Mentre uscivo dal cancello della di questa azienda biodinamica, mi chiedevo se fosse stata la gentilezza a portarli verso la biodinamica o se quest’ultima incrementi la prima…credo che non ci sia un rapporto di causa-effetto, penso che sia un dilemma tipo “è nato prima l’uovo o la gallina?”. E’ un circolo virtuoso quello che lega i proprietari della Tenuta Mareli al loro spontaneo profondo rispetto, alla loro apertura verso il prossimo ed alla biodinamica e questa filosofia, che è un vero e proprio approccio alla vita, si nutre delle qualità di questa coppia e li rafforza nel loro modus operandi.

Ho conosciuto Francesca ad un’interessante degustazione di vini di Luccabiodinamica, di cui ho già parlato in un precedente post. Per caso eravamo sedute vicine e per caso il suo Remagno è stato il mio vino preferito della serata. Avevo già intuito la sincera umiltà e la genuina passione che muove questa cantina biodinamica (i veri segreti del successo!), ma solo andandoli a trovare mi sono resa realmente conto di quanto siano un tutt’uno con la loro terra.

LA VIGNA

La prima impressione che ho avuto, passeggiando per il vialetto erboso che porta alle vigne, è stato di ordine perfetto, ma non asettico, e di rispetto, nello stupore incantato di suo marito nel dire: “guarda che bello il trifoglio”! Eppure lo vede tutti i giorni, ma non lo dà per scontato. Il trifoglio che, ve lo confesso, mi sembrava rovinasse il giardino all’inglese di mia nonna, è invece ottimo perché contribuisce ad arricchire di sostanze azotate il terreno.

Ed ecco le galline, le vere padrone della vigna, che sono tanto ben tenute che potrebbero fare delle pubblicità e si avvicinano al richiamo di Francesca, per ricevere due carezze, come se fossero dei mici e ciarliere salutano questa ospite curiosa, che oggi non bersaglia i produttori di domande, ma, come loro, contempla la collina, che dà tutte le risposte.

Hanno appena finito di spruzzare il 500, un preparato biodinamico (per saperne di più leggete il mio post su Caiarossa), il dinamizzatore, in cui il corno letame è stato diluito con acqua di fonte è ancora nell’aia. Daniele ha dato anche la pasta tronco, un ulteriore accortezza, una cura particolare che non tutti i biodinamici fanno e non lo conoscevo. Mi spiega, come se mi parlasse di una creatura, che la pianta d’inverno riduce al minimo le sue funzioni vitali, ma deve continuare un minimo di attività fotosintetica ed inoltre con la potatura viene ferita. Per aiutarla a cicatrizzare ed anche ad acquisire più energia possibile dal pallido sole, ecco che il tronco viene ricoperto da questa poltiglia di caolinite (argilla) ed altri ingredienti naturali.

 

Nonostante siamo in pieno inverno, il sole del pomeriggio scalda la collina sopra a Camaiore ed anche il mare vicinissimo contribuisce a mitigare il clima. Ma entriamo in cantina…

 

 

 

LA CANTINA

Qui il mosto arriva dopo la dirasparura e la pigiatura coi piedi, che consente di non estrarre tannini verdi e circa la metà dei chicchi rimane intera anche a fine fermentazione, consentendo una macerazione pellicolare, che permette di estrarre tutte le sostanze dall’uva. I trasferimenti del mosto e del vino avvengono senza l’utilizzo delle pompe per non stressare il prodotto e mantenere tannini gentili.

La fermentazione alcolica avviene in mastelli di plastica da 10 hl e quindi la feccia più grossa si deposita in acciaio, prima che parta la malolattica e l’affinamento.

I vini frutto della biodinamica sono due, Nicodemo e Re Magno, dove il Sangiovese è il vero protagonista con circa il 50%, ed a saldo sono aggiunti Syrah, Merlot e Ciliegiolo.

Il Re Magno affina per 12 mesi in barriques usate e 6 mesi in bottiglia, prima di essere messo in commercio, mentre il “fratello minore” ha un’elevazione più breve.

 

LA DEGUSTAZIONE

Campione di botte Re Magno 2018

Passare dalle cantine in questo periodo è un privilegio, perché si possono assaggiare i vini neonati, che non sono ancora pronti, ma che ci fanno intuire cosa saranno da grandi, un po’ come un bambino, che presenta già i caratteri dell’uomo che diventerà. Che spettacolo già il naso: floreale di rosa, viola, speziato di pepe nero, fruttato di mirtillo, lampone ed nota minerale di pietra focaia…in bocca è succo scalpitante, ma già non spigoloso, ha una grinta non più adolescenziale scomposta, ma da giovinezza.

 

 

Re Magno 2016

Sono stata fortunata a provare una delle ultime bottiglie, perché è stato sold out e non è possibile assaggiare il 2017, perché hanno preferito non farlo, vista l’annata dal clima infausto. Scelta coraggiosa per le finanze di un’azienda e dimostrazione di grande serietà di chi vuole fare un prodotto di alto livello, come questo Re della biodinamica!

Il colore non è molto scarico, nonostante il vitigno principale non sia ricco di antociani. Al naso sento subito i caratteri “maschi” del Sangiovese: nota ematica e terrosa. E’ lui, in quel carattere che alcuni tendono a smorzare, ma che si ritrovava nelle bottiglie che uscivano dai vecchi vignaioli, che non domavano il terroir, ma lo esaltavano! Poi ecco la dolcezza della frutta rossa e nera, il pepe nero. Chiacchieriamo un po’ ed ogni tanto ricerco i profumi del vino. Non tutti i vini lo fanno ,ma questo sì perché è vivo e non artefatto, non ha lieviti aggiunti e nessun altro magheggio di cantina lo ha stravolto: stando nel bicchiere si modifica… Ecco che hanno preso la parola il talco, la viola ed anche la grafite.

In bocca è rotondo e beverino, scende con eleganza nel cavo orale ed è ancora fresco vivo e con tannino importante, seppur composto, che lo porterà avanti 10 anni!