Ci voleva proprio la degustazione di giovedì scorso: giornata uggiosa, fitta di impegni di lavoro e non da ultimo un seminario sulla Riforma del Terzo settore: eroici tutti quelli che mi hanno ascoltato indomiti per ben 4 ore! A dire il vero mi ha spinta a partecipare alla degustazione il fatto che si trattasse di vini biodinamici, oltre al piacere di trascorrere una serata in Delegazione, ma il territorio, la Lucchesia, non mi entusiasmava molto…da vera ignorante della zona, nonostante sia della Versilia! Però intanto la biodinamica c’era e, come sapete, sono un’appassionata di questa filosofia e di questo tipo di vini (vedete in proposito i miei post su Caiarossa, Tenuta di Ghizzano, 1701Franciacorta, Cosimo Maria Masini ed altri).

LA BIODINAMICA IN LUCCHESIA

Ho avuto invece due bellissime sorprese: scoprire che la Lucchesia è una terra molto vocata e poi imparare qualcosa di nuovo sulla biodinamica. Lo sapete perché non c’è bisogno di diradare nelle vigne biodinamiche? Io l’ho scoperto grazie all’appassionato racconto di Saverio Petrilli, che ha spiegato in maniera molto chiara, cosa succede nei due tipi di coltivazione, convenzionale e biodinamica. Nella prima, la fertilizzazione avviene introducendo sali nel terreno: sono sì importanti, ma come nel nostro cibo, vale a dire in piccole quantità e sono sufficienti quelli già presenti nel suolo, se non è trattato chimicamente!

Troppi sali spingono la vite a bere tantissimo per scioglierli e quindi si gonfiano di acqua sia i grappoli, sia le foglie, che, appesantite, non hanno più le lamine ben rivolte verso l’alto per accogliere il sole, ma ripiegano verso il basso: meno sole, minore fotosintesi e quindi minore nutrimento alla pianta. Allora ecco che è necessario diradare in modo che le scarse sostanze vitali si concentrino su pochi grappoli.

Nella biodinamica, il sovescio che nutre di sostanze azotate il terreno e con le sue radici lo scompatta, consentendo ai micro-organismi di mantenere vivo il suolo, permette alla pianta di non richiedere continuamente acqua: le sue foglie sono parallele al cielo, aperte al sole, con una capacità maggiore di svolgere la fotosintesi ed i grappoli non si gonfiano di acqua, mantenendo buone concentrazioni in zuccheri e polifenoli.

Il racconto del Patron di Luccabiodinamica, che riunisce un bel gruppo di viticoltori, è stato davvero interessante (senz’altro di più di quello che avevo fatto io nel pomeriggio :-)!) e la degustazione è stata accompagnata da altri prodotti biodinamici o comunque non trattati chimicamente: olio, carote, formaggio e miele…che bello riscoprire profumi e sapori “veri”!

Bando alle ciance e degustiamo…

LA DEGUSTAZIONE

Il file rouge di tutta la degustazione è stata la pulizia e l’eleganza oltre alla territorialità ed alla personalità di ogni singolo vino. Si vede il rispetto della natura anche alla beva: il vino, materia viva che respira, muta nei profumi a distanza anche solo di qualche minuto.

I BIANCHI

Vermignon 2016 – Tenuta Lenzini (Sauvignon Blanc e Vermentino)
Si sente il tipico profumo di bosso del Sauvignon Blanc, senza essere aggressivo ed invadente, ma avvolto da una fresca mela golden, dalla salvia, da una nota agrumata e da una delicatissima la banana.
In bocca non ha un gran corpo, ma non è un difetto: non si bevono solo vini strutturati, ma devono esserci prodotti per ogni occasione. Questo è perfetto come aperitivo. La freschezza è viva e la sapidità non manca, come la mineralità che permane a lungo in bocca.

 

Podere Concori Bianco 2016 – Podere Concori (Pinot bianco 60%, Chenin blanc 40%)
Scopro stasera che lo Chenin Blanc non si esprime bene solo nella Loira, ma anche in Lucchesia! Colore giallo paglierino intenso, tendente al dorato, viene utilizzato al meglio il vitigno d’Oltraple, che, oltre ad avere elevata acidità, è anche adatto alla surmaturazione: al naso ha una leggera e gradevole ossidazione, che nasconde il lievito e la pera. Lo dimentico nel bicchiere ed ecco la ginestra…il vino è materia viva: se è naturale respira ed evolve.
In bocca ha un bel corpo e sorprendentemente per un bianco il tannino è percettibile, seppur delicato, ma incastra il sapore fra lingua e palato. Fresco vivissimo e sapido.

