Appassionata di vini dei cugini liguri, non potevo perdermi la rassegna Mare Mosto, che si è tenuta ad inizio estate ed alla quale ha partecipato un gran numero di produttori da tutta la Regione.

I VINI LIGURI

Sapete quanto consideri importante il terroir, vale a dire quel magico mix di condizioni pedo-climatiche, vitigno e vignaiolo. Si tratta di un fil rouge che ci consente di definire i vini di una zona. Ne volete una prova? In Liguria i vini bianchi sono sapidi e verticali, grazie alle brezze di salmastro che accarezzano le vigne, inerpicate su pendii scoscesi. I vini rossi, per via degli scambi coi piemontesi, vedono come protagonista del Ponente il Dolcetto, che qui si chiama Ormeasco. Questo e gli altri vitigni coltivati ci danno vini profumati, non troppo alcolici e di pronta beva, ovvio! Con una cucina a base di pesce, verdure dell’orto ed erbe officinali non era certo logico produrre vini eccessivamente strutturati. Ecco cosa ci racconta il terroir ligure.

LE DEGUSTAZIONI

Andrea Bruzzone – Metodo classico Janua 2016

Il nome è stato scelto perché Giano è il Dio protettore di Genova, che deriva il suo nome proprio dalla divinità. E’ un omaggio alla città, come le uve utilizzate, autoctone: Vermentino e Bianchetta Genovese. Quest’ultima è maggiormente nota con il nome di Albarola, per il suo utilizzo all’interno dello Sciacchetrà. Entrambi vitigni con un’importante spalla acida, qualità utilissima nella spumantizzazione.

Si tratta di un millesimato che riposa 18 mesi sui lieviti, con dégorgement (sboccatura) alla volée. Interessante per la nota balsamica di finocchietto selvatico che introduce alla frutta a pasta bianca ed a un po’ di macchia mediterranea. La beva ha la freschezza dei due vitigni che lo compongono e la sapidità del mare che accarezza le sue viti. Ripulisce la bocca con un finale amaricante.

TENUTA SELVADOLCE

Ci spostiamo nel Ponente, a Bordighera, in una zona famosa in tutto il mondo per la floricoltura e proprio questa era l’attività dell’azienda fino a poco tempo fa. L’incontro con la biodinamica e la curiosità di conoscerla attraverso un corso di viticoltura, ha fatto sì che l’attenzione si spostasse ad un vecchio vigneto di famiglia, che è poi diventato il protagonista della tenuta. Sapete quanto ami la biodinamica e sia sempre alla ricerca di qualche nuovo produttore! Leggete in proposito i numerosi posts che ho scritto.

Crescendo 2016

Stanno crescendo le vigne dalle quali si produce questo Pigato in purezza, visto che sono state piantate nel 2005. La fermentazione avviene in legno, mentre l’affinamento di 7 mesi sulle fecce fini è in acciaio.

I profumi sono eleganti e complessi di idrocarburo, albicocca, rosmarino. In bocca è rotondo, la frutta dolce duetta con la mineralità acre. Chiude leggermente tannico, fresco vivo e sapido.

Rucantù 2017

Guai a chi osa dire che si tratta di vigne vecchie, visto che hanno quasi la mia età! A parte gli scherzi, nel bicchiere si sente la qualità conferita dai 40 e passa anni di queste vigne. Ed anche l’affinamento in legno, sapientemente utilizzato, in questo caso è la scelta migliore.
Anche per questo vino è stato utilizzato Pigato al 100%. Non mi soffermo su questo vitigno, ma vi rimando ad un precedente post, nel quale l’ho introdotto. Al naso l’idrocarburo è meno intenso che in Crescendo e più armonizzato con la frutta, mentre è netta e gradevole la nota balsamica. Il sorso, succoso e materico, vive l’equilibrio dinamico di parti dure e morbide, dolcezza e pungenza. Deglutiamo con la sapidità che cerca di asciugare un’acidità ben presente e ritornano eleganti gli aromi sentiti al naso.

VB1 Vermentino 2016

Le vigne di questo Vermentino in purezza hanno la stessa età di quelle del Rucantù ed anche in questo caso fermentazione ed affinamento sono in legno. Riposa due settimane sulle bucce e si vede dal colore dorato. È un macerato ben fatta che conferisce alla bottiglia un carattere tutto suo: lo riconoscereste fra altri cento! Profuma di crostata di albicocche, erbe mediterranee come il timo, il rosmarino, fiori bianchi, il salmastro del mare. In bocca il sorso pieno è pimpante di sapidità e viva freschezza, con chiusura elegante e persistente.

POGGIO DEI GORLERI

Ci spostiamo solo di qualche chilometro verso levante, a Diano Marina, e troviamo questa azienda convenzionale. Ho assaggiato l’annata 2016 di Albium, un Pigato in purezza che affina 12 mesi in acciaio ed altrettanti in bottiglia.

Questo vino, che proviene da un’unica vigna, profuma di idrocarburo, olio d’oliva, pompelmo, ananas e albicocca. In bocca è succoso, rotondo, fresco vivo e sapido. Chiude con un finale minerale e amaricante.

MARIA DONATA BIANCHI

Sono particolarmente affezionata a questa cantina, perché ricordo che è stato uno dei primi vini che ho degustato alla mia prima partecipazione a Slow Wine. L’azienda produce vino da ben 4 generazioni e dalla fine degli anni ’70 lo imbottiglia.
Il Pigato 2018 è elegante come la sua produttrice. Non si propone sfacciato al naso, ma pian piano escono con ampiezza la nota balsamica, la frutta (agrumi e frutta esotica) e i fiori bianchi. Sapido e fresco vivo, chiude pulito con sufficiente persistenza.

DANIELE PARMA

Già suo padre aveva a che fare col vino, visto che aveva una distilleria, ma Daniele Parma ne ha voluto fare il protagonista della sua attività. La lavorazione meticolosa e pulita in vigna, consente di non dover stravolgere il vino in cantina e di offrirci un prodotto il più naturale possibile. Ho assaggiato una Bianchetta Genovese in purezza, I 2 Vigneti 2018.

Fiori bianchi su tutto, sulla frutta a pasta bianca, sulla nota minerale e poi balsamica. In bocca di corpo, un bianco con una certa struttura, tanto sapido e fresco vivo. Il finale elegante richiama il naso con la pietra focaia più netta ed ha discreta persistenza.