IL NEBBIOLO DEL ROSA

Ho avuto una triplice fortuna poche settimane fa: non eravamo ancora in piena emergenza Coronavirus e quindi mi sono potuta muovere. Per di più sono stata a Torino, città che amo. Il motivo? invitata dall’Ais Piemonte a degustare il mio vitigno preferito: il Nebbiolo, nelle sue espressioni a Ghemme e Gattinara. Perciò chiamiamolo Spanna, come usano da queste parti.

Torino è oggettivamente bellissima: risuonano i fasti eleganti del Regno, grazie al basso profilo e alla buona educazione dei piemontesi. Poi per me è meravigliosa, visto che vi ho trascorso i miei anni più belli dell’infanzia: lunghi periodi a casa dei nonni e tutto era magico. Andarci poi per una carrellata di Ghemme e Gattinara DOCG… Come ho scritto in diversi altri posts, amo molto il Nebbiolo per la sua eleganza, la sua longevità e la sua territorialità. Gran parte del suo fascino è proprio questa: dialoga col territorio che lo ospita e ne esalta le caratteristiche.

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Nonostante Ghemme e Gattinara siano vicinissime (9 km), il terreno è molto differente elo è anche all’interno di Ghemme, a seconda dell’altitudine, e quindi ci si imbatte in espressioni diverse dello stesso vitigno: è la magia del terroir!

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Mentre a Gattinara c’è molto porfido, che conferisce grande mineralità ai vini, a Ghemme e limitrofi nella parte più bassa il terreno è di origine alluvionale o glaciale e quindi ciottoloso, ancora mineralità, e sabbioso, vale a dire eleganza, mentre sulla collina più alta ci sono diversi metri di argilla, ottima per la struttura.

Brevemente, la Ghemme DOCG prevede che venga utilizzato per almeno l’85% il Nebbiolo (Spanna) e a saldo Vespolina e Uva Rara. L’affinamento richiesto è importante: 34 mesi (46 per la Riserva) di cui almeno 18 in legno (24 per la Riserva). La zona di produzione è limitata ai Comuni di Ghemme e parzialmente di Romagnano Sesia.

Degustiamo quindi il frutto di questi fattori che si uniscono nelle bottiglie che seguono

LA DEGUSTAZIONE

IOPPA

Questa azienda familiare affonda le sue radici nella seconda metà dell’ottocento: è dal 1852 che si occupano di viticoltura. La proprietà si estende su 28 ettari vitati a Romagnano Sesia a circa 300 m/slm. 

Le vigne sono situate lungo la fascia collinare, dove più in basso ci sono sabbia e sassi alluvionali, alcuni a base di granito e scisti. In cima alla collina invece ci sono 6-7 metri di argilla 

I carotaggi del terreno hanno evidenziato la presenza di più di 14 tipi di argilla, fra cui il principale è il caolino. 

Tutti i vini affinano per 4 anni in botte grande.  A ribadire l’importanza del terroir, è interessante notare la differenza fra i vini prodotti da vigneti a seconda della giacitura, sapientemente valorizzate in vini differenti dall’azienda

Ghemme DOCG 2015: E’ un blend di Nebbiolo all’85% e Vespolina al 15%. Il naso è pimpante di mineralita, balsamicita, frutta rossa fresca piccola di bosco ed anche amarena. Il sorso elegante è verticale di sapidità e freschezza, con un tannino ben presente, ma non sgraziato.

Balsina Ghemme DOCG 2015: Non cambia nulla rispetto al precedente, come uvaggio ed affinamento, ma cambia il terreno. Si tratta infatti di un Cru, considerato il migliore di Romagnano Sesia, per via del terreno, ricco di sabbia e sali minerali. Si sente tutta l’eleganza della sabbia nei profumi più delicati, eterei, che ci carezzano l’olfatto in punta di piedi. Nelle sensazioni tattili riscontro un tannino che grippa maggiormente, mentre il finale conferma il naso con buona persistenza. 