 

Fabbrica di San Martino Bianco 2016 – Fabbrica di San Martino (Vermentino Malvasia e Trebbiano)
Un giorno di macerazione sulle bucce per estrarre abbastanza lieviti e non perdere complessità. Fermenta in legno senza controllo delle temperature. Il colore giallo dorato ed i profumi potrebbero essere scambiati per quelli di un passito: frutta secca, miele d’acacia, camomilla, frutta candita, ossidazione, oltre alla tostatura, regalo del passaggio in tonneau ed una sorprendente mineralità: si sente la polvere da sparo. In bocca è rotondo, anche questo con tannino presente, fresco vivo e sapido.

 

Palistorti Bianco 2016 – Tenuta di Valgiano (Vermentino 50%, Trebbiano 16%,  Malvasia16% , Grechetto 16%)
Ha un fresco bouquet floreale di iris e giaggiolo, distesi su un tappeto di erbe officinali e di rabarbaro. Ed ecco che tira fuori la balsamicità e poi la cera e l’incenso. Interessantissimo nei profumi complessi! In bocca è morbido, fresco e sapido.

 

I ROSSI

Nicodemo 2016 – Tenuta Mareli – Tenuta Mareli (50% Sangiovese e a saldo Syrah, Merlot e Cliliegiolo)
Per mantenere la territorialità sono stati utilizzati tralci di vigne già presenti in Lucchesia.
La pressatura viene fatta coi piedi, non per motivi folkloristici, ma per estrarre solo i tannini gentili, stesso motivo per cui i rimontaggi sono fatti a mano, senza l’uso delle pompe.

Dopo la fermentazione, il vino affina in barriques di 3°-4° passaggio, per fare in modo che non ceda nulla al prodotto. Il suo impiego è dovuto solo alla micro-ossigenazione, che consente il recipiente. Abbiamo detto che il vino è materia viva, frutto della natura e quindi non omologato, perciò, per esaltare le qualità di ogni singolo vigneto, la vinificazione è diversa ogni tipologia di parcella.
Elegante e fresco al naso, i profumi sono complessi: la viola si sposa perfettamente con il cassis, la prugna, la ciliegia ed il cioccolato, oltre ad una delicata nota ematica caratteristica del Sangiovese. Tutti insieme, eleganti e ben presenti, lasciano spazio ad una nota iodata ed al pepe nero. In bocca non ha gran corpo, è succoso, sapido, fresco vivo e con un tannino setoso. Lo risento al naso dopo una decina di minuti e mi pare di aprire un pacchetto di creckers.

Remagno 2016 – Tenuta Mareli (50% Sangiovese e a saldo Syrah, Merlot e Cliliegiolo)
Il colore è rosso rubino intenso. Un’inaspettata ossidazione lascia spazio ai chiodi di garofano, al salmastro, alla mela cotogna, al pepe nero ed alla china. In bocca si sente l’estratto secco, è un vino più strutturato del suo “fratello minore”, dal quale lo differenzia solo un più lungo affinamento. E’ caldo, con un bel contrasto di freschezza e di sapidità, che rendono la dinamica di bocca piena e pimpante al tempo stesso. Il tannino è più presente e da domare, ma è di  un vino destinato a durare nel tempo.

Vigna Piezza 2015 – Podere Concori (Syrah)
Si tratta del cru più importante dell’azienda, che dirada verso il fiume Serchio, ottimo mitigatore del clima, e viene prodotto solo nelle annate più felici. La fermentazione è spontanea e senza controllo delle temperature in tini aperti, mentre l’affinamento avviene in barriques.
Ha un profumo balsamico di mentolo, insieme all’anice, alla ciliegia e all’inconfondibile pepe nero. In bocca è rotondo, succoso, fresco vivo e sapido. Il tannino è ben presente ma delicato. La dinamica di bocca è pimpante e verticale, direi austera, come si addice ai migliori Syrah.

Casa e Chiesa 2015 – Tenuta Lenzini (Merlot)
A differenza di molti rossi, questo vino non eleva in legno, ma in acciaio. I profumi sono puliti ed eleganti, con un’intensità omogenea, senza che la mora, ben presente, sovrasti tutto e renda pesante l’olfazione. Si sentono parimenti un fragrante sentore di lievito e fresco erbaceo oltre che di fiori rossi. In bocca è morbido, il tannino ha maglia larga e si deve addomesticare, ma non è per nulla scomposto. Si sente che è un vino di montagna perché anche questo, come quelli appena degustati, ha una freschezza sorprendente per un vino rosso ed insieme alla sapidità giocano con calore e morbidezza.

 

 

Tenuta di Valgiano 2015 – Tenuta di Valgiano (Sangiovese 60%, Syrah 20%, Merlot 20%)
Quante erbe officinali al naso, la valeriana in particolare, una nota iodata, la grafite, la marasca sotto spirito…potremmo definirlo poco complesso? In bocca è rotondo, molto succoso, fresco vivo, sapido, persistente. Il tannino setoso, nonostante sia un vino da invecchiamento, è frutto del sapiente lavoro in cantina: pigiatura coi piedi, mancato utilizzo delle pompe, follature ma pochi rimontaggi, travasi con aria compressa o per caduta.