Dopo avervi parlato nel precedente post di alcuni Barolo e Barbaresco che mi sono piaciuti molto a Slow Wine 2018, ora voglio raccontarvi di varie espressioni del Nebbiolo, fra cui una spumantizzazione davvero ben fatta pur con metodo Martinotti, di un Caremae di quello che a mio parere è stato in assoluto il miglior Barolo che ho provato.

460 CASINA BRIC

Questa cantina coltiva il Nebbiolo in 6 cru nei terreni più alti del Comune di Barolo, fra i 420 ed i 500 metri: la media fa 460 ed ecco il perché di questo numero nel nome. E’ significativa e si ritrova anche nel vino la posizione del vigneto che conferisce le uve: altitudine significa maggiore ricchezza polifenolica (colore e profumi più intensi) e maggiore acidità. Si tratta di una cantina giovane e dinamica, come il suo proprietario, Gianluca Viberti, che vuole arrivare ad un pubblico under 40 cercando di mantenere e recuperare le tradizioni, come ha fatto per la bottiglia del Barolo, davvero originale per noi, ma in uso comune nel ‘700: la Poirinotta (prodotta in quel periodo nel comune di Poirino), che rende subito stiloso il vino già al primo impatto visivo.

NEBBIOLO BRUT ROSE’ 

Cominciamo con il Nebbiolo Brut Rosè. Anche nella descrizione di questo vino, Gianluca Viberti mostra un forte legame con la tradizione e col territorio: mi dice che lo fa col metodo Martinotti, non Charmat, come comunemente si dice, forse perché fu quest’ultimo a brevettarlo nel 1910. Ma fu Martinotti, direttore dell’Istituto Sperimentale per l’Enologia di Asti, ad inventarlo 15 anni prima.

Questo spumante fa un Martinotti lungo, 12 mesi, e sfiderei molti, alla cieca, a non confonderlo con un metodo classico…certo non un 24 mesi sui lieviti, però non ha il carattere sottile del metodo Charmat.

In etichetta è indicato Pret a Porter, perché come un tessuto questo spumante dovrebbe essere una bevuta di tutti i giorni, senza grandi pretese, ma comunque ben fatto. Ha un profumo netto di crema pasticciera ed una morbidezza da Pinot Meunier, nonostante non sia un metodo classico! Chapeau!

È disponibile anche la versione metodo classico millesimati, ma solo nel formato magnum.

BAROLO 2013

Nel rispetto della tradizione, durante la vinificazione il cappello viene sommerso e poi il vino eleva in botti grandi. Nel bicchiere si deve aprire, merita tempo perché la forte nota balsamica lasci spazio alla rosa ed agli altri tipici profumi varietali. In bocca è fresco e giustamente tannico. È sicuramente un vino interessante.

ANNA MARIA ABBONA

Questa grafica pubblicitaria, per nostra fortuna, si è fatta convincere dal marito e nel 1989 ha lasciato il lavoro ed è tornata a dedicarsi alla coltivazione dei vigneti di famiglia. L’azienda è del doglianese, quindi specializzata in Dolcetto, ed ha cominciato a fare il Barolo solo nel 2009, ma i risultati sono già eccellenti, frutto sicuro di tanta passione e perizia.
Le vigne di 35-50 anni giacciono su marne calcaree a Castiglione Falletto ed il vino che producono affina in botti grandi per 30 mesi.

BAROLO 2013

Questo è stato il Barolo che in assoluto ho preferito: semplicemente fantastico!

I profumi sono eleganti, “morbidi” ed equilibrati: la nota balsamica pur essendo ben presente, non è troppo pungente, così come la prugna è suadente, ma non sovrasta il corredo aromatico, che si compone anche di una delicatissima rosa fresca, una bella mineralita’ e la fava del cacao. Rimanendo nel bicchiere pervade il naso la canfora. In bocca fresco vivo, con un tannino che asciuga ma non è assolutamente ruvido. È beverino e non si farebbe alcuna fatica a berne altri bicchieri! Finale lungo!

AZIENDA VITIVINICOLA FERRANDO

Una nobile espressione del nebbiolo è quella della Carema doc, così denominata perché l’area di produzione coincide con i confini di questo paese di meno di mille anime al confine con la Valle d’Aosta, che rientra nella città metropolitana di Torino.

I Ferrando non si possono certo definire dei neofiti, visto che producono vino da più di un secolo. Oltre al Carema, si dedicano anche all’Erbaluce di Caluso, si in versione spumantizzata, che passita.

CAREMA ETICHETTA NERA 2013

Questa etichetta viene prodotta solo nelle annate migliori. Si sente subito il vitigno: mantiene sempre l’eleganza del nebbiolo. Nonostante sia del 2013, in questo vino troviamo già una certa terziarizzazione al naso: profumo di goudron, frutta matura, in particolare prugna matura, caffè. In bocca ha ancora una bella acidità ed un tannino vivace. Al naso è più maturo che in bocca ed è proprio interessante questo contraltare fra olfatto e gusto.