IL RISTORANTE

La mia meravigliosa Roma non mi delude mai! Sono capitata alla Buca di Ripetta per puro caso e, come spesso accade, è stata una bella fortuna.

Avevo un appuntamento di lavoro con un produttore di vino a Piazza del Popolo e l’idea era di pranzare in un locale carino in una traversa di Via di Ripetta. Purtroppo al posto di tavoli e sedie, c’erano ormai calcinacci e muratori al lavoro.

Bisognava quindi trovare un’altra soluzione, ma nel frattempo ha cominciato a piovere con insistenza. Non era possibile andare tanto per il sottile e con uno sguardo ci siamo accordati di entrare nel primo ristorante incontrato. Sperando che avesse qualcosa senza glutine.

Come sempre sono partita sulla difensiva per la mia celiachia – “va bene anche un’insalata, basta che non sia contaminata”. Invece alla Buca di Ripetta c’era di più! Il cameriere molto gentile mi ha detto: “abbiamo il menù con indicati i piatti senza glutine. Abbiamo anche il suo pane e la sua pasta”. Wow! E’ quello che pensa subito un’intollerante al glutine: un inaspettato regalo!

Nonostante il ristorante gremito, il personale di sala sin da subito è stato veloce, gentile e, con me, molto scrupoloso. Sempre un occhio ad ogni tavolo con garbo e tanta professionalità.

IL MIO PRANZO

Devo dire che la scelta dei piatti è molto ampia ed anche la carta dei vini è ben fatta. Visto che oltre che celiaca sono diventata vegetariana ed adoro i formaggi, ho cominciato con una selezione di prodotti laziali. Che dire? Anche se non era un piatto cucinato, ero quasi sicura che quello che avrei preso dopo mi sarebbe piaciuto, perché si vedeva già l’attenzione alle materie. Ahimè non sono un’esperta, ma si sentiva che tutti quelli che mi hanno portata venivano da ottimi caseifici. Anche la marmellata di accompagnamento era deliziosa. Il pane bello caldo è arrivato insieme al mio antipasto e non hanno lesinato sulla quantità. Nè del pane né dei formaggi.

In seguito ho preso il minestrone, che pare un piatto semplice da cucinare, ma non lo è affatto. E’ anzi facile imbattersi in brodaglie insipide oppure in mezzi passati di verdure, per colpa dell’eccessiva cottura di queste ultime,

Questo invece era perfetto, sia come resilienza in bocca, che come sapore e come punto di cottura degli ortaggi.

Abbiamo annaffiato il tutto con un buon Fiano di Mastroberardino, che era un buon compromesso per tutte le portate che avevamo scelto.

Non so quanto abbiamo speso, ma i prezzi in carta mi sembrano più che onesti per un ristorante nel centro di Roma.