In un precedente post vi ho parlato di alcune degustazioni di Chianti Classico della zona di Radda in Chianti, fatte a Chianti Classico Collection 2020.

Come vi accennavo, benché l’area di produzione di questa DOCG non sia particolarmente estesa, ci sono zone che hanno identità loro proprie – per via della composizione del terreno e dell’altitudine – che ci donano vini differenti. Ecco altri assaggi che mi hanno colpito

CASTELLO DI ALBOLA

Le vigne, della famiglia Zonin, sono coltivate fra i 350 a 700 m/slm con esposizione sud, su un terreno ricco di galestro.

Chianti Classico 2017: Le uve di questo Chianti Classico crescono fra 450 e 650 m/slm. I profumi sono eleganti e complessi e fra tutti spunta la balsamicità. Il sorso è snello, di corpo, fresco e sapido con un tannino poco ingombrante ed anzi già aggraziato dal passaggio in botte grande.

Chianti Classico Riserva 2016: si tratta di una selezione di 7 vigneti con vigne di almeno 20 anni. Affina per 14 mesi botte e 18 mesi in bottiglia. Assomiglia ai Chianti Classico più tradizionali con i profumi eleganti che sono prevalentemente ematico, di frutta rossa, sottobosco e violetta. Il sorso è più materico del precedente e più netto il tannino, sempre elegante. La retrolfattiva ha la pulizia e l’importanza del naso. 

Chianti Classico “Santa Caterina” 2016: Si tratta di un cru da vigne a 550 m/slm esposte a sud, che giacciono su tanto galestro. Affina 15 mesi in legno piccolo e poi 18 mesi in bottiglia. Ha l’ematicità della Riserva e la balsamicità del Chianti Classico. Il sorso è più snello della Riserva, mentre la retrolfattiva è più lunga e complessa, in cui escono anche liquirizia e cioccolato. 

CASTELLO MONTERINALDI 

Anche questa azienda, biologica dal 2015, produce a Radda in Chianti, nella zona al limitare di Panzano. Qui il terreno è prevalentemente argilloso nella parte più bassa (260 m/slm), mentre diventa “pietra forte” e quindi è calcareo, man mano si sale (fino a 470 m/slm). La tartaruga sull’etichetta rappresenta la filosofia aziendale: con lentezza hanno preso la loro identità ed è un invito alla lentezza.

Chianti Classico 2017: Blend di Sangiovese oltre il 90% e Canaiolo ed altri vitigni a bacca rossa a saldo. il 25% ha affinato in tonneaux.

Balsamicità e frutta rossa si contendono il primato dei profumi con la grafite. In bocca si gusta un bel sorso pieno, fresco e sapido, con un tannino già composto e poi liquirizia la fa da padrona in retrolfattiva. 

Chianti Classico “Vigneto Boscone” 2016: E’ un cru di una vigna del 1988 che affonda le radici sulla pietra forte. In poche parole, se non bastasse l’età della pianta a conferire eleganza, ci pensa anche il terreno. E visto che già la natura ed il lavoro in vigna danno una grande mano, in cantina non si aggiunge nulla: 26 mesi in cemento. Questo materiale inerte consente la micro-ossigenazione e nulla più. Il naso è ematico ed al contempo ci delizia di erbe officinali, frutta rossa e menta. In bocca è beverino e scende elegante con parti dure e parti morbide che si bilanciano bene, per poi chiudere con buona persistenza, richiamando il naso. 

Chianti Classico Riserva 2016: I vitigni che lo compongono sono gli stessi del Chianti Classico. Affina per 2 anni legno grande. I profumi sono molto delicati di fiori e frutta rossa fresca. Ha una bella beva snella, calda, fresca e sapida, con un tannino che asciuga, con una buona armonia. Retrolfattiva elegante come il naso e con buona persistenza.

Sono vini tutti e tre diversi con la loro personalità e riflettono il significato di terroir: da un unico produttore ma da vari tipi di terreno e di pianta abbiamo differenze significative.

TENUTA DI CARLEONE

Stavo per andar via da Chianti Classico Collection e per fortuna ci sono passata davanti. Lo confesso: nella scelta dei miei assaggi mi ero dimenticata di inserirlo e per fortuna mi ci sono imbattuta. Appena ho visto l’insegna “Tenuta di Carleone” mi sono ravveduta e mi sono fermata! Ho imparato una nuova lezione: dopo essermi preparata meticolosamente a casa, è bene che giri un po’ a zonzo fra i banchi di assaggio, che non si sa mai abbia dimenticato qualcosa di importante!

Questa è un’azienda giovane (2012), ma da subito ci ha mostrato le grandi capacità di Sean O’Callaghan. Si espande in 16 ettari da 450 a 700 m/slm su una giacitura di tufo, alberese, argilla ed i vini sono prodotti seguendo principi biologici e biodinamici. Entrambi i vini degustati fanno macerazioni lunghe: 40-60 giorni!

Chianti Classico 2017: Fermenta per il 20% coi raspi e tutto il vino sta 3 mesi sulle bucce. Affina per 18 mesi è in legno, cemento e acciaio. Il naso ha gran freschezza ed eleganza: peonia, balsamicità, frutta rossa, violetta… Il sorso è eccellente per l’armonia e l’equilibrio, con la freschezza viva ed il tannino che danno sprint sul finale lungo ed elegante come il naso. 

UNO 2017: è una selezione e il 10% del vino affina in tonneaux nuovi. Ci accoglie la mineralità, sotto forma di grafite in particolare, che fa spazio al succo di amarena, alla viola ed anche alla rosa. Arriva ampia la balsamicità a conferire ancor maggiore freschezza ai profumi. La beva succosa e lieve con freschezza, tannino e sapidità già ben bilanciate. Chapeau!