IL TERROIR

Come vi ho detto anche nel mio precedente post, la Liguria ha un patrimonio vitivinicolo molto interessante, poco valorizzato per il suo potenziale. Un’altra testimonianza in proposito è il Pigato di Laura Aschero.

Il Pigato, da molti ritenuto una mutazione genetica del Vermentino, ne ha senz’altro la stessa origine greca e deve il suo nome al fatto che gli acini maturi hanno puntinature marroni e quindi è “pigau” (macchiato). Viene coltivato nel Ponente ligure e l’azienda ha le vigne a Pontedassio, nell’entroterra dietro Diano Marina, prospiciente il mare, dal quale riceve le benefiche brezze.

Laura Aschero è il nome della mamma dell’attuale proprietario ed è stata la pioniera di questa avventura, quando nel 1975, non più ragazzina (54 anni), ma senz’altro piena di energie e di progetti, decise di dedicarsi alla vigna, anche per dare un passatempo al marito, vicino alla pensione. Se tutti gli hobbies portassero questi risultati, saremmo ricchi di cose bellissime!

Grazie al territorio, particolarmente vocato per le condizioni pedo-cliamtiche su cui si estendono i 3 ettari di terreni, ed alla sapienza aziendale, i vini prodotti sono assolutamente degni di nota.

LA DEGUSTAZIONE

A bicchiere fermo lo porto al naso e sento il mare. Nelle giornate di vento forte, sicuro le brezze sferzano grappoli e pampini, perché il salmastro è proprio ben presente.

Faccio ossigenare il vino ed ecco che spuntano anche l’ananas ed il cedro, di quelli belli grandi  che riempiono di colore i patii assolati delle case liguri d’estate, ed intorno, come in questo bicchiere, cespugli di macchia mediterranea: il timo, la maggiorana, la menta piperita…

Più che al naso, è in bocca che esce, sotto forma di aroma, la polpa della frutta tropicale. Spicca la mineralità, mentre la sapidità e la viva freschezza sono marcate e controbilanciate dal calore e da una bella rotondità. La chiusura è quella amaricante del “cugino” Vermentino ed il finale non è per nulla corto! Un vino elefante e complesso.