle altre contrade, anche il sorso che è pieno, con un tannino non addomesticato dai 24 mesi di legno ed il finale fresco. 

GIROLAMO RUSSO

Il nome è un omaggio del vignaiolo a suo padre, al quale ha dedicato questi 15 ettari vitati condotti in maniera biologica.

FEUDOEtna Rosso DOC

La grafite ci presenta la frutta matura, la ciliegia sotto spirito e da bravo padrone di casa rimane e ci introduce anche il pepe nero, la vaniglia, la fava di cacao…è spostato sui terziari, forse anche per l’affinamento in legno. In bocca è rotondo, strutturato di grande estratto eppure snello grazie alla verticalità della freschezza, della mineralita’ e della sapidità. Il tannino è elegante ed il finale lungo. 

SAN LORENZOEtna Rosso DOC

In Contrada Sanlorenzo abbiamo più terra e meno scheletro. Qui sono coltivati 12 ettari fra i 700 e gli 800 m/slm ed affiora la roccia madre, frutto di una colata del V sec. A.C.

Sorpresa piacevole il profumo di caramella di menta, fresco e delicato, che non copre il fiore e la frutta rossa croccante, lambita dal salmastro e chiude il rabarbaro, che si risente netto meglio sotto forma di aroma. I profumi sono freschi ed eleganti ed in bocca è beverino come piace a me, fresco, sapido con una retrolfattiva elegante e persistente.