IL TERROIR

Fortuna che quando Pietro, vigile urbano con mezzo ettaro di vigna, decise di venderla, il figlio Paride, cuoco impiegato in un supermercato, prese il coraggio a due mani e decise di cambiare vita, diventando vignaiolo.

Senz’altro una parte della parola terroir gli ha dato una gran mano: Gattinara, ai piedi del Monte Rosa, con quel bell’anfiteatro di colline ad incorniciare l’abitato, è perfetta per la coltivazione della vite. Il terreno di origine vulcanica è ricco di ferro, granito e porfido: una manna dal cielo per il Nebbiolo, vitigno di un’eleganza e capace di una complessità sorprendenti. Si tratta di una delle docg che preferisco, grazie anche a produttori come Paride Iaretti.

Ci vuole anche l’altra parte del terroir per rendere onore ad una docg con un disciplinare rigoroso e che ci offre vini di altissima qualità, vale a dire la mano dell’uomo. E bisogna riconoscere che Paride Iaretti ha avuto grandi abilità nell’ingrandire la proprietà, ora di 4 ettari, di cui 3 che rientrano nella docg e nel costruire la cantina, oltre che a coltivare e vinificare quella fantastica uva.

LA DEGUSTAZIONE

Il colore è un bel granato scarico, tipico del vitignoe già al naso è una poesia che ci racconta di un nobile sabaudo, fine ed elegante, che non è sfacciato nel rivelarsi, ma si fa conoscere pian piano con un bel bouquet omogeneo di rosa, nota balsamica, prugna e mora, tartufo, sottobosco, polvere di cacao e tabacco dolce.

In bocca conferma la signorilità del naso, con una facilità di beva fuori dal comune ed una freschezza da vino bianco.

Il tannino ha trama fine ed asciuga austero ma senza ruvidezza. Il finale è lungo e la retrolfattiva pulita. Il vino riempie la bocca con un aroma di cacao e rosa.

Eccellente!