Ho provato per caso lo spumante Abissi, di cui avevo sentito molto parlare x la peculiarità della sua produzione. Sono entrata in un ristorante dove sono di casa e mi hanno subito detto: “dobbiamo farti assaggiare una cosa speciale…”

IL TERROIR

Ero piuttosto scettica e sbagliavo, ma forse non lo sarei stata se avessi saputo che Pierluigi Lugano, il patron dell’azienda agricola Bisson, è sommelier e dal 1978 ridona la giusta dignità a vitigni autoctoni liguri, destinati sennò, a diventare solo vino per autoconsumo dei contadini.

Conoscendo e comprendendo le potenzialità del terroir e quindi anche del terreno e del clima, è riuscito a creare vini di tutto interesse fra cui Abissi appunto, noto come lo spumante che fa il suo remuage grazie al moto ondoso, visto che rimane sui lieviti per almeno 18 mesi (26 nel caso della riserva) a 60 metri sotto il livello del mare al largo della Baia del Silenzio: 15 gradi costanti, penombra…condizioni perfette.

Questa particolare, anche se non unica, modalità di “riposo sui lieviti”, come lo chiamo io, non è la sola caratteristica distintiva di Abissi, ma lo sono anche i vitigni che lo compongono!

Senza dubbio Vermentino e Cimixia’ e poi non so se Bianchetta Genovese come indicato nel sito aziendale oppure Sangiovese, come scritto nel “collarino” della bottiglia che ho sorseggiato.

La cosa che davvero mi ha sorpreso di più è l’utilizzo del Cimixia’, questo vitigno quasi estinto per via delle basse rese e della buccia sottile che lo rende delicato, e recuperato da coraggiosi viticoltori fra cui Lugano negli ultimi 20 anni. Il nome deriva dal fatto che l’acino è “cimiciato”, ovvero “puntinato” e dona vini secchi od anche dei passiti pregevoli.

LA DEGUSTAZIONE

Siamo abituati a bere assemblaggi o purezze di Chardonnay e Pinot Nero, quindi anche solo per la tipologia di uve utilizzate, questo spumante ci sorprende.

Altro fattore che incide moltissimo è il mare: non so se sia dovuto al fatto che stia a sguazzare sul fondale per più di un anno o se sia già il profumo che rimane addosso agli acini dalle brezze che li carezzano, ma sta di fatto che è un assoluto protagonista sia al naso che in bocca.

Profuma di mango, ananas, acacia ed ha una spiccata nota balsamica e di salmastro.

Bevendolo, la bollicina è fine, pungente senza riempire troppo la bocca da vero spumante ben fatto, rotondo.

Ha un carattere forte, non cremoso e compiacente, grazie ad una sapidità incredibile che si sente non solo in punta di labbra, ma anche in fondo al palato. La freschezza è viva.

In chiusura una bella nota amaricante di mandorla tipica del vermentino ed una pulizia di aromi che conferma l’olfazione. Il finale è lungo. Davvero una piacevolissima sorpresa!