LA SCIENZA DI SCIENZA A GUADO AL MELO:

ELEGANZA A BOLGHERI
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“Nomina sunt consequentia rerum”, citava Dante, e nulla c’è di più vero, pensando a questo bauardo di Bolgheri di Michele Scienza, degno figlio del celeberrimo Attilio Scienza, che tanto ha dato alla viticoltura moderna.

Catapultato con la famiglia dal Trentino alla Toscana, a Bolgheri appunto, Michele non ha avuto un attimo di incertezza nel decidere come procedere nella realizzazione di Guado al Melo: innanzitutto lo studio, che affonda le radici nel rispetto, del terreno, del clima, dei vitigni…insomma di quella fetta importante del terroir che ci mette Madre Natura.

I VIGNETI

Me lo spiega bene Annalisa, la moglie di Michele, che anche se non fa Scienza di cognome, ha lo stesso approccio del marito e mi introduce all’azienda con profonda competenza, frutto di continuo approfondimento e di tanta passione.

Per raggiungere le vigne camminiamo fra cespugli ordinati di profumato rosmarino, che affiancano un piccolo museo a cielo aperto sulla storia della coltivazione della vite. Ecco la vite etrusca, maritata all’albero, come fanno ancora ora in Campania alcuni produttori dell’Asprinio DOC. Con questa modalità cambia anche il sapore dell’uva: l’acino è più piccolo, mentre il vinacciolo più grande e questo si traduce in minore dolcezza. C’è anche l’alberello greco e la pergola a tunnel che si trovava a Tebe  dove la vite era solo uno status symbol, perché in Egitto non si coltivava la vite.

In fondo a questo tuffo nel passato arriviamo alle viti, mentre Annalisa mi racconta della viticoltura sostenibile, che cerca di rispettare la biodiversità e fare in modo che non vi siano residui. Ho di fronte a me la vigna di un vino che amo molto: Jassarte. Si tratta di una complantazione, vale a dire una collezione di più vitigni, in questo caso 30. Non è una novità, i vecchi contadini utilizzavano questa modalità.

Al limitare della vite scorre il torrente Fossa di Bolgheri che ha il doppio merito di aver creato la natura alluvionale dei terreni, molto ricchi di scheletro che portano all’eleganza piuttosto che alla potenza e di mitigare il clima, già fresco nella zona. Bolgheri, infatti, ha stagionalità mediterranea più fresca dei territori circostanti grazie alle correnti elbane. Ed anche queste escursioni portano eleganza ed aromaticità.

 

LA CANTINA

Entriamo nella cantina, che non è un corpo estraneo rispetto al paesaggio, ma vi è inglobata, visto che è interrata. Qui vengono separate nella vinificazione le diverse particelle, mentre per l’affinamento vengono usate barriques di secondo e terzo passaggio, in modo da essere strumentali all’affinamento e non protagoniste rispetto al vino. La tecnica del battonage è necessaria perché per 4/8 mesi i vini rimangono sulle fecce fini e poi vengono effettuati travasi senza filtrazioni.

Questo luogo è un vero e proprio tempio del vino, non solo perché diverse installazioni ad anfiteatro raccontano la storia del vino legato alle diverse divinità, e neppure per la sua imponenza, ma per il fatto che celebra quanto sosteniamo in molti: il vino è cultura, ne è causa ed effetto, ne è condizione e subordine, lo è intrinsecamente…ed è questo il suo grande fascino.

La sapienza di Annalisa Motta è stata quella di rendere disponibili tutte le informazioni e le conoscenze che ha ed ha acquisito nel corso degli anni, con molteplici strumenti divulgativi, accattivanti per chiunque: la multimedialità, con un video realizzato ad hoc, l’esposizione di vecchi attrezzi da lavoro e di alcuni libri antichi, il dipanarsi di pannelli con testo ed immagini sulla storia del vino e della Bolgheri doc e la biblioteca del vino. E’ un bellissimo scrigno di testi di enologia, agronomia, legislazione vitivinicola ed ogni altro argomento che afferisca alla bevanda degli dei!

Ma dopo tanto raccontarvi, è arrivato il momento di degustare!

LA DEGUSTAZIONE

CRISEO 2016 BOLGHERI DOC BIANCO

Complantazione di Vermentino (la maggioranza), Fiano, Verdicchio, Incrocio Manzoni (Pinot bianco X Riesling renano), Petit Manseng ed anche co fermentazione.

Ha un colore giallo paglierino intenso da cui esalano il rosmarino che circonda le vigne, insieme alla salvia, fra cui spunta un sottile idrocarburo che sarà predominante in seguito, la dolcezza della frutta esotica e l’agrume.

In bocca è morbido appena entra il sorso e poi diventa subito verticale grazie alla forte mineralità ed alla freschezza vivissima. Il finale rimanda l’idrocarburo.

Mi piace molto perché è un vino pimpante e sono curiosa di degustarlo fra due o tre anni, per valutarne le evoluzioni.

RUTE 2015 BOLGHERI DOC ROSSO

Cabernet Sauvignon ed in piccola parte Merlot. Ci introduce la foglia di pomodoro elegante non troppo sfacciata, con piccoli frutti rossi freschi, il più profondo cioccolato ed i fiori di campo freschi, con una punta di pepe nero. In bocca non ha eccessivo corpo, ma è voluto. Il tannino è presente ma ben composto. Il finale ha l’eleganza del naso

Particolare curioso, sulla bottiglia si trova la raffigurazione di un grappolo di vite dell’XI secolo A.C..

JASSARTE 2013 TOSCANA IGT ROSSO

Vorrei sottolineare il fatto che questo vino non è né docg e neppure doc, a riprova del fatto che le denominazioni, che considero una manna dal cielo e guai non ci fossero, non sono sempre uno spartiacque fra vini buoni e cattivi.

Anche in questo caso c’è complantazione (30 varietà differenti!) a voler far emergere l’importanza della vigna sul vitigno. Vengono fatte 6/7 vendemmie diverse, proprio perché ciascun vitigno ha i suoi tempi di maturazione.

Colore rosso rubino intenso con riflessi violacei. C’è un fresco mondo di profumi che danza sotto il naso…

ATIS 2013 BOLGHERI DOC SUPERIORE

Per la degustazione di Atis e di Jassarte, vi rimando al post in cui ne avevo già parlato

Dove sono stata

GUADO AL MELO

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Il blog di Laura Bertozzi

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