A partire dallo scorso anno, a Slow Wine non partecipano solo le eccellenze vitivinicole italiane, ma anche quelle della Slovenia. Si tratta di una scelta indovinata, innanzitutto perché le condizioni pedoclimatiche dei nostri confinanti sono le stesse del Collio e quindi è un compendio friulano (o specularmente il Friuli è un compendio sloveno :-)!), ed inoltre perché alcuni produttori sono veramente molto bravi a lavorare queste terre minerali, la ponka, quel sedimento compatto di marne ed arenarie, ricco di carbonato di calcio, ottima per coltivare un uva che darà vini minerali e sapidi.

MARJAN SIMCIC

A proposito di eccellenza, ecco uno che entra perfettamente in questa definizione ed i cui vini sono didattici per capire cosa significhi “essere espressione del territorio”. Le vigne sono coltivate nel rispetto della tradizione e quindi senza trattamenti chimici e visto che sono vecchie (quelle della Rebula hanno circa 60 anni) e ben stabilizzate nel territorio: ciò equivale a diminuzione della quantità, ma incremento della qualità. L’apertura della sua pagina web è un manifesto sulle salde convinzioni di Marjan sul vino e la sua coltivazione. E’ bello vedere che per questi produttori fare vino non è solo business, ma applicare il loro pensiero sulla natura nella viticoltura ed in cantina.

REBULA 2013

Fa la malolattica per ammorbidire un po’ il vitigno e l’affinamento avviene in acciaio per 8 mesi sui lieviti.
Il colore è giallo paglierino carico, grazie anche a 16 giorni di macerazione, che conferiscono profumi intensi: molta mineralità e balsamicità (rosmarino), la frutta (albicocca, mela) ed i fiori bianchi. In bocca ha una grande acidità e sapidità, retrolfattiva lunga. E’ un vino complesso ed esplosivo con questi tratti così ben marcati sia all’olfatto che al gusto.

MOVIA

Anche questa azienda coltiva nel Collio 22 ettari, di cui la metà dei terreni nella parte italiana. E’ un’azienda biologica il cui obiettivo ormai da otto generazioni è lo sviluppo sostenibile. Lo si capisce vedendo la passione con cui il capofamiglia parla dell’importanza di fare le cose non per noi ma per le future generazioni, la necessità di non rompere l’ecosistema, inquinando la terra che si coltiva. Andatevi a vedere il video nel loro sito, che è molto carino e si vede anche molto bene la stratificazione e la morfologia del terreno.

GREDIC 2016

Si tratta di un Tocai Friulano, vendemmia tardiva, che affina per un anno in botti di legno con le sue fecce. Il legno si sente subito con una delicata vaniglia, poi fiori di campo e frutta a pasta gialla, infine una leggera nota affumicata. E’ un naso molto delicato ed al tempo stesso pulito. In bocca ha una bella morbidezza, fresco, sapido e minerale. In finale una nota amarognola gradevole che fa da buon contraltare alla vaniglia sentita in olfattiva.

LUNAR 2013

Questo blend di Chardonnay e Rebula, in pari quantità, ha un processo produttivo analogo al Gredic, eccezion fatta del periodo durante il quale eleva in botte (8 mesi) e per l’imbottigliamento: effettuato per caduta senza filtrazione, durante la luna piena, ecco il motivo del nome.

Le fecce continuano ad incidere sul vino anche quando è in bottiglia e lo rendono ancor più complesso e con una personalità tutta particolare, che mi rimane impressa ancora oggi…obiettivo raggiunto: un vino deve farsi ricordare!

Il colore è quello tipico dei cosiddetti “orange wine”, che stanno diventando una moda, ma che in pochi sanno fare bene come Movia. Gli anni trascorsi sulle fecce si riflettono anche nei profumi terziarizzati, speziati ed in bocca ha una potenza che però non è la sola protagonista dell’assaggio: la burrosità dello chardonnay, la freschezza viva e la sapidità oltre alla mineralità dialogano piacevolmente, consegnandoci un vino davvero complesso ed elegante (non facile con le fecce mantenute così a lungo).

Il fil rouge che accomuna i vignaioli sloveni che ho conosciuto è la profonda riflessione sul rapporto fra uomo e natura e sul ruolo dell’uomo nella natura. Il risultato della riflessione è lo sviluppo sostenibile e sta alla base delle loro coltivazioni di una terra estremamente vocata alla coltura della vite