Dopo aver esaminato alcuni Sangiovese davvero degni di menzione, ecco cos’ho degustato quanto a “tagli bordolesi”, così denominati perché gli uvaggi sono quelli tipici della famosissima AOC di Bordeaux, vale a dire Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot.

Bolgheri è ormai sinonimo di vini così composti ed il merito va all’intuizione del marchese Mario Incisa della Rocchetta, amante del vino francese, che decise di piantare le barbatelle di Cabernet Sauvignon nelle terre avute in dote dalla moglie Clarice della Gherardesca (buon sangue non mente: il nonno aveva pubblicato “Descrizione dal vero di 105 varietà di uve, parte indigene e parte di origine straniera” nel 1862).

Il suo esempio fu seguito da altri produttori ed ora il bolgherese è identificato come il territorio principe per il taglio bordolese in Italia, grazie anche alle favorevoli condizioni pedo-climatiche: le brezze marine asciugano e portano mineralità ai vini, come il terreno alluvionale, in genere ricco di scheletro. Il clima mitigato dal mare è dolce per la coltivazione della vite e la macchia mediterranea, oltre ad entrare nel corredo aromatico, contribuisce a rendere ancora più gentile il gradiente termico fra le stagioni.

SOR UGO 2014 BOLGHERI DOC DI AIA VECCHIA

L’azienda è nata con un’impronta internazionale, non solo per quanto riguarda i vitigni utilizzati, ma anche per le competenze utilizzate: l’enologo è ungherese e l’agronomo neozelandese! A Bolgheri vengono prodotti Sor Ugo e Lagone…proviamo il primo.

Sor Ugo è sempre una garanzia e non ha risentito della brutta annata, da cui comunque i vignaioli più bravi hanno ritratto buoni prodotti, grazie ad una selezione accurata. Aia Vecchia è riuscita anche a produrre un Sor Ugo elegante e complesso: ecco subito la dolce prugna, un bel corredo di spezie. in bocca è rotondo e avvolgente con freschezza viva e tannino che lo rendono equilibrato. Il finale non svanisce subito ed è piacevole la riconferma olfattiva.

 

PIEVI 2014 BOLGHERI DOC DI FABIO MOTTA

Allievo di Michele Satta, conosce molto bene il territorio che coltiva personalmente e dal quale ritrae due vini molto interessanti: Le Gonnare, che purtroppo non ha portato a Mare di Vino, e Pievi.

Di quest’ultimo, 50% merlot, 25% cabernet sauvignon ed altrettanto cabernet franc, ho provato il 2014, che, come da tradizione aziendale, ha poca permanenza sulle bucce durante la vinificazione.

Il bouquet olfattivo è abbastanza intenso e la frutta rossa è ben bilanciata dalla nota vegetale, che conferisce una sensazione fresca anche al naso. In bocca è verticale, con un attacco fresco vivo e sapido, che lo rendono pimpante piuttosto che suadente.

GUADO AL MELO

Basta dire prof. Scienza per capire come fanno i vini in questa tenuta. Chiunque sia appassionato di vino conosce il nome di questo professore ordinario dell’università di Milano, che è uno dei massimi esperti mondiali di viticultura ed uno dei pionieri della fortuna di Bolgheri. Proprio grazie alla familiarità con questo territorio, il figlio Michele, insieme alla moglie Annalisa, hanno deciso di scommettere sul bolgherese ed hanno dato vita ad un’azienda, che chiamare cantina è riduttivo, visto che contiene anche una vasta biblioteca sul vino ed ospita mostre sull’argomento, oltre a collezioni ampelografiche.

Il legame col territorio è forte e la ricerca si vede anche nella scelta del nome, recuperato da alcune mappe storiche, che lo individuavano in questo modo, appunto come guado del torrente Fossa di Bolgheri, prospiciente la tenuta. Non voglio approfondire molto in questo post la descrizione di questa vera e propria chicca, perché ne parlerò in un’altro articolo, dedicato alla visita in cantina. Vi dico solo che i vini prodotti in questa azienda non sono né biologici né biodinamici, ma vini sostenibili.

