IL TERROIR

“TRIPLE A”, lo leggiamo sempre più sovente sulle bottiglie di vino per fortuna, ma cosa significa? In sintesi è una garanzia di ascolto, rispetto e valorizzazione del territorio e quindi vini che salvaguardano salute e natura, oltre ad avere carattere. Infatti, per essere definiti “Agricoltori Artigiani Artisti” (“Triple A” appunto) bisogna coltivare direttamente la propria vite, senza chimica di sintesi. In cantina banditi i lieviti che non siano indigeni, così come la solforosa nel mosto. La fermentazione alcolica non è disturbata da interventi fisici o chimici, eccezion fatta per il controllo della temperatura. Da ultimo niente chiarifiche e filtraggi. Mica facile!

Ed Arianna Occhipinti è una valorosa “Triple A”! Non ci ha pensato due volte a sposare questa filosofia, innamorata com’è della natura e del suo territorio. Tanto da chiamare il vino che oggi degustiamo SP68, vale a dire la Strada Provinciale che costeggia le sue vigne. Non una strada qualunque, ma la stessa che tremila anni fa collegava Gela a Kamarina, per consentire ai produttori di vino di portare al mare il loro nettare. Volete un altro indizio di questo rispettoso dialogo fra Arianna e le sue creature? Nel sito trovate una meticolosa analisi delle vendemmie. Una specie di diario che ci racconta il clima delle diverse annate e quindi della sua influenza sul prodotto finale. Ed ecco quello che mi convince fino in fondo: “Mantenere la biodiversità, non disturbare l’equilibrio naturale delle cose”.

LA DEGUSTAZIONE

SP68 2017 BIANCO TERRE SICILIANE IGT

Ma concentriamoci finalmente su questo vino “Triple A”, prodotto da vigne di 15 anni, con rese bassissime (45 q.li/ha), con vitigni singolari: 60% Moscato d’Alessandria e 40% Albanello. Perché singolari? Innanzitutto perché sono utilizzati per lo più per la produzione di vini passiti, inoltre perché sono parecchio rari. Il Moscato di Alessandria, conosciuto anche come Zibibbo, dall’arabo Zabib, che significa uva passa, viene coltivato quasi solo a Pantelleria, per la produzione del celeberrimo Passito. L’Albanello, tipico della zona fra Ragusa e Siracusa, purtroppo è quasi estinto e dobbiamo ringraziare pochi volenterosi vignaioli, se possiamo goderne ancora i frutti!

Dopo un breve affinamento in acciaio, possiamo stapparlo ed ecco cosa ci regala.

La nota sulfurea è elegante e, pur intensa, non copre il profumo di zagare, il rosmarino, la pesca gialla.

In bocca il sorso è rotondo, strutturato e caldo, ma non si siede per nulla: più che sapido è davvero salato e la freschezza è viva! Gli aromi tornano eleganti ed intensi come i profumi e non ci lasciano tanto in fretta.