IL TERROIR

Siamo nella patria del Rossese di Dolceacqua e della viticoltura eroica.
Maixei in dialetto significa muretti a secco: quelli magistralmente costruiti per inventarsi stretti terrazzamenti sugli scoscesi pendii su cui si inerpicano i viticoltori per le operazioni in vigna, che necessariamente devono essere effettuate a mano.

Anche il clima non aiuta: tanto sole e poca acqua rendono quasi obbligatoria la coltivazione ad alberello, per far sì che la chioma ombreggi il terreno e ripari fusto e soprattutto radici dall’eccessivo calore, a scapito però di buone rese (se ne avvantaggia la qualità!). Si sopporta tanta fatica solo se si ha tanta passione e si ama il frutto del proprio lavoro, in questi luoghi soprattutto il Rossese di Dolceacqua. È il vitigno a bacca rossa autoctono del Ponente Ligure, pare giunto con gli Etruschi, valorizzato da Andrea Doria e da Napoleone. Forse fu proprio merito suo se si diffuse anche in Provenza, con il nome di Tibouren, ed ancora oggi è alla base della produzione dei migliori rosati francesi.

La valorizzazione del Rossese ha condotto alla definizione della Rossese di Dolceacqua DOC nel 1972, che prevede un disciplinare piuttosto stretto, imponendo che almeno il 95% sia rappresentato dal Rossese di Dolceacqua (i vini di Maixei lo sono in purezza) coltivato in collina fino a 600 m/slm, con una resa massima di 90 q.li/ha (ma sono sempre inferiori) e con uve provenienti solo da 14 Comuni del Ponente Ligure.

Maixei è la linea di vini creata nel 2007 dalla cooperativa “Agricoltori Riviera dei Fiori”, che dal 1978 riunisce i coltivatori di questa parte di Liguria, la cui missione è quella di preservare e valorizzare il lavoro di viticoltori eroici, che producono in purezza Rossese di Dolceacqua, Vermentino, Pigato e Syrah. Degustiamo ora i vitigni a bacca nera, che sono contraddistinti da una pulizia di sentori e da una bevibilità tipica dei vini eleganti:

LA DEGUSTAZIONE

Dolceacqua Superiore 2017

Rispetto al base, il “Superiore” deve avere una gradazione maggiore e può essere commercializzato solo un anno dopo la vendemmia. Il colore è scarico perché il vitigno ha pochi antociani. I profumi sono caratterizzati dalle spezie, dal salmastro e dai piccoli frutti rossi. In bocca è beverino, rotondo, fresco e sapido, con un tannino giusto come quantità e per nulla grezzo. Un ottimo vino quotidiano

Barbadirame Dolceacqua Superiore 2017

Porta questo nome in onore di un pittore locale che era molto legato al territorio e dipingeva molte scene contadine. Affina in botte di rovere che non maschera affatto i profumi, anzi esalta la rosa, tipica del vitigno, ed il naso è complesso anche per la presenza di una fresca balsamicità e dei frutti rossi, più netti rispetto al Superiore appena provato, oltre che delle spezie. In bocca un tannino ben presente e a trama larga, seppur composto, dona struttura alla beva, che chiude giustamente tannica, fresca e sapida

Mistràl 2017

Si chiama Mistràl ed al naso di questo Syrah pare di sentirlo il salmastro portato dal vento insieme alla mora, al pepe nero, al tabacco dolce e all’eucalipto, che pizzica le narici. In bocca ha un bell’estratto ed il succo tira fuori una punta di cioccolato, prima di chiudere con tanta freschezza, sapidità ed un accenno di tannino, che aumenta stimolato dall’acidità.

Il vino è cultura, strettamente interconnessa alle altre espressioni dell’uomo e del territorio: Barbadirame era un pittore locale, mentre Mistràl non ha un debito per il nome solo con il vento, ma anche con Frédéric Mistral, poeta premio Nobel (1904) della Provenza, di cui il Ponente Ligure non è che una propaggine e viceversa!