Anche all’ultima edizione di Slow Wine non potevo non degustare le anteprime dei vini del Piemonte: lo sapete che il mio vitigno preferito è il Nebbiolo e che amo tremendamente i vini di questa Regione.

Della mia giornata a Slow Wine, Vi propongo altre degustazioni, oltre a quelle del mio precedente post, stavolta di Barolo e di Timorasso. Quest’ultimo è un vitigno a bacca bianca autoctono del basso Piemonte (pare del Tortonese), dove trovava le condizioni ideali per esprimersi sin dal Medioevo:  abbiamo testimonianze in tal senso da parte di Pier Crescenzio nel suo Ruralium Commodorum libri XII. Purtroppo il Timorasso è stato messo nel dimenticatoio per molti anni in favore del più produttivo Cortese, ma, grazie alla passione di alcuni illuminati vignaioli, sta riaffermandosi come merita: ci dona vini bianchi di una certa struttura e complessità, degni di nota. Eccone due fulgidi esempi

Vigne Marina Coppi: Colli Tortonesi Timorasso Fausto 2016

A Castellania nel 1919 nacque Fausto Coppi, che tutti conosciamo come grande ciclista, ma che era anche vignaiolo ed ora il nipote porta avanti la tradizione di famiglia.

Con questo strutturato vitigno, il rischio è sempre quello che l’idrocarburo copra un po’ tutto ma non è questo il caso: insieme a questo profumo c’è anche una passeggiata in un campo di camomilla, acacia ed altri fiori di campo oltre che frutta a pasta gialla, che in bocca torna ancor più netta sotto forma di aromi dopo che rotondità e verticalità hanno accompagnato la beva.

 

 

Vigneti Massa: Derthona Costa del Vento 2016

Più a nord di Castellania, a Monleale, si trovano le vigne del più celebre fra i produttori di Timorasso: Walter Massa. Il colore di questo vino è intenso e ci fa intendere che la macerazione sulle bucce non è stata breve.

Il naso è una singolar tenzone fra la pungente mineralita’ dell’idrocarburo e la dolcezza della frutta e poi di nuovo la terra bagnata e la camomilla con l’acacia…non mancano affatto corpo e struttura in bocca. Sapidità, mineralità e freschezza viva accompagnano un finale di aromi dolci persistenti.

 

 

 

Anna Maria Abbona: Barolo Bricco San Pietro 2014

Si tratta di un cru di Monforte, dove il terreno elveziano dà vita a vini più strutturati, longevi ed alcolici, rispetto alle zone tortoniane, dove la caratteristica principale è l’eleganza. Si sente la diversità del territorio, rispetto al Barolo provato lo scorso anno a Slow Wine e che avevo eletto a migliore fra quelli degustati (leggete il mio post in proposito): è il fascino del vino! Eppure si sente la stessa impronta di eleganza tipica della cantina. Al naso ecco la rosa, le olive, la prugna, la tostatura ed una pungente nota balsamica, su un sottobosco fungineo. In bocca è beverino, elegante e profondo con una viva freschezza ed un tannino ben presente che lo porterà ad evolvere benissimo.

 

 

 

Giacomo Fenocchio: Barolo Villero 2014

Uno dei più noti produttori di Barolo. Un tradizionalista fiero, che tiene il mosto sulle bucce per 40 giorni e poi affina per 3 anni in botte grande. Questo vino è un cru di Castiglione Falletto, che giace anch’esso su terreni elveziani. Ha sentori minerali quasi di iodio e balsamici fra cui sbucano una rosa e del talco, piccoli frutti rossi. In bocca è beverino e succoso, con un tannino che grippa nel palato ma guai se così non fosse vista la giovane eta! Eccellente!