1701Franciacorta

DOVE BIODINAMICA FA RIMA CON TERROIR
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Volete vedere un clos, ma non ci va di andare fino in Borgogna? Nessun problema: basta fermarsi a Cazzago S. Martino e Silvia, sbucando sulla piazza da una piccola porticina verde con Marco, vi introdurrà nel bel giardino vitato dell’azienda vinicola che conduce insieme al fratello Federico, che per primo ha creduto nella biodinamica.
All’interno del “brolo” (il giardino chiuso) vengono coltivati, come negli appezzamenti esterni, Chardonnay e Pinot nero e vicino al fabbricato un piccolo orto custodisce i corni fertilizzanti durante il loro interramento.
Fra i filari viene piantato il sovescio, come da prassi biodinamica, per nutrire il terreno: starei qui per ore a contemplare l’invaiatura, il vento che pettina gli alberi che occupano un angolo del campo…sembra incredibile ma si avverte un equilibrio che dona energia!

 


Marco però è già fra l’orto e la porta di una ex scuderia del ‘600, restaurata in modo da conservarla fedele all’originale, con gli anelli per fissare le redini ai muri e lo scolo nel mezzo della stanza…entriamo per la degustazione dunque.
Comode poltrone in pelle, panche in legno con morbidi cuscini e tavoli minimal rendono l’ambiente confortevole, come i vini di 1701Franciacorta, che rispecchiano bene i fattori che contribuiscono a produrli.
Il concetto di terroir non è qualcosa di astratto, anzi, è incredibilmente concreto e facilmente riscontrabile nel bicchiere e se si vuole porre l’accento sulla mano dell’uomo, come dice Silvia, si capisce com’è il vignaiolo dal vino che fa.
Il frutto dei circa 10 ettari di terreno marnoso, in alcuni punti più argilloso ed in altri più sciolto, è davanti a me, mentre Marco, accaldato, si è sdraiato ai miei piedi e mi guarda con due occhioni dolci che rubano coccole: è un cane davvero socievole ed affettuoso.

LA DEGUSTAZIONE

Tutti i vini dell’azienda sono millesimati e non viene aggiunto liqueur d’expedition, quindi sono pas dose’.
Comincio la degustazione col Saten 2013. Dopo ben 48 mesi sui lieviti questo Chardonnay in purezza e’ ancora molto pimpante, ha profumi eleganti e complessi che vanno dai fiori bianchi, agli agrumi, alla mela, alla crosta di pane. La retrolfattiva, che conferma finezza ed eleganza, ci regala una bella nota balsamica.
La bollicina e’ davvero delicata e quasi impercettibile.

Il Brut 2012 sfida ancor di più la gravità sensoriale, visto che i mesi sur lies sono ben 60, ma ad un’aumentata complessità (frutta matura, frutta secca, miele) non corrisponde una perdita in freschezza, sempre spiccata e neppure un “cedimento” dei lieviti: la crema e quella di un bignè appena sformato! La sapidità anche in questo caso pulisce la bocca..

Già la biodinamica presuppone più che una buona dose di coraggio, una certa personalità, il credere fino in fondo in quello che si fa, quindi non mi stupisco di vedere, a fianco dei Franciacorta, anche altri vini, davvero interessanti al di fuori della docg. Il Sullerba, già dal nome evoca la situazione in cui è bello berlo: in estate, in un prato, accompagnato da qualche stuzzichino, con amici che chiacchierano, magari dopo un bagno in mare…o in un fiume…lo annuo, lo bevo e mi viene in mente “La Grande Jatte” di Seurat!
Questo vino nel 2015 ha affinato prima in anfora e poi in acciaio e quindi, una volta ultimato il vino base (100% Chardonnay), è stato imbottigliato con l’aggiunta di mosto fiore ghiacciato della stessa vendemmia per una successiva fermentazione e li è rimasto per 12 mesi, col suo tappo a ghiera, fino all’apertura per la degustazione.
Ecco un vino che sta sui lieviti ma non è chiuso e non ha quel persistente ed avvolgente profumo di mela cotogna, che copre il resto dei profumi.. La mela qui piuttosto è caramellata e lascia spazio anche ad una nota balsamica ed agrumata e al naso si percepisce già la frizzantezza che sentiremo in bocca.
Infine ecco il Surnat, che abita in anfora per 12 mesi, durante i quali dialoga col mondo esterno attraverso una micro ossigenazione, senza che il contenitore rilasci nulla di suo, come i tannini del legno delle botti. La scelta dell’anfora, mi spiega Silvia, è dovuta al fatto che questo recipiente, proprio per il fatto di essere neutro, consente al vignaiolo di fare quello che vuole. È un vino con una rotondità da vino rosso, con note fruttate e floreali eleganti e con una bella persistenza.
Tutte le degustazioni hanno come trait d’un in una grande bevibilita’: i vini sono puliti e dritti, sapidi, con una freschezza notevole, anche quelli che convivono coi lieviti non poco tempo!
Marco se ne starebbe ancora sdraiato sul pavimento di cotto fresco, ma è ora di andare e, da perfetto ospite, si alza per salutarmi insieme alla sua Silvia, appassionata vignaiola…si vede dai suoi vini!

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