Rifuggo sempre da coloro che affermano di essere biologici ma di non aver tempo di compilare tutte le scartoffie del caso e quindi non sono certificati, oppure che dicono che rispettano l’ambiente: non lo scrivo se non ne sono certa e, visto che non posso esserlo, non lo scrivo mai!

Lo dico però ora che i vini di Guado al Melo sono sostenibili, perché rispettano un protocollo da cui consegue una certificazione, messa a punto da diverse università e centri di ricerca.

JASSARTE 2013

Ero partita a colpo sicuro per provare solo Atis ed invece, per fortuna, ho ascoltato il suggerimento della collaboratrice aziendale ed ecco che ho trovato quello che in assoluto è stato il mio vino preferito a Mare di Vino 2017! E’ sorprendente, particolare, ha un carattere tutto suo che mi piace moltissimo per complessità, forza ed eleganza.

E’ un blend di circa 40 vitigni autoctoni, pazientemente recuperati dal prof. Scienza per motivi di studio sulle piante mediterranee ed orientali, fra cui vi è anche l’antichissimo Separavi, molto diffuso in Georgia ed arrivato forse nel periodo degli Etruschi. Affina 24 mesi in botti non nuove e poi 12 mesi in bottiglia, senza essere filtrato, prima di essere commercializzato.

Proprio per questa contaminazione di vitigni orientali, il vino prende il nome dal fiume che si credeva delimitasse i confini fra Est ed Ovest del mondo.

Ho amato molto questo vino che mi ha sorpresa non solo per la complessità al naso incredibile, ma soprattutto per la natura dei profumi: la frutta rossa non è la protagonista, ma lo sono l’anice, l’incenso, le erbe officinali, il rabarbaro…In bocca è rotondo con un bel succo che riempie, ma con eleganza, e grande bevibilità. E’ fresco, sapido ed il tannino è giusto sia in quantità che in qualità. In retrolfattiva, elegante e intensa come il naso, ecco ben definita anche la radice di liquirizia. Finale lungoooo!

 

ATIS 2013 BOLGHERI SUPERIORE DOC

Il nome è quello del nipote di Zeus, mitologicamente padre del popolo etrusco: un altro omaggio alle radici del territorio, come l’etichetta che rappresenta la tipica coltivazione antica, la vite “maritata”.

Si tratta di un classico taglio bordolese con il cabernet sauvignon preponderante rispetto al franc ed al merlot ed affina con le stesse modalità e tempi dello Jassarte.

Anche questo vino è fine ed intenso al naso ed esprime al meglio i varietali: subito si sente netta la foglia di pomodoro del cabernet sauvignon, il truciolo di matita del cabernet franc e la mora del merlot, molto ben amalgamate insieme, oltre al tabacco dolce ed alla nota balsamica. In bocca è molto morbido, ha maggiore freschezza dello Jassarte ed il tannino mi fa pensare che siano proprio bravi a renderlo “giusto”. La retrolfattiva conferma il naso ed il finale ha una buona persistenza.

 

CAMPO AL FICO 2014 BOLGHERI SUPERIORE DOC DE “I LUOGHI”

“I luoghi” è la creatura di un ingegnere elettronico, che ha voluto valorizzare il territorio in cui è cresciuto.

Ho assaggiato il suo Campo al Fico: 80% Cabernet Sauvignon e 20% Cabernet Franc affina per 20 mesi in barriques.

Credo che le barriques utilizzate siano di primo passaggio, perché al naso spicca una nota di vaniglia, seguita dal pepe, dalla foglia di pomodoro ed un accenno di peperone, non troppo invadenti, anzi eleganti e piacevoli.

In bocca rotondo, fresco e sapido con un giusto tannino. Vino senz’altro elegante, come conferma la retrolfattiva, oltre che strutturato.