Santa Fé Ghemme DOCG 2015: Nel nostro esercizio di stile non poteva mancare il Ghemme prodotto da uve cresciute sull’argilla. Altra particolarità di questo vigneto è la sua età: le piante sono del 1969! I profumi sono più profondi, spunta una nota ematica, affumicatura e sono più nette la frutta e la mineralità. In bocca è più asciutto del Balsina, maggiormente austero e pare meno deciso il tannino. 

MAZZONI TIZIANO

Anche questa è un’azienda familiare. Si trova a Ghemme, dove coltiva 4,5 ettari a 300 m/slm. 

Ghemme dei Mazzoni DOCG 2016: Si tratta di un Nebbiolo in purezza prodotto da vigne di 20 anni. Affina per 24 mesi botte grande. Al naso la dolcezza della frutta rossa accoglie gentile la polvere del talco, la rosa e la grafite. Il sorso snello, giustamente tannico, fresco e sapido, prelude ad una chiusura elegante e di discreta persistenza. 

Ghemme “Ai Livelli” DOCG 2015: Si tratta di un cru di mezzo ettaro con vigne di fine anni ’60. Macera per ben 49 giorni a cappello sommerso, poi affina 18 mesi in tonneau e 18 in botte grande. Il naso è complesso di frutta matura, nota eterea, balsamicità, pietra focaia per la mineralità, rosa, nota iodata. In bocca ha una bevibilità incredibile ed un tannino che morde, ma è quasi composto. Il finale scivola via con eleganza e buona persistenza.  

PIETRAFORATA

Producono vino a Ghemme da pochi anni, dal 2012, ma hanno imparato in fretta e bene! Si estendono su 2,5 ettari alluvionali e sabbiosi. 

Ghemme DOCG 2015: Affina in barriques non di primo passaggio. Sono eleganti i profumi di rosa, frutta rossa, cioccolato, liquirizia, mineralità. In bocca è estremamente beverino con parti morbide e dure piuttosto armoniche, se non per i tannini, che correttamente si affineranno fra qualche anno ed ora sono preludio di lunga vita. 

PLATINETTI GUIDO

Il nome di questa cantina, attiva dagli inizi del ‘900, è in onore del bisnonno. Coltivano 5 ettari e mezzo esposti a sud ovest, dei quali poco più di 3 sono un cru dal terreno alluvionale e glaciale.

“Vigna Ronco Maso” Ghemme DOCG 2016: Affina per 2 anni in botte. Subito profondo di nota iodata, ingentilita dalla frutta rossa e poi ci sferza la mineralità, ammorbidita dal cioccolato e dal tabacco dolce. Beverino, di gran freschezza e sapidità, ci riporta ai profumi nella retrolfattiva non corta. 

TORRACCIA DEL PIANTAVIGNA 

E’ un’azienda molto conosciuta sia per la produzione di Ghemme che di Gattinara DOCG. Ha una considerevole estensione (38 ettari) ed affonda le sue radici negli anni ’50 quando Pierino Piantavigna cominciò a dedicarsi alla viticoltura. La prima parte del nome deriva da una collina tanto cara al capostipite, al limitare del Castello di Cavenago, con la sua decrepita torre, appunto “torraccia”.

Nel 1997 è il nipote di Piantavigna a creare questa azienda a Ghemme, oggi forse la più rinomata nella produzione dei vini dell’Alto Piemonte

Ghemme DOCG 2013: Al Nebbiolo è aggiunta per un 19% la Vespolina. L’affinamento dura 6 anni in legno grande.  Eleganza da vendere in un attacco di naso che è soprattutto floreale di violetta e di frutta rossa, in cui spunta la sanguinella. Non mancano la mineralità e la nota balsamica. Il tannino è già aggraziato e la beva facile, mai sinonimo di semplice, come un’onda ci riporta, sotto forma di aromi, i profumi con buona persistenza.