Questo è stato il primo anno che ho partecipato a Wine & Siena: una festa del vino che si dipana per tutta la città, rendendola per un week end la capitale delle degustazioni, grazie alla competenza degli organizzatori del Merano Wine Festival.

Fra le varie eccellenze, mi sono dedicata ad un vitigno che gode di meno fama di quanta meriterebbe: il Verdicchio.

IL TERROIR

Il Verdicchio è il biglietto da visita delle Marche! E’ una regione particolarmente vocata per la viticoltura, grazie a terreni generalmente calcareo-argillosi, alla positiva influenza del mare, a rilievi che vanno dai 200 agli 800 metri e, altro elemento del terroir, alla mano dell’uomo.

Purtroppo per molti anni si è puntato soprattutto sulla quantità ed il Verdicchio è diventato sinonimo di vino da tavola “da battaglia”. Da un paio di decenni, grazie alla maestria ed all’impegno di molti coltivatori, questo vitigno sta riconquistando la posizione di prim’ordine che si merita, vista la sua storia millenaria (pare fosse prediletto anche da Alarico, re dei Visigoti).

Di Verdicchi nelle Marche ce ne sono due: quello di Jesi e quello di Matelica, che differiscono per le condizioni climatiche. Le zone di produzione dello Jesi sono colline affacciate sul mare, mentre la valle in cui cresce il Matelica, ne sono chiusi ed i rilievi sono più alti. Ne consegue che le temperature, in quest’ultima zona, sono più da clima continentale e quindi la maggiore escursione termica conferisce grande acidità alle uve, struttura e maggiore longevità.

I vini di Jesi, invece, beneficiano sia della mitigazione del clima che delle brezze marine, e quindi hanno maggiore mineralità ed una maturazione anticipata.

LA CASALETA

Mamma e figlia, due donne cordialissime ed appassionate del loro vino, mi raccontano della quotidianità del lavoro in vigna ed in cantina con tanta disponibilità, trascinate dall’amore per il frutto del loro lavoro. Facevano vino quasi per diletto e nel 2010, nel momento di decidere se espiantare le vecchie vigne (oggi hanno 80 anni!) o svoltare verso la qualità, per nostra fortuna hanno scelto questa seconda strada: hanno chiamato un tecnico, di cui seguono religiosamente le istruzioni, ed hanno stravolto il loro modo di lavorare.

Non è facile farlo! Ci vogliono tanta umiltà e tanta dedizione, ma poi i risultati premiano il duro lavoro. Eh sì proprio così, perché già la raccolta è fatta in quattro passaggi: il primo prematuro per le uve dello spumante (metodo classico) e poi gli altri man mano che i grappoli sono maturi, in modo da avere le uve perfette e consentire alla vigna di concentrarsi solo sugli acini che hanno ancora bisogno di nutrimento.

Il possedimento si trova a Serra de’ Conti, è vitato per 11 ettari a Verdicchio, a 30 km dal mare e ad un’altitudine di 350 m/slm. A seconda dell’esposizione e del terreno è stato possibile selezionare dei cru.

Ecco il primo provato: il Castijo 2014, che si pronuncia con l’accento sulla “o”. Si tratta del Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico, che subito mi sorprende con una mineralità talmente spiccata che ha una nota di idrocarburo. Pian piano escono anche gli altri profumi varietali dalla pesca, alla mela al bergamotto. In bocca ha una bella dinamica con un entrata rotonda e sapida ed una chiusura fresca vivissima ed amaricante…insomma non un vino sedentario, anzi pimpante! Ed è davvero un ottimo risultato, visto che il 2014 anche nelle Marche non è stato felice dal punto di vista climatico, quindi offrire un corredo olfattivo così intenso e complesso non era affatto facile.

Ho poi degustato La Posta 2013, il Classico Superiore, dove si sposano con armonia, un inequivocabile goudron (mineralità superlativa!), la pesca, l’ananas, il bergamotto, i fiori di sambuco ed un corredo di erbe aromatiche mediterranee ad ampio ventaglio.

In bocca ha una dinamica elegante e di carattere, con tratti netti e decisi di rotondità, freschezza viva, sapidità e mineralità che si fondono e dialogano piacevolmente fra di loro.

IL VERDICCHIO DI VIGNAMATO

Non si tratta certo di neofiti del vino, visto che lo producono dagli anni ’50, tramandandolo di generazione in generazione.

Le vigne hanno oltre 40 anni e si trovano nel territorio “classico”, ovvero il più antico della denominazione, costituito dai Comuni bagnati dal fiume Esino, a San Paolo di Jesi, a 250 m/slm, con una resa di circa 80 q.li/ha (ben più modesta rispetto al disciplinare, che ne consente addirittura 140!).

Ho conosciuto il signor Maurizio, attualmente a capo dell’azienda, nella quale sta introducendo i figli, e capisco subito dalle sue parole che è uno in prima linea: “Il 2017 ci ha fatto faticare”, con l’espressione di chi è appena uscito dai campi per cercare di portare a casa anche questa vendemmia, senza forzare la natura, ma rispettandola ed assecondandola.

Ci tiene molto alle sue creature, che mesce con orgoglio e senza presunzione.

Il Verdicchio Castelli di Jesi Classico 2017 DOC ha intensi profumi di mela, del salmastro del mare, di ananas e pepe bianco. In bocca è subito minerale e rotondo ed il calore è ben bilanciato dalla sapidità e dalla viva freschezza. La classica chiusura amaricante è piacevole. Per essere stata un’annata molto calda, con parecchio stress idrico e quindi infelice, il vino non ha tenore alcolico eccessivo e nemmeno una sensazione di pseudo-calore in bocca fastidiosa, così come i profumi sono rimasti “freschi”, grazie ad un attento lavoro in vigna ed in cantina,

La DOCG, ossia il Verdicchio Castelli di Jesi Riserva 2013 di Vignamato si chiama “Ambrosia”, come il nettare degli Dei.

Si tratta già di un’annata più favorevole rispetto alla 2017 e questo vino, come da disciplinare, ha avuto 24 mesi di affinamento, di cui 6 in bottiglia. Il 60% in serbatoi di acciaio ed il restante 40% in barriques, per arrotondarlo.

E’ un tripudio di balsamicità e mineralità! Rispondono presente molte erbe aromatiche mediterranee: il timo, la salvia, il rosmarino e poi i fiori di sambuco, la pesca gialla, l’ananas, la mandorla ed il salmastro della carezza del mare. Intensi e fini tutti. Poi in bocca una rotondità avvolgente, calore e freschezza viva, la sapidità non si può dire che gli manchi!

Ho avuto l’occasione, per la prima volta in vita mia, di provare l’Incrocio Bruni 54, denominato così perché nel 1936 fu creato proprio dal famoso ampelografo marchigiano Bruni, incrociando Sauvignon Blanc e Verdicchio, per dare a quest’ultimo, così più proteso verso le note fruttate, anche un tocco vegetale. La Vignamato produce il “Versus”, 100% Incrocio Bruni 54, in cui si sente delicato il Sauvignon, che apporta un contributo vegetale ed erbaceo, non sfacciato (non si sente il bosso), che sposa bene e viene smorzato dal carattere minerale e fruttato del Verdicchio ed anche in bocca la fusione dei due vitigni è molto gradevole.