IL TERROIR

Verduno è uno degli 11 Comuni che rientrano nel disciplinare di produzione del Barolo ed è anche la terra di elezione della Pelaverga, un vitigno autoctono che rischiava di scomparire ed è stato recuperato negli anni ’70, grazie alla passione di alcuni viticoltori, in primis proprio il Castello di Verduno, che lo reimpiantò nel 1972.

Il Castello di Verduno è luogo blasonato, non solo per i suoi trascorsi nobiliari (era di proprietà di Re Carlo Alberto), ma anche per la sua storia vitivinicola: fu proprio il Re che intorno al 1840 chiamò il generale Staglieno, delle cui conoscenze si servì anche Cavour a Grinzane, prima di contattare il celeberrimo enologo Oudart. Di fatto fu grazie a questi due enologi che oggi possiamo assaporare un ottimo Barolo ed in particolare il contributo di Staglieno riguardò la fermentazione controllata.

Ad oggi la proprietà del Castello appartiene alla figlia del Comm. Burlotto, al quale è dedicato un ottimo Barolo, che coltiva anche Barbaresco, Barbera e Dolcetto, oltre alla Pelaverga.

Questo vitigno, che dà origine al Basadone, è piantato in due vigne con esposizione sud est, che beneficiano di marne calcaree. L’affinamento avviene in acciaio per 8 mesi, ai quali ne seguono altri 3 in bottiglia, prima della messa in commercio

LA DEGUSTAZIONE

Mi si presenta nell’Albeisa, da vera piemontese! Il colore è rosso rubino scarico, come se fosse un Nebbiolo, ma il naso non tradisce il vitigno.

Ancora da piemontese è elegante ed il profumo che si affaccia per primo è quello delle spezie, soprattutto chiodi di garofano e, parimenti intensa, con estrema grazia, si fa spazio una rosa freschissima, insieme alla fragolina di bosco, ed a balsamici mentuccia ed anice.

In bocca è molto beverina, con un tannino setoso, freschezza e sapidità presenti. La retrolfattiva è elegante, intensa e la persistenza non è per nulla corta. La chiusura amaricante invita al prossimo bicchiere.