IL VERMENTINO CRESCE NEL PORTO DI LUNI:

L'AZIENDA FEDERICI Leggi L'articolo

LA STORIA

E’ un bellissimo pomeriggio di sole, una rarità in questa primavera così piovosa, ma invece di andare in spiaggia ho virato verso il porto di Luni. Però non ho trovato il mare, ma degli ordinati filari, con le gemme pronte a dare vita a nuovi grappoli. Sì perché qui il porto c’era, ma ben duemila anni fa e da qui partivano navi cariche di vino per l’Imperatore Augusto, che lo apprezzava molto, come Plinio, che lo riteneva il migliore fra quelli dell’Etruria.

Per fortuna, forse memori del fulgido passato, i viticoltori lunensi nel 1989 hanno dato vita alla Doc Colli di Luni ed hanno smesso di sprecare il loro prodotto, vendendolo sfuso.

Fra questi, i primi sono stati proprio i Federici, che sono ormai alla quarta generazione di viticoltori: coltivano circa 20 ha e possono contare su una cinquantina di conferitori.

IL TERROIR

La bontà del vino è dovuta a tutte le componenti del terroir e quindi anche alle condizioni pedoclimatiche. Qui a Luni, le colline godono della vista del mare, eccellente mitigatore di clima, così come le Alpi Apuane, dalle quali d’estate scendono venti freschi la sera e che d’inverno fanno da scudo all’aria fredda proveniente dai Balcani.

L’esposizione va da levante a ponente e questo significa un’esposizione favorevolissima, che consente di non perdere neppure un minuto di sole.

Il terreno ha una composizione variabile: sabbioso nelle zone meno elevate e quindi sinonimo di vini profumati e delicati, mentre in collina troviamo scisti marnosi e argilla, ottimi per drenare e trattenere l’acqua e per donarci prodotti più strutturati. Questo è il patrimonio a disposizione dell’azienda.

Le altre parti del terroir sono il vitigno – ed in queste zone il vermentino trova le condizioni ideali per esprimersi al meglio – e la mano dell’uomo ed ecco che intervengono coloro che hanno preso in mano le redini aziendali dai genitori.

Se si volesse sintetizzare, si potrebbe dire che le parole d’ordine sono innovazione e rispetto dell’ambiente. Quanto a quest’ultimo, i Federici non usano diserbanti e la lotta agli insetti viene fatta con controllo naturale, mentre l’innovazione la si ritrova nei macchinari all’avanguardia della cantina e nello stretto rapporto con l’Università di Pisa, con cui la collaborazione è molto stretta.

LA CANTINA

Come vi dicevo, i macchinari sono tutti di ultima generazione, per consentire un aumento della qualità ed un rispetto totale dell’uva e del suo prodotto: la pressa automatica lavora in assenza di ossigeno e questo consente di non dover usare anidride solforosa nella prima fase di lavorazione, poiché non si rischia l’ossidazione. Il mosto viene trasferito nelle vasche per caduta, senza l’utilizzo di pompe, che stressano il liquido e rischiano di estrarre tannini ruvidi.

Entriamo nella cantina, nuova di zecca, che si trova sotto il livello del mare ed ha una temperatura naturalmente fresca tutto l’anno, senza la necessità di impianti di climatizzazione.

Per i vini rossi viene anche eseguito il delestage (vi invito a leggere in proposito il post su Selvapiana), oltre ai rimontaggi ed alle follature che sono automatizzati.

Anche le botti sono nuove e nuovo è anche il progetto, di cui un’indizio sta proprio di fronte ai contenitori in legno: griglie in alluminio in cui sono riposte bottiglie col tappo a ghiera: fra 18 mesi assaggeremo il primo Vermentino Pas Dosé Metodo Classico…non vedo l’ora!

Ora però beviamo i vini e vedrete che il filo conduttore sono il mare e l’esaltazione del territorio, in cui i Federici coltivano i vitigni autoctoni e non solo.

 

 

LA DEGUSTAZIONE

 

SARTICOLA 2017 (Vermentino)

La vigna Sarticola è il Cru aziendale che si trova a 330 m/slm, esposto al mare sulla collina che ha retrostanti le Alpi Apuane. 

È un vermentino territoriale dalla forte personalità. La nota balsamica di salvia, maggiorana ed elicriso apre la strada all’alloro, al salmastro ed in fondo alla frutta esotica. In bocca è caldo, sapido, minerale ed ha la freschezza vivissima, tipica del vitigno. Per i profumi balsamici assomiglia molto al vitigno autoctono greco Dafni

 

 

PRIMA BREZZA 2017 (Vermentino Nero)

Il Vermentino Nero è un autoctono di questa zona e l’azienda ha fatto molto bene a valorizzarlo. Viene coltivato in pianura vicino al mare e si sente. E’ un rosato dal naso minerale, che profuma di salmastro, fragola, rosmarino, mentuccia e pepe bianco.

In bocca è sapido, caldo e fresco vivo ed il finale chiude elegante, ricordando il mare e la macchia mediterranea.

 

TERRE D’ORIENTE 2011 (Sangiovese, Merlot e Canaiolo)

Mi piace perché i Federici hanno saputo personalizzare i vitigni, rendendolo un vino territoriale, dedicato al nonno, conosciuto come Oriente.

Non si può dire che non sia complesso: il pepe nero, la cannella, la mora e l’eucalipto, la violetta, una leggera nota ematica ed il mare sempre presente con un tocco di salmastro si sentono tutti schietti ed eleganti, così come il caffè e la tostatura. In bocca è caldo ed il corpo è snello come i vini liguri sanno essere e non è affatto un difetto.

Il mare torna nella sapidità e la freschezza è sorprendente per un rosso. Il tannino asciuga ed è a trama larga.

 

Dove sono stata

1701

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Il blog di Laura Bertozzi

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