Anche quest’anno sono stata a Vinoè, la rassegna di vini della Fisar, che nel suo terzo anno avrebbe dovuto consacrarsi come uno degli eventi di rilievo del panorama vitivinicolo, dopo la bella performance dello scorso anno, ed invece, pur rimanendo un appuntamento da non perdere, è stato meno interessante del 2017: meno Masterclass di alto livello e non tutti i produttori degni di nota.

Tuttavia alcuni espositori a Vinoè meritavano proprio di essere visitati e ne ho selezionati alcuni, i cui vini mi hanno particolarmente colpito. Partiamo da una bollicina, per passare ad una mini verticale di Timorasso ed attraverso il mio preferito, il Nebbiolo, stavolta in Valtellina, arriviamo ad un bolgherese sorprendente.

Azienda Agricola Calatroni: “Pinot 64” Brut Oltrepò Pavese DOCG

Si tratta di un prodotto di una delle zone maggiormente vocate alla produzione di metodo classico, vale a dire l’Oltrepò Pavese, favorito dall’avere l’utilissima “vena del gesso”, ma che purtroppo non gode ancora della fama che meriterebbe.

Il nome dello spumante deriva dal fatto che proprio nel 1964 Luigi Calatroni decise di imbottigliare il vino con la propria etichetta. Si tratta di una cuvée di Pinot nero, proveniente da 5 vigne di circa 40 anni, che rimane sui suoi lieviti 36 mesi, ben oltre il previsto dal disciplinare. Al naso è complesso: profuma di fiori bianchi, acacia, frutta secca, mela, cedro ed ha una nota balsamica. In bocca la bollicina è fine ed il vino cremoso, rotondo con una chiusura pulita e verticale.

Vigneti Boveri Timorasso: Munà l’è ruma e Lacrime del Bricco, Colli Tortonesi Doc Timorasso

Ho avuto il piacere, anche quest’anno come nella scorsa edizione di Vinoè, di degustare i Timorasso di questo produttore, che è molto didattica, perché si comprende appieno il significato di terroir. Infatti i suoi vini sono prodotti da vigne che giacciono sull’argilla a 240 m/slm (Muntà l’è ruma) e su marna bianca calcarea a 330 m/slm (Lacrime del Bricco). Pur trattandosi sempre di Timorasso in purezza, le sensazioni sono molto diverse, visto che maggiore altitudine significa maggiore escursione termica che si traduce in aumentata ricchezza polifenolica ed acidità e, mentre l’argilla regala profondità, il calcare è sinonimo di eleganza.

Muntà l’è ruma 2015: Il profumo è minerale e si sentono anche il finocchietto selvatico e la mela golden ed in bocca ha parecchio nerbo, dato dalla sapidità e dalla viva freschezza.

Lacrime del Bricco 2015: il naso è meno austero e più elegante, perché la mineralità cede il passo alla dolcezza della frutta, della pera e della mela e dei fiori bianchi, con una nota sulfurea delicata. In bocca ha minor corpo ma maggiore persistenza, con la frutta e la mineralità che lasciano il segno.

Lacrime del Bricco 2014: eccolo l’idrocarburo varietale! Basta un anno di differenza è si palesa. È stata un’annata fresca e si sente nella verticalità data da una acidità spiccata che lo porterà molto avanti.

 

 

Alberto Marsetti: Valtellina Superiore DOCG e Sforzato DOCG

Credo non ci fossero lo scorso anno a Vinoè, perché mi pare impossibile che mi fossero sfuggiti!

Come dichiarato infinite volte, il Nebbiolo è il mio vitigno preferito e non potevo certo perdere l’occasione di degustare la sua espressione valtellinese! Le condizioni per la coltivazione del Nebbiolo, in questa zona, sono ottimali, perché ama il freddo: non a caso si trova benissimo nelle Langhe, a Carema, a Gattinara e a Ghemme ed ovviamente in Valtellina, dove viene chiamato “chiavennasca” ed ha una sua Docg, il Valtellina Superiore. Generalmente Superiore significa che il vino ha almeno mezzo grado in più rispetto al disciplinare, mentre in questo caso, superiore fa riferimento all’altitudine. Nonostante l’area di produzione non sia molto vasta, l’accuratezza della definizione del terroir, ha consentito la parcellizzazione in 5 sottozone: Sassella, Grumello, Inferno, Valgella, Maroggia.

