Lo scorso 3 novembre ho partecipato a Fornovo ad un evento biodinamico davvero interessante, sia per la qualità e la personalità dei vini che ho degustato, ma anche per la gioia di essere circondata da persone consapevoli del fatto che abbiamo in dote la Terra e, rispettandola, non solo la preserviamo, ma permettiamo a Madre Natura di darci frutti incredibili, che nemmeno immagineremmo.

Questi produttori biodinamici sono il nostro piccolo ed agguerrito avamposto di difesa alle aggressioni che quotidianamente facciamo al nostro Pianeta e che, ad incredibile velocità, lo stanno distruggendo. Non sono catastrofica, i dati parlano chiaro: non c’è più tempo! Nella nostra quotidianità, in qualsiasi azione, ciascuno di noi è chiamato a fare la sua parte: dobbiamo da subito attuare comportamenti virtuosi che preservino le risorse e non rechino nocumento alla Terra, vale a dire a noi stessi. Proprio con la consapevolezza che essere “green” significa farsi un regalo, non farlo a chicchesia, ma proprio a noi.

Non voglio tediarvi oltre, quindi passiamo alle degustazioni di questi vignaioli che aderiscono al progetto biodinamico e si sono riuniti in “Renaissance des Appellations”. Non mi soffermo neppure su questa meravigliosa filosofia, perché ne ho parlato in diversi post ai quali vi rimando, in cui ho degustato vino biodinamico (1701 Franciacorta, Tenuta di Ghizzano, Luccabiodinamica, Caiarossa…).

Zusslin

Dal 1691 la stessa famiglia conduce l’azienda in Alsazia, a 12 miglia da Colmar, che ad oggi consta di 16 ha, condotte in modo biodinamico.

Cramant Clos Liebenberg

Questo clos di 3 ettari è chiuso naturalmente da pietre e siepi e dal sito aziendale si legge che “un gregge di pecore vi pascola ogni anno dal 2008”! Si tratta di un blend di Riesling, Pinot Auxerrois, Pinot  Noir, Pinot Gris, Gewurztraminer, Muscat e Sylvaner.

E’ uno spumante molto minerale, si sente il riesling nell’idrocarburo che schiude alla frutta ed ai lieviti, ma è soprattutto all’assaggio che si sentono netti i contrasti della dolcezza della frutta e della mineralità, mentre una bolla tonda accarezza la bocca e chiude verticale.

Riesling Neuberg 2014 Grand Cru

Se si dovesse trovare un solo aggettivo per questo vino, mi verrebbe subito in mente elegante. La netta nota di idrocarburi non è prepotente rispetto alla pesca, all’albicocca ed alla mela e lascia spazio anche al rosmarino. In bocca è rotondo, esplode la dolcezza dell’albicocca, che non è stucchevole grazie alla pungente mineralità ed alla freschezza viva, che si accompagna alla sapidità. Davvero degno di nota! “Bravo”!

 

 

 

 

Domaine Alexandre Bain

Dal 2007 coltivano in modo biodinamico 12 ettari tutti nell’AOC Puilly Fumé a Tracy sur Loire, arando i campi coi cavalli, quindi senza utilizzo di macchine agricole! In questa parte della Valle della Loira il terreno è argilloso-calcareo: perfetto per la coltivazione del Sauvignon Blanc.

L. d’Ange 15 Puilly Fumé

Riposa per più di 30 mesi sui suoi lieviti e questo gli dà struttura e complessità. Profuma di mela cotogna, acacia, salvia e lime, mentre la nota vegetale del Sauvignon Blanc è appena percettibile. In bocca ha corpo, struttura e l’eleganza complessa del naso la si ritrova nella retrolfattiva persistente.

Chateau de La Roche en Loire

Non sono certo dei neofiti nella produzione di vino, visto che la coltivazione della vite qui risale al 1680 e la qualità è sempre stata eccellente, tanto che erano fornitori della Corte di Parigi e Versailles. Il terreno è particolarmente vocato alla viticoltura: sabbia, argilla, silicio e rocce che conferiscono un carattere di decisa mineralità ai vini. Le vigne, che hanno un’età fra i 40 ed i 60 anni, ci offrono rese basse a fronte di un’aumentata eleganza. Questo vignaiolo biodinamico, insieme ad altri, ha il grande merito di riabilitare un vitigno snobbato per troppo tempo, perché, purtroppo, la sua versatilità e le grandi rese lo hanno fatto diventare vino da quantità piuttosto che di qualità.

Chenin Cuvée Colette 2016

Uno chenin blanc non filtrato e senza solfiti aggiunti davvero ottimo: profumi eleganti e complessi di mela, pesca, burro, nota balsamica e minerale di pietra focaia. In bocca succoso e rotondo con una freschezza incredibile, tipica del vitigno. Il finale è piacevolmente lungo ed elegante come i profumi appena sentiti.

Chateau des Bachelards

L’esperienza nella coltivazione della vite non manca: ben 900 anni di storia di produzione di vino in questo castello, grazie ai monaci di Cluny. Ho interloquito con un simpatico ed appassionato vignaiolo, un produttore di Beaujolais, ma non pensate subito al Beaujolais Nouveau: ci tiene a sottolineare che non fa macerazione carbonica e con altrettanto orgoglio dice che la proprietà in 1000 anni ha cambiato solo 4 proprietari (dall’ultima è biodinamico) e che le vigne hanno 100 anni. La degustazione è stata didattica sul terroir, perché i 10 ettari di vigne giacciono alcune (Cru Florie) su granito rosa, formatosi 350 milioni d’anni fa, ed altre su granito nero ed anche, entrambe, su manganese e scisti. Anche il Gamay, come lo Chenin Blanc, non è considerato un vitigno nobile, forse proprio per il fatto che ci ricorda il Beaujolais Nouveau, che ha conquistato il mercato mondiale per la sua facilissima beva, che però corrisponde a profumi sottili, non troppo eleganti ed a pochissima struttura in bocca. Bisogna bere il Gamay di questo produttore per ricredersi!

