Questo fiero Gallo non ha neppure una piuma bianca, nonostante i suoi 302 anni! Ebbene sì, è dal 1716 che Cosimo III lo mise a presidiare i confini del Chianti e poi, quando nel ‘900 il perimetro del Consorzio si allargò a dismisura, furono delimitate le zone più antiche, entro un perimetro di 70 mila ettari, di cui 7.200 producono Chianti Classico.

Un territorio non molto vasto, ma che ci restituisce vini molto diversi all’interno della Chianti Classico docg, per via delle diverse esposizioni, composizione del terreno ed altitudine.

Più si scende a valle e più la composizione dei terreni del Chianti Classico vede predominare l’argilla, che conferisce maggiore struttura ai vini e che trattiene acqua e quindi non si corre il rischio di stress idrico nei periodi più siccitosi. Più si sale e maggiore è lo scheletro, ricco di arenaria, un terreno che drena parecchio e che quindi impensierisce quando piove poco, ma che eleganza i vini! Anche la grande escursione termica fra il giorno e la notte, nelle zone più elevate, porta in dote eleganza e lo sprigionarsi delle componenti polifenoliche e quindi dei profumi.

In questa edizione di Expo Chianti Classico ho deciso di degustare i vini di produttori di Lamole, re dell’altitudine fra le zone di produzione del Chianti Classico, dove piantarono le viti già i Romani, consapevoli del fatto che l’altezza, la protezione a nord del Monte San Michele e l’esposizione verso il Tirreno erano condizioni perfette per ricavare ottimo vino…proviamoli insieme…

LAMOLE DI LAMOLE

Lamole Chianti Classico 2015
Dopo qualche giorno a contatto con le bucce e 6 mesi in acciaio, per altri 6 affina in botte grande.
Ha un profumo fresco floreale di giaggiolo, sottobosco coi suoi frutti, pepe nero e nota iodata. Fresco vivo e sapido, in bocca è molto beverino ed il finale è sufficientemente persistente, con note dolci e balsamiche che tornano nette.

Lamole Chianti Classico Riserva 2014
Come da disciplinare, eleva per 24 mesi in botte grande, prima di essere imbottigliato.
È stata un’annata dura per via del clima, ma il terreno ricco di scheletro ha consentito di non avere troppi problemi per l’eccessiva piovosità visto che drena molto ed inoltre sono state usate le uve della Gran Selezione. Rispetto al 2015 al naso ha maggiore componente di frutta rossa croccante e in bocca il calore è ben bilanciato da tannino composto e dalla freschezza.

MONTORO & SELVOLE
Sono un po’ degli intrusi nella mia degustazione di vini di Lamole, perché hanno le vigne fra 250 e 300 metri di fronte a Lamole, ma mi ricordo i loro vini dallo scorso anno e volevo provarli nuovamente!

Camadoe 2016
Per essere un esperimento del figlio dei proprietari direi che è molto ben riuscito: un vino equilibrato ed elegante, 100% Sangiovese. Già dai profumi si capisce che oltre al territorio favorevole ed al vitigno importante, si è lavorato bene, sia per l’eleganza che per la complessità: apre la strada il giaggiolo a cui segue la violetta ed i terziari tabacco, cioccolato ad avvolgere qualche frutto di bosco. In bocca è rotondo, polposo, con una buona freschezza ed un tannino importante a trama larga, che si deve ancora affinare.

Montoro Chianti Classico 2014
E’ il più giovane in degustazione e visto che lo scorso anno non lo avevo provato, mentre ho già recensito il 2008, mi incuriosisce vedere come hanno gestito questa annata sventurata. Sono stati bravi: il naso è molto delicato e fine, con i freschi iris, uva spina, piccoli frutti rossi e pepe nero. In bocca è beverino, sapido, fresco e con un tannino ancora importante, che sarà aggraziato fra qualche anno.

I FABBRI DI LAMOLE
Certificati biologici, coltivano 9 ettari a Lamole da 450 a 680 metri.

I Fabbri Chianti Classico 2016
Blend di Sangiovese al 90% e Canaiolo 10%. L’affinamento è solo in cemento, per lasciare il vino libero di micro-ossigenarsi, senza che il contenitore ceda nulla. Il rosso rubino vivace veste il bicchiere e ci rimanda profumi floreali, di piccoli fiori rossi . In bocca è fresco, rotondo e snello e finisce in una bella acidità ed in un tannino che pulisce, senza grippare troppo, mentre tornano come aromi i sentori di frutti di bosco e di fiori freschi, che permangono sufficientemente.

I Fabbri Chianti Classico Riserva 2013
Nella riserva il Sangiovese sale al 95% col Canaiolo a saldo, perché l’affinamento In tonneaux sopperisce al vitigno minore nel conferire morbidezza.
La botte grande si sente leggermente nel profumo di vaniglia, ma soprattutto nel tabacco dolce, ed ecco le erbe officinali ed il cassis nero a spiccare sul resto della frutta e sulla violetta. In bocca è succoso e fresco vivo come se fosse del 2017, mentre tannino è già dolcemente composto. Retrolfattiva persistente e fine.

CASTELLINUZZA E PIUCA

Come molti vignaioli chiantigiani, producono anche olio EVO, ma la loro particolarità è quella di allevare anche bovini da carne, sui 10 ettari a disposizione.

Castellinuzza e Piuca Chianti Classico Riserva 2015
E’ un vino interessantissimo, che dopo la vinificazione in cemento, passa in barriques per 8 mesi prima di essere imbottigliato. Ha carattere già per i profumi: rosolio, mirtilli, pepe nero, tabacco dolce e una nota affumicata. In bocca è succoso, rotondo, fresco con tannino a trama larga. In retrolfattiva torna la dolcezza della frutta e del tabacco.