Lo scorso inverno ho partecipato ad una bella manifestazione alla Leopolda a Firenze, Wine & Food Experience: vignaioli capaci e una verticale che ricordo ancora sul Madeira, sulla quale ho scritto un posts.

Ho conosciuto e rivisto alcuni produttori, accomunati dalla sincera passione di produrre il vino e di raccontarlo e forse questo è il segreto dei buoni risultati. Voglio parlarvi subito di un produttore, che cerca di interpretare il territorio, dando spazio ai vitigni, ed intervenendo solo con una selezione accurata, senza stravolgere o voler piegare gli altri cardini del terroir al suo volere.

AGRISOLE

Agrisole è il nome di questa azienda familiare, in cui la passione del capostipite e di sua moglie è stata contagiosa, coinvolgendo prima due dei tre figli e poi anche il secondogenito. L’amore per il vino è anche quella per la terra dalla quale si ritrae questo meraviglioso nettare e per la sua storia. Per questo motivo le etichette riportano il nome “Podere Pellicciano”, che è l’appellativo della tenuta nel catasto Leopoldino del 1830.

Ci troviamo sulle Colline Pisane, dove fra l’altro insiste una sottozona della Chianti DOCG, in particolare a San Miniato. Qui, grazie alle condizioni pedo-climatiche favorevoli e ad un terreno di medio impasto sciolto ed argilloso, la vite si coltiva dai tempi degli Etruschi ed anche il celebre agronomo Cosimo Ridolfi ne parlò di un luogo dalla rinomata viticoltura. Questa azienda esalta i vitigni autoctoni toscane, regalandoci espressioni degne di nota:

Trebbiano IGT 2017

Il Trebbiano è un vitigno versatile, tanto da poter dar vita a vini dozzinali, se non si pone limite alla sua vigoria e lo si maltratta in cantina, quanto da poter regalare eleganza e complessità nel bicchiere, se viene curato con rispetto. Ad Agrisole lo coccolano in vigna, facendolo appassire poi per 50 giorni e lasciandolo per ben altri 120 sulle bucce. L’affinamento dura un anno in legno piccolo di secondo passaggio. Le premesse ci sono tutte perché sia quantomeno interessante. 

Ed è una piacevole sorpresa: i profumi sono eleganti e complessi di ginestra, mela, tostatura, frutta secca, leggera ossidazione. In bocca, nonostante appassimento e legno, mantiene la viva freschezza tipica del vitigno, ma è anche sapido, al contempo snello e di corpo. 

Sanminiatello – Chianti DOCG 2018

L’obiettivo credo sia quello di far parlare il vitigno, come illuminandolo con un occhio di bue, per renderlo protagonista: affina solo in cemento per 8 mesi senza inoculo di dieviti. L’inerzia di questo materiale non gli conferisce nulla, ma gli permette la necessaria micro ossigenazione. La resa per ettaro è decisamente più bassa rispetto al disciplinare: 60 q.li. 

L’eleganza pervade sia il naso che la bocca. Profumi gentili di lampone, nota balsamica, pepe nero introducono una beva molto fresca, sapida e giustamente tannica. Come in un sorridente girotondo ritornano, sotto forma di aromi, le percezioni olfattive. 

Mafefa Rosso IGT 2016

La resa per ettaro in questo blend di Sangiovese (70%), Malvasia nera (20%) e Colorino a saldo è ancor più bassa di quella del Chianti: solo 50 q.li/ha. Questi valori ci raccontano la selezione accurata già in vigna, il vero segreto per produrre vini degni di nota. In cantina rimane in barrique per svolgere la malolattica ed affinare per un anno,  

Il naso è più complesso e profondo del precedente: la frutta è nera e matura, sono nette anche l’affumicatura, la crosta di pane ed una nota balsamica sferzante. In bocca è più materico, con il tannino addomesticato, che duetta con la freschezza. Il finale ha discreta persistenza e conferma eleganza e complessità dell’olfattiva. 

Malvasia nera IGT 2016

Come molte sono le Malvasie, altrettanto lo sono le Malvasie Nere. Quello che le accomuna è la loro origine greca ed il fatto di essere aromatiche. La Malvasia Nera si coltiva prevalentemente in Basilicata ed in Puglia al Sud, in Piemonte al Nord ed in Toscana al Centro. Resa per ettaro e modalità di fermentazione ed affinamento sono analoghe a quelle del Mafefa Rosso.

Il naso è ampio e variegato di nota ematica, cannella, pepe nero, cannella, noce moscata…insomma tanta speziatura, bilanciata dalla frutta rossa e dalla balsamicità. In bocca è succoso, snello, con un tannino composto. Chiude fresco e sapido. 

Sangiovese IGT 2015

A differenza dei due precedenti vini, l’affinamento in legno è più lungo di 3 mesi.

Alla prima olfazione ci sorprende subito la delicata ed elegante iris, che dialoga gentile con la nota iodata, mentre la frutta si fa spazio, insieme alla mentuccia. In bocca è beverino, sapido e fresco, con un tannino setoso. 

Colorino IGT 2016

In genere, questo vitigno viene utilizzato solo per dare colore (ecco il perché del nome) al vino prodotto a base di Sangiovese, notoriamente scarico di antociani. E’ raro che sia vinificato in purezza, nonostante dia vita a vini gradevoli, come in questo caso. Viola e iris, profondi, fanno i padroni di casa ed invitano tutti gli altri profumi dalla frutta alla balsamicità, che rendono multiforme la sensazione olfattiva. In bocca ha estratto ed un tannino graffiante, che lo porteranno avanti negli anni.

Resa per ettaro ed affinamento sono gli stessi del Sangiovese.

Viola ed iris, profondi come tutti gli altri profumi dalla frutta rossa alla balsamicità, rendono tridimensionale la sensazione olfattiva. In bocca ha estratto ed un tannino graffiante.