Vado sempre volentieri a Maredivino, perché mi piace il filo conduttore che lega i vini di questo territorio: il mare. Non lambisce solo tutta la costa su cui si affacciano i vigneti del bolgherese, della Val di Cornia, di Suvereto, dell’Elba e di tutta la provincia in generale, ma entra nei vini, dalle viscere della terra o col soffio del libeccio: sono tutti sapidi, molti con profumi di salmastro e con una matrice minerale. Anche la sabbia fa la sua parte nell’eleganza dei vini.

E’ sicuramente una terra vocata e prova ne sono, oltre ai più famosi vini di Bolgheri, anche gli Aleatico passito dell’Elba ed i Sangiovese, di cui ho trovato espressioni che meritano di essere degustate.

Come ho detto più volte, amo molto il Sangiovese perché coniuga eleganza e potenza ed anche perché è molto territoriale. Per ragioni pedo-climatiche differenti, non aspettatevi espressioni chiantigiane, ma un vino più “gentile” e più sapido. Ecco cosa mi è piaciuto.

FATTORIA DI STATIANO

Ho avuto la fortuna di conoscere questa azienda agricola di Pomarance proprio lo scorso anno a Maredivino, sorpresa di trovare un Sangiovese e ancor di più che invece della varietale violetta, profumasse di rosa, ma il motivo c’è: un roseto contorna il limitare delle vigne. L’habitat è ben presente nella bottiglia, perché l’azienda lo rispetta molto: non a caso parlano della “terra che ci ospita”, coltivano in maniera biologica e mantengono l’ecosistema in equilibrio preservando il bosco, che occupa 20 ettari (44 sono quelli coltivati, in minima parte vigna).

La passione è trasferita nei vini ed è impossibile non leggerla negli occhi dell’enologa e di Tina Castaldi, la proprietaria, che mi parla con occhi pieni di entusiasmo delle sue vigne e della sua cantina e del loro grande impegno per cercare di fare un vino buono.

Un’interessante curiosità che ci fa capire ancor più quanto l’azienda sia sensibile allo sviluppo sostenibile, inteso come progetto globale e condiviso, è la partecipazione al WWOOF, un’organizzazione che mette in contatto fattorie biologiche e turisti che danno una mano nei lavori agricoli, in cambio di vitto e alloggio.

MONTECASTELLI IGP 2013

Affina in cemento per 2 anni. E’ lo stesso che ho provato lo scorso anno, me lo ricordo ancora ed è la prova evidente di quanto il vino sia vivo: rispetto allo scorso anno sono uscite molto bene le spezie e soprattutto il pepe nero, oltre alla rosa, a piccoli frutti rossi, alla macchia mediterranea ed alle erbe officinali. Profumi intensi e fini. In bocca è molto sapido: sale del terreno (argillo-sabbioso) e della brezza marina. Fresco vivo, ha un tannino presente, già composto ed in retrolfattiva tornano, sotto forma di aroma, i profumi sentiti al naso. Buona persistenza.

Lo definirei un vino versatile, perché si può gustare come aperitivo, ma anche pasteggiarci o tenerselo lì e aspettare che cambi nel bicchiere e ci sorprenda con i suoi volteggi leggeri di farfalla ed esprima sensazioni diverse man mano che passa il tempo.

Vi consiglio di acquistare questo vino e di farlo “acclimatare”, versandolo in un decanter almeno 5/6 ore prima della degustazione, perché si possa ossigenare ed esprimere al meglio. Come dite? Non è comodo? No, ma neppure troppo disagevole e poi le cose belle vanno aspettate!

Fra l’altro, il Montecastelli 2013 ha vinto la medaglia d’argento all’International Wine Challenge 2017…

MONTECASTELLI IGP 2016

Nato dalla volontà di avere un vino subito pronto per la beva, che non avesse bisogno di un lungo respiro come il 2013. L’enologa ha lavorato molto, non con temperature o chimica (figuriamoci che non chiarificano neppure, né con albumina né con bentonite, né con qualsiasi altro tipo di prodotto), ma attraverso una differente lunghezza di macerazione e con frequenti rimontaggi. Questo fratello minore del 2013 ha ben presente la rosa, la frutta rossa fresca e la macchia mediterranea. Nonostante sia ancora un ragazzino, il tannino molto pimpante non è troppo ruvido. Fresco vivo e sapido, ha una retrolfattiva piacevole.

I MANDORLI

A Suvereto, con esposizione ad est, questa azienda coltiva il Sangiovese, mentre nella parte che guarda a ponente il Cabernet. Sono orgogliosamente biodinamici e sulle modalità di coltivazione della vite con questa metodologia di rispetto assoluto della Terra vi rimando al mio post su Caiarossa. I Mandorli si trova a Belvedere di Suvereto, una piana a 280 metri sul livello del mare, esposto ai venti ed al sole, con un terreno duro, ricco di oligoelementi, scisti e galestri, naturalmente ricchi di ferro, visto che sono a ridosso delle Colline Metallifere.

SANGIOVESE 2012

Affina per 12 mesi in botte di rovere, 6 in botte vetrificata ed almeno altrettanti in bottiglia. Ha un colore rosso rubino intenso, inusuale per il vitigno. Al naso apre la violetta con il cassis ed il pepe e poi ecco la più dolce prugna, smorzata da una delicata nota balsamica e minerale. In bocca è rotondo, sapido, fresco vivo e minerale, con un tannino che si deve ancora addomesticare. In retrolfattiva torna la nota balsamica ed è abbastanza persistente.

PAKRAVAN-PAPI

A Riparbella, terra etrusca e quindi di vini, dopo numerosi anni di abbandono, alcuni illuminati imprenditori hanno recuperato le antiche coltivazioni o impiantate di nuove. Fra questi c’è da annoverare assolutamente Amineh Pakravan, che ha ridonato vita al sangiovese piccolo, eredità dei contadini dal 1700, per poi cominciare a coltivare anche il sangiovese grosso.

L’azienda ha un basso impatto di CO2, visto che è energeticamente ecosostenibile, grazie ad una pala eolica ed ai pannelli solari, questi ultimi utilizzati, insieme alla potatura delle viti, per il riscaldamento invernale.

Il territorio è particolarmente vocato alla coltivazione della vite, come già scoperto dagli etruschi, grazie alle brezze marine ed al clima mite, oltre ad un terreno argilloso con calcari palombini (chiamati così perché il colore ricorda quello di una colomba), ideale per il Sangiovese.

Mi piace ricordare che le uve, anche se dello stesso ceppo, vengono vinificate insieme solo se dello stesso vigneto e poi assemblate, dopo il primo passaggio in barrique.

GABBRICCIO 2011

E’ prodotto da una vigna autoctona di sangiovese piccolo ed anche questo è molto territoriale. Si eleva 12 mesi di botte ed altrettanti di bottiglia. Il colore è intenso ed al naso ed in bocca è profondo. Profuma elegantemente di sottobosco, violetta, spezie dolci, profondo. In bocca non punta solo sulla verticalità, ma anche sulla profondità e sul corpo. E’ fresco, sapido ha un tannino a trama larga che si deve ancora sistemare. Il finale è persistente e riconferma l’eleganza ed il gioco di aromi sentito al naso.

E’ medaglia d’argento al Concours Mondial di Bruxelles 2017.