Fleurie 2015

Ha un naso molto floreale, come il nome del Cru che giace su granito rosa, con tante roselline e violette ed una mineralità da polvere da sparo. In bocca è succoso, rotondo fresco vivo, sapido e la retrolfattiva è elegante.

Moulin-à-vent 2015

Crescono su granito nero le vigne da cui si produce questo vino, che è più fruttato di lampone, fragoline, ma è anche speziato di pepe nero, da sembrare quasi un Syrah: la Valle del Rodano è così vicina che il terroir è simile. Anche questo ha una netta mineralità. In bocca è più magro del primo, ma altrettanto fresco ed il pepe nero coi frutti permane sotto forma di aromi.

 

Mas del Périé

Molte persone pensano che il Malbec sia un vitigno argentino, vista la grande diffusione proprio in questo Paese ed anche la capacità dei vignaioli sudamericani di trarne vini degni di nota. In realtà si tratta di un autoctono francese e precisamente del Massiccio Centrale, dove Fabien Jouves lo coltiva fieramente a Caussy, producendo vini eleganti. Il fatto di essere biodinamico dal 2011 e di avere la fortuna di trovarsi all’incrocio fra i territori di Quercy e di Cahors, gli consente di tradurre il

terroir in vini con personalità differenti a seconda del terreno dal quale provengono.

La Roque 2017

Le uve vengono coltivate su terreni argillosi. Profuma di macchia mediterranea, cassis, mora, mirtillo, peperoncino fresco. In bocca è succoso, non di gran corpo, con un tannino giusto e quasi composto. Fresco e sapido, ha una piacevole retrolfattiva.

 

 

Amphore 2017

In questo caso il terreno è argilloso e ferroso. Simile al primo al precedente nei profumi, ha una nota balsamica più profonda e che vira verso la pungenza della menta. In bocca ha più struttura ed un fondo ematico, che è netto in retrolfattiva e che svela la giacitura ferrosa.

 

 

 

 

Emidio Pepe

Ed eccoci finalmente al più celebre fra i produttori di Montepulciano d’Abruzzo, che, grazie alle sue grandi capacità di vignaiolo, ha nobilitato un vitigno poco considerato anche dagli appassionati più esperti, fino a quando questo produttore biodinamico ha messo sul mercato un vino che non ha bisogno di presentazioni. Uno dei capisaldi della biodinamica in Italia, con una fama assolutamente meritata. L’idea di Emidio Pepe, considerata folle, è stata quella di comprendere che Trebbiano e Montepulciano erano vitigni da invecchiamento. E da qui è partito tutto! Il fondatore ha passato il testimone alle figlie Daniela e Sofia, per un’azienda tutta al femminile.

Le operazioni in vigna ed in cantina sono all’insegna del totale rispetto della materia prima: diraspatura manuale, niente lieviti aggiunti né solforosa

Montepulciano d’Abruzzo 2013

Sono abituati all’eccellenza e quindi mentre me lo versano mi dicono che si sente ancora troppo il frutto rosso, che si deve ancora fare. Insomma quasi un infanticidio berlo!

Ebbene, senz’altro è un sacrilegio stappare già una bottiglia del 2013, ma sfido chiunque a trovarlo troppo sbilanciato! I piccoli frutti rossi ci sono ma spuntano delicati nel sottobosco, nella liquirizia e nel pepe nero. In bocca è elegante con un tannino scalpitante, una dinamica che senz’altro è ancora un po’ acerba, ma che fa intuire la perfezione che arriverà.

Montepulciano d’Abruzzo 2010

Senz’altro più evoluto del primo, ha i terziari più spiccati ed anche la neonata canfora che avvolge i profumi della frutta. Il sorso è sempre elegante, beverino, pulisce la bocca, rimanendo tuttavia persistente! Il tannino così importante dà nerbo alla beva ed è spia del fatto che è ancora giovane.

 

Porta del vento

Le vigne, 14 ha, si trovano a circa 600 m/slm, in provincia di Palermo (Camporeale) e danno una resa molto bassa: 40 q/ha. Curiosa dei vitigni autoctoni, mi ha attirato particolarmente la spumantizzazione del Perricone, vitigno a bacca rossa che era andato in disuso, per via delle basse rese e che ora è stato recuperato da molti vignaioli ed è una fortuna, visto che ci regala vini eleganti e profumati.

Lyr

Si tratta di un metodo ancestrale con rifermentazione in bottiglia del vino base a cui viene aggiunto del mosto. E’ un Perricone in purezza del 2015, che riposa 15 mesi sui lieviti. Profuma di ciliegia e di macchia mediterranea con una punta di lievito. In bocca la bollicina è croccante e la beva sapida, fresca con chiusura amaricante e di ciliegia

 

Trebbi 2016

Da mezzo ettaro di terreno sabbioso, 1600 piante di di Trebbiano di ben 45 anni donano questo vino elegante che profuma di panificazione e di dolce pera matura rinfrescata da una nota balsamica. In bocca non ha un gran corpo, è rotondo e chiude fresco vivo e sapido.

 

 

 

Perricone 2015

Un naso elegante di frutta rossa e fiori con una bella mineralità sulfurea. Il sorso è beverino e gli aromi richiamano eleganti il naso mentre il tannino a trama fine marca la bocca.