Questo produttore coltiva eroicamente 10 ettari.

Valtellina Superiore DOCG Grumello 2014

Si tratta di un’annata difficile per i produttori, ma ottima per noi consumatori, se i vignaioli sono stati bravi, perché c’è stata una grande selezione. Questo vino fermenta con cappello sommerso ed affina in legno grande (33 hl).

Elegantissimo e complesso: mentolo, valeriana, liquirizia, piccoli frutti rossi, pepe nero. In bocca è beverino, di corpo, fresco e sapido e si sente il succo della liquirizia e della frutta chiaro e netto. Tannino ben presente, che grippa. La chiusura è elegante e lunga.

 

Valtellina Superiore DOCG Le Prudenze 2014

Si tratta di un Cru situato fra 400 e 680 m/slm, dove la vendemmia è tardiva. Affina in barriques e tonneaux usate. Ha un naso pimpante, molto fruttato di mirtilli e ribes nero, uva, prugna, anice, tabacco dolce e boisée. In bocca è fresco vivo, succoso e sapido. Il tannino c’è, ma si sta già aggraziando.

 

 

Valtellina DOCG Sfursat 2013

E’ un vino passito secco: le uve, dopo essere state raccolte, non vengono subito vinificate, ma sono fatte appassire, e solo a partire dal 10 dicembre possono essere pigiate. I profumi ci indicano  già di cosa si tratta: nella frutta rossa in confettura, nei biscotti inglesi salati, nella marasca sotto spirito e nella cannella. Non sono per nulla stucchevoli e non sono gli unici: trovano il loro spazio anche la viola e la liquirizia, il caffè ed il cioccolato.

In bocca il sorso è pieno, ricco di succo e di estratto, chiude con freschezza e con un tannino a trama larga, ruvido che si deve ancora ammorbidire e veste la bocca il calore con aromi lunghi ed eleganti

 

Imperiale Bolgheri

Matteo Frollani ha l’entusiasmo della giovane età e la solidità dell’esperienza che affonda le radici nelle generazioni che lo hanno preceduto, dedite alla coltivazione della vite: suo padre, Enio, è stato fra i sei fondatori della Doc Bolgheri. Non si tratta però di un ragazzo che si siede sulle glorie familiari, portandole avanti sonnacchioso: vuole sperimentare ed elevare la qualità all’insegna della salubrità. Ed ecco che pianta grani antichi, mette il miele in barriques ed ha ben presente il modello francese (“sono stato nel bordolese già 6/7 volte” mi dice orgoglioso) per quanto riguarda i vini e si sente: sono territoriali, eleganti e beverini. A Vinoè ha portato i suoi due vini, Scapestrato e Imperfetto.

Scapestrato Toscana IGT 2016

E’ un blend di 70% Syrah, 20% Cabernet Franc, 10% Cabernet Sauvignon. Il naso freschissimo e pimpante di frutta rossa fresca, pepe nero, foglia di pomodoro e peperone. È un omaggio ai vitigni, che fanno solo acciaio ed entrano nel bicchiere per un vino quotidiano davvero ben fatto con acidità e tannino giusto, dalla beva facile, da non intendersi semplice, con un finale sufficientemente persistente ed elegante..

 

 

Imperfetto Bolgheri DOC 2016

Il nome gli è stato affibiato, perché fare Cabernet Sauvignon in purezza a Bolgheri significa essere sempre messo a paragone con i francesi e quindi perdere sempre! Ma la fortuna aiuta gli audaci, umili ed entusiasti, aggiungo io. E così, non dando soddisfazione ai detrattori, Matteo ha prodotto questo vino e ha reso imperfetta anche l’etichetta: geniale!

Macera sulle sue bucce per ben 20 giorni e poi passa in barriques nuove  per 6 mesi quindi riposa per altrettanti in bottiglia.

Elegante è il primo aggettivo che mi viene in mente, appena lo porto al naso. Mi sarei aspettata una marcata e sfacciata nota vegetale, che invece è delicata, per nulla aggressiva, ma anzi lascia spazio al pepe, al rosolio, alla cola e ad una punta di arancia e di vaniglia. L’estratto secco davvero alto si sente in bocca, dove è pieno di succo, rotondo senza perdere in eleganza, che accompagna anche il tannino. La freschezza chiude la bevuta e permangono eleganti gli aromi, che confermano i profumi.