IL MADEIRA: UN VINO ILLUSTRE

Che c’entra il Madeira con l’inno inglese? Moltissimo! E’ grazie agli Inglesi se possiamo godere di questo incredibile vino. E grazie alla passione ed alla capacità dei viticoltori, oltre a Madre Natura, se a un parallelo così poco felice per la viticoltura, si riesce a produrre il Madeira.

Ma partiamo con ordine, dalla mia piacevole degustazione di Madeira, alla quale ho partecipato all’ultima edizione di Wine & Food Experience. L’Ais ha avuto il coraggio di rischiare: organizzare una masterclass su Champagne o Brunello avrebbe fatto dormire sogni più tranquilli, vista la loro capacità di attrazione, di gran lunga superiore rispetto a quella di un vino fortificato. Ma hanno fatto bene ed hanno vinto la scommessa, grazie ad ottimi prodotti ed alla capacità dei relatori, in particolare di Simone Loguercio, di condurre la degustazione.

Del Madeira mi ha sempre affascinato la sua storia, che pare tutta una serie di coincidenze fortuite. Giusto due righe per inquadrarlo, perché non basterebbero alcune pagine per raccontare fino in fondo questo vino. Affascinò Churchill e, ancor prima, G. Washington brindò all’Indipendenza degli Stati Uniti proprio col Madeira. E se non sono sufficienti questi personaggi a dargli lustro, ricordiamo anche che Napoleone lo apprezzò e Shakespeare ne parlò in più di un’opera (Enrico IV, Riccardo III).

IL MADEIRA E I CASI DELLA VITA

La prima casualità è stata la scoperta dell’isola: non si sapeva dell’esistenza di questo arcipelago lì in mezzo all’Oceano, finché non ci finirono per caso tre capitani di Enrico il Navigatore. Quest’ultimo ordinò che vi fosse piantata la Malvasia, nonostante Madeira si trovi al 32° parallelo, di fronte al Marocco e poco sopra le Canarie e quindi il clima sia subtropicale. Non si sbagliava: terreno vulcanico e buona ventilazione, che contrasta la grande umidità, hanno accolto questo vitigno, ma anche Sercial, Boal e Verdelho. La Tinta Negra Mole, incrocio fra Pinot Nero e Grenache, è il vitigno del Madeira Rosso.

Anche la fama e la modalità di produrre il Madeira deriva da un caso, dall’inconveniente di provenire da un posto in mezzo al nulla, che richiedeva lunghi viaggi per trasportarlo. La fortificazione con succo di canna fermentata era il modo migliore per stabilizzarlo. Pare che grande merito lo abbiano avuto anche i Gesuiti, che, arrivati a Funchal verso la fine del ‘400 applicarono tecniche di vinificazione e distillazione ben note per la produzione del vino da messa.

Altro caso fortuito ci porta all’estufagem. Il Madeira infatti trascorreva in stiva al caldo e all’umido dei Tropici, gran parte del viaggio, arrivava in Gran Bretagna già diverso rispetto a quello che si poteva gustare sull’isola e quello che ritornava indietro, “vinho da roda” ovvero “vino di ritorno”, era più buono. Ed ecco allora che questa tecnica di affinamento cambiò il volto del Madeira. I vini più pregiati elevano nei “Canteiros”, vale a dire nei sottotetti, dove ricevono una dose di calore sufficiente per aumentare la loro complessità, mentre quelli di minore qualità sono riscaldati nelle “estufas”.

LA DEGUSTAZIONE

Dopo averne succintamente parlato, ora vi racconto le mie impressioni sulla degustazione dei Madeira. I vini sono tutti a base di Malvasia e di un’unica azienda: la Blandy, che produce Madeira da oltre 200 anni, da quando John Blandy vi si trasferì dall’Inghilterra. I vigneti da cui provengono le uve si trovano a Nord, dove i venti freddi mitigano il clima e consentono di avere una discreta escursione termica fra il giorno e la notte.

Blandy’s 5 years 

L’affinamento, per 5 anni, avviene in botti di rovere americano col metodo “Canteiro”, sistema utilizzato anche per tutti gli altri vini.
Innanzitutto colpisce il fatto che pur essendo un vino fortificato, non dobbiamo andare a caccia di profumi, scansando l’alcol che in genere anestetizza l’olfatto. 

Emergono subito eleganti l’albicocca, il the, il biscotto, la banana flambé, la mandorla tostata, il tabacco dolce, altre foglie secche, il croccante, la nota iodata, la china. In bocca lo zucchero è ben bilanciato da grande salinità e freschezza. Gli aromi richiamano il naso e spicca la caramella.

Blandy’s 10 years

Sono 10 gli anni che precedono l’imbottigliamento. Ecco il muschio ad aprire le danze e poi la resina sul fico secco, la nocciola, la china…ne troviamo altri di profumi, diventa quasi un esercizio di stile! In bocca è maggiormente pastoso del precedente, ma non perde in pimpantezza, grazie alla sapidità del vulcano che ce lo fa assimilare ad un biscotto salato inglese. Abbinato col cioccolato è perfetto. 

Blady’s 15 anni

Altri 5 anni di affinamento rispetto al precedente, lo rendono un vino completamente diverso…che fascino il Madeira!

Nota iodata in primis, con un po’ di grafite. Anche in questo caso i profumi sono eleganti e per nulla scontati. Escono tostatura, affumicatura, la frutta disidratata e secca, arancia rossa candida, ardesia. Ed ecco che in bocca è grasso ma con tanto iodio. Esce anche l’umami, il quinto gusto scoperto da pochi anni e qui nettissimo. La persistenza e l’eleganza del fin di bocca ci strappano un inchino! 

Colheita 1999

Non vi ho detto una cosa importante: in genere i Madeira sono prodotti da vini di diverse annate. In quelle migliori il produttore può scegliere di produrre il vino da una singola annata ed in questo caso, in etichetta aggiunge l’appellativo “Colheita. Questo vino ha affinato per 16 anni in botti di rovere americano, prima di essere imbottigliato.

Austero, con grande personalità. Chiuso questo signore, ma noi comuni mortali non abbiamo fretta di aspettarlo. Ci accenna solo balsamicità all’inizio, non sa se fidarsi. Ma poi diventa ciarliero ed ecco quindi il the, la frutta candita, la frutta secca e disidratata, il solvente. In bocca ha estrazione ed al contempo buona bevibilità. Uno sprint incredibile nella beva, che, pur essendo pastosa, è snella, con una verticalità sorprendente di freschezza viva e sapidità. Finisce con una lunghezza incredibile di sanguinella, pasta d’acciughe, biscotto allo zenzero… 

Per la sua grande complessità, bevibilità e versatilità, spero che il Madeira acquisisca molto più consenso di quello di cui gode oggi in Italia.