GLI INIZI DEL BAROLO…

Il Barolo è il mio vino preferito ed il Nebbiolo il mio vitigno prediletto. Non ne faccio mistero, ma anzi l’ho detto più volte anche nel mio canale Youtube DIVINO TV, sul quale trovate molte puntate dedicate a varie espressioni di Nebbiolo.

Il Barolo è affascinante per la sua storia, che è quella di una grande evoluzione. Dai tempi in cui era “quasi amabile come il morbido Madeira, secco al palato come il Bordeaux e vivace come lo Champagne”, come lo definì il Presidente Jefferson (1787).
Poco più tardi, Juliette Colbert diede lustro al Barolo, tanto che il Re in persona volle provarlo. E poi, grande merito sulla creazione di un vino tecnicamente perfetto lo ebbe quel “carbonaro impertinente”, come lo chiamava da giovane il re Carlo Alberto, vale a dire Cavour. Fu proprio lui che, divenuto a soli 21 anni sindaco di Grinzane, affidò le sue cantine all’enologo Louis Oudart, comprendendo che al Barolo mancava ancora qualcosa per essere al pari dei nobili vini francesi.

Queste le tappe più significative e lontane nel tempo, che hanno consentito al Barolo di diventare il Re dei vini. Ma ora veniamo alle degustazioni di questo frutto del Nebbiolo, che ho fatto all’ultima edizione di Live Wine.

RIVETTO
E’ dal 1922 che producono vino e quindi il loro merito di essersi convertiti al biologico ed alla biodinamica è ancor più grande. Se si parte da zero non c’è nulla da distruggere, ma in questo caso, da quando Enrico entrò in azienda nel 1999, ci voleva del coraggio per cambiare 70 anni di storia. Con dei risultati così non ce n’era bisogno, avrebbero pensato in molti, riflettendo solo sull’aspetto meramente economico. Ma un’azienda ha un dovere sociale ed ambientale, in primis nei confronti del proprio imprenditore, perché vivere in un ambiente sano è vantaggioso anche per lui. Così, dopo aver espiantato un po’ di vite, aver ridato spazio al bosco, alle erbe officinali che crescono fra i filari, agli alberi da frutto e ad antiche varietà di grano, intorno alla produzione di Barolo si è ricostituito un ecosistema virtuoso.

Barolo Serralunga 2015

E’ certo un infanticidio stappare un Barolo così giovane e lo si fa solo alle degustazioni, giusto per intuire le evoluzioni del vino. Già il nome ci dice che questa bottiglia affonda le sue radici in un terreno elveziano, vale a dire di marne grigio brune, che danno vita a vini strutturati. I vigneti da cui provengono le uve sono tre: Serra, San Bernardo e Manocino, tutti rivolti ad est e quindi baciati dal sole del mattino, a circa 350 m/slm.
Viene fatta una selezione a scalare tre volte nei 45 giorni che precedono la vendemmia, che si cerca di tardare, per far maturare il grappolo il più possibile. Ha profumi eleganti, delicati e profondi. Ecco la sanguinella, l’eucalipto che diventa canfora, i frutti di bosco e la rosa e poi la liquirizia che esplode in bocca. E’ rotondo e beverino, fresco e sapido e, ovviamente, con un tannino parecchio presente, ma per nulla ruvido.

Barolo Briccolina 2013

Eccolo il primo Barolo biodinamico dell’azienda dal 2015. È un cru con esposizione ovest sud-ovest. In questo caso la macerazione del Nebbiolo è di circa 60 giorni! Rispetto al precedente hanno maggiore predominanza i profumi di rosa, piccoli frutti di bosco ed anche le note speziate. L’attacco di bocca è più gentile e la sensazione tattile maggiormente armonica del precedente e non credo solo per i 2 anni di più. Il tannino è più aggraziato, ma non mancano freschezza e sapidità.

 

 

ELIO SANDRI
Ci spostiamo a Monforte, ancora su terreni elveziani ed anche in questo caso parliamo di una cantina che produce vino da più di 50 anni! E’ proprio vero che i vini assomigliano ai loro vignaioli, un po’ come i cani ai loro padroni. Ho conosciuto a Live Wine il cognato di Elio Sandri, una persona distinta, gentile, che ci tiene a trasmettere la passione del patron dell’azienda ed il suo assoluto rispetto del territorio. E’ un gesto quasi sacrale quello con cui mesce il vino, che mostra tutta la fatica, la gioia e l’attenzione per la terra che coltiva. Mi racconta che sì ci sono operazioni ripetute, ma i tempi sono dettati dalla Natura, sia in vigna che in cantina, con fermentazioni spontanee che vengono ascoltate ed assecondate. L’affinamento è in botti grandi ed in vecchi vasi in cemento vetrificato.

Barolo 2012
I profumi sono fini ed eleganti di sanguinella, erbe officinali, crosta di pane (incredibile), frutta rossa piccola, liquirizia ed una nota minerale. In bocca è caldo, rotondo, fresco e sapido ed il tannino grippa a trama fine.

Barolo Riserva Perno 2011
Non si tratta di un Cru, ma la zona di produzione è sempre la stessa con esposizione a solatio. Si tratta di uve che provengono da parcelle con qualità superiori e per questo gli viene concesso il maggior affinamento (più di 60 mesi) della Riserva.
Al naso ha un’apertura ematica che poi diventa balsamica di eucalipto, fra cui spuntano il pepe nero, il sottobosco con la sua frutta ed una rosa delicata, affiancata da una nota iodata. Il sorso è profondo e strutturato, ma per nulla piacione, rimanendo beverino. E’ fresco, sapido e con un tannino presente, ma ben composto.