Ho già parlato di Wine & Siena 2020 in un precedente post, dedicato alla bella degustazione guidata di Pinot Nero. Leggilo

Ora voglio raccontarvi i vini piemontesi che ho degustato.

BELCOLLE

Pelaverga DOC 2018

Andiamo subito a Verduno, sinonimo di eleganza nei Barolo che vengono da questa terra e di Pelaverga, che possiamo apprezzare grazie a tanta passione. Infatti, è stato solo per l’amore per questo vitigno che alcuni vignaioli non l’hanno espiantato o lo hanno reimpiantato a discapito del più remunerativo Nebbiolo, sottraendolo all’oblio.

La famiglia Bosio è fra questi e nel 2018 ha prodotto 22 mila bottiglie di Pelaverga DOC. Le vigne giacciono su terreno calcareo con presenza di sabbia. Il vino affina brevemente in acciaio. I profumi sono eleganti di fragolina di bosco, ciliegia, chiodi di garofano, rosa, talco. La dinamica di bocca è pimpante, fresca e sapida con il finale che richiama il naso. La facilità di beva lo rende molto versatile e adatto a tutto il pasto quotidiano.

Barbaresco DOCG Vigna del Pajoré 2017

Pajoré è un cru del Comune di Treiso, dove il terreno è composto da marne di Sant’Agata (tortoniano) e quindi grigio bluastre, ricche di calcare. Il naso è ancora austero, fa appena percepire la frutta rossa, la rosa e un po’ di pepe, il sorso è elegante e la retrolfattiva ci dà un assaggio delle evoluzioni che avremo anche nei profumi. Freschezza e tannino, che deve ancora comporsi, confermano la lunga vita di questo Barbaresco.

Barolo DOCG Monvigliero 2015

Anche Monvigliero ha terreno tortoniano e lambisce il Tanaro, e quindi anche la sabbia accarezza le radici di queste vigne. I profumi sono dominati dalla frutta rossa, che introduce il sottobosco col pepe ed i delicati rosa e talco. La beva è elegante, sembra analoga al Barbaresco ma con un importante differenza: Il tannino è muscolare. 

Il file rouge che lega questi vini è il vignaiolo: una mano delicata che accarezza l’uva per trasformarla in vino. 

BROCCARDO

Questa cantina ha una storia simile a quella che accomuna tanti vignaioli italiani ed è il segreto per avere prodotti che conquistano i palati. Una famiglia radicata in un territorio, che produce vino per tradizione e con rispetto per la terra e, ad un certo punto, conscia del potenziale, comincia ad imbottigliare.

Barolo DOCG Ravera Riserva 2013

Ravera è una MGA, vale a dire un cru, di Novello, uno degli 11 Comuni nei quali si può produrre Barolo DOCG. Anche in questo caso il terreno è tortoniano e quindi l’eleganza prende il sopravvento sulla struttura e la prova del nove è la degustazione. I profumi sono eleganti e si affacciano al bicchiere con una bella dinamica, con la balsamicità smorzata dalla dolcezza della frutta, fra cui si intravedono il sottobosco e la fava di cacao. Bocca elegantissima da vero Barolo e poi il tannino scalpitante e la freschezza decisa con la sapidità che lo porteranno avanti anni ed anni. Chapeau! 

IL FALCHETTO

A Santo Stefano Belbo, la fa da padrone il Moscato e già nel 1940 Pietro Forno lo imbottigliava. Ma non è il solo vitigno coltivato da questa famiglia, attiva nel settore vitivinicolo da quattro generazioni.

Barbera d’Asti Superiore DOCG 2016 Bricco Paradiso 

Ed eccomi a cimentarmi con un altro vitigno che amo molto per la sua versatilità: la Barbera. Se provaste contemporaneamente a bere Barbera di territori diversi, da Alba alle sottozone astigiane a Nizza, ormai docg autonoma, rimarreste sorpresi delle differenti espressioni di un unico vitigno!

Questa Barbera viene coltivata sulla cima della collina di Aglianico Terme con esposizione sud-sud est. Le vigne di 28 anni giacciono su un terreno con tre strisce diverse sabbia, calcare, argilla. Per esaltare queste differenze, la fermentazione viene fatta in tre tini differenti e poi si procede con l’assemblaggio. L’affinamento prosegue poi in barriques per 16 mesi. Il naso è un armonico dialogo fra nota balsamica e frutta rossa fresca, ciliegia e lampone. Il sorso pieno e carezzevole ha freschezza e sapidità che danno verticalità ad un vino dalla retrolfattiva elegante, che conferma il naso con l’aggiunta del caffé.

Nizza DOCG 2015 

Leggi la verticale di Nizza DOCG al mercato FIVI

Questo vino è il dono di un vigneto di ben 75 anni. Le rese farebbero impallidire un Passito di Pantelleria (28 q.li/ha), con la saggezza che si sente nell’eleganza. A complicare la già difficile coltivazione ci sono le pendenze: arrivano al 35%! Insomma una viticoltura eroica, sinonimo di grande passione. Il naso è austero, minerale di affumicatura e balsamico di eucalipto su cui spuntano la fragola e la susina e poi il cioccolato. La beva ha corpo e tanto estratto, con un finale elegante e complesso in cui ritornano i profumi e netto il cioccolato con la liquirizia. Il tannino non manca, così pure freschezza e sapidità, che bilanciano bene il corpo ed il calore. Ci regalerà emozioni per molti anni, ne sono certa!