IMPERIALE BOLGHERI

UN NOME E UN PROGETTO AMBIZIOSI
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IN VIGNA

 Ho conosciuto Matteo Frollani all’ultima edizione di Vinoè e mi hanno subito stupito la sua giovane età e l’etichetta storta del suo Imperfetto…per fortuna mi sono fermata a degustare i suoi vini, che mi sono molto piaciuti e sono tornata a trovarlo nella sua Bolgheri.

 Il trucco c’è: è figlio d’arte. Suo padre è stato fra i fondatori della Doc Bolgheri. Ma c’è di più. La sua esperienza non è solo quella appresa in seno alla famiglia: si è fatto le ossa in altre aziende ed è andato spesso in Francia, a Bordeaux, con grande impegno e passione.

 Appena arrivata mi ha munita di cappello di paglia – alle due del pomeriggio di metà agosto il sole picchia – e siamo andati in vigna: 6 ettari ai quali si sono aggiunti nel tempo altri appezzamenti.

Fra i filari ben ordinati e puliti, con un grappolo per pianta di Cabernet Sauvignon, e qualcuno in più per il Merlot, spira un vento fresco. Viene dal mare vicino e dalla laguna che fu sapientemente salvata dal marchese Incisa della Rocchetta, che comprese la sua importanza strategica per il microclima.

 Di fronte a noi la collina, con qualche macchia scura come quella su cui stiamo camminando: la preziosa argilla che conferisce struttura.

All’eleganza ci pensano la sabbia presente nel terreno, i vitigni e Matteo, che sa chiaramente che vini vuole: niente marmellata di more nel Merlot e tutta l’espressione varietale del Cabernet Sauvignon.

Così, in vigna, mentre per quest’ultimo la selezione certosina porta a rese bassissime (45 q.li/ha), per il Merlot meglio tendere a una raccolta sempre modesta (90 q.li/ha circa), ma non troppo misera, per non concentrare eccessivamente.

Matteo ha ben chiaro che il lavoro più importante sia quello fatto in campo: se porti in cantina dell’uva perfetta, gran parte del lavoro è fatto!

LA CANTINA 

All’esterno della cantina ecco le vasche di fermentazione in cemento, mentre all’interno troviamo sia le barriques per l’affinamento, che i tini d’acciaio per i tagli. Le barriques sono soprattutto francesi, con piccola percentuale di americane e ungheresi, e tutte di primo passaggio: parecchio ardito, visto che il legno piccolo, se non usato sapientemente, rischia di conferire troppo al vino! Ma il patron di Imperiale Bolgheri sa il fatto suo, basta degustare i vini!

Mentre ammiro questo importante patrimonio, mi racconta del recente viaggio in Marocco: doveva trattarsi di uno stacco dal lavoro, ma la passione per il vino è stata troppo forte e si è imbattuto in vigne ed enologi anche lì. Non avrei mai immaginato che in Africa ai nostri giorni, col riscaldamento globale, si coltivasse la vite! Invece mi conferma che ci sono migliaia di ettari vitati, che donano nettari pregevoli, grazie ad enologi francesi di alto livello.

Proprio lì ha avuto la grande fortuna di aver incontrato Stéphane Derenoncourt, uno dei più famosi consulenti al mondo, che, generosamente, gli ha dato preziosi consigli. Si sa: i migliori sono umili e generosi.

LA DEGUSTAZIONE

Lasciamo la cantina per trasferirci nella stanza di degustazione, dove mi accoglie la  compagna di Matteo con un invitante tagliere di formaggi e salumi locali ad accompagnare i vini. Lui ci saluta: “vado a lanciare gli insetti in vigna”. Che bello sapere che fa la lotta integrata!

Per quanto riguarda i dati tecnici dei vini vi rimando al mio precedente post…ora degustiamo!

Scapestrato 2018

La dolcezza della mora è rinfrescata da una nota vegetale freschissima di peonia ed eucalipto, il tabacco dolce, il cacao, la grafite. Una punta di foglia di pomodoro ci ricorda il cabernet. 

In bocca la rotondità ed il calore sono ben bilanciati dalla freschezza quasi viva e dal tannino ben presente ma composto. 

 

Imperfetto 2016 

Foglia di pomodoro, cioccolato, sottobosco, smalto, più lo lasci nel bicchiere più si apre ed esce anche la frutta di bosco, la grafite e chissà…se potessi star qui due ore. 

In bocca è materico, ha un bell’estratto eppure non pesa, ma fresco, sapido, tannico giustamente, chiude con aromi eleganti e sufficientemente persistenti.

APPROFONDIMENTO
La vendemmia verde viene fatta con tre passaggi, cercando di pulire soprattutto l’interno, togliendo le femminelle, ma lasciando una bella chioma superiore per riparare i grappoli dal sole. Le foglie hanno la loro crema solare, il caolino, una roccia sedimentaria, utile proprio per proteggere dall’insolazione.

Il cabernet sauvignon, essendo piuttosto spargolo e con grappoli piccoli, non dà mai rese elevate. Se si aggiunge che le piante hanno una ventina d’anni e viene lasciato solo un grappolo per ognuna, si fa un’ulteriore selezione, ecco che la raccolta non supera i 45 q.li/ha.

Il Syrah è stato espiantato completamente, mentre le nuove vigne sono tutte coltivate a Cabernet Sauvignon. Il Merlot occupa solo 2,5 ha.

L’azienda è certificata biologica, ma non lo sono i vini.

L’assemblaggio è unico: fa un solo taglio, prima dell’imbottigliamento. Le barriques utilizzate sono francesi per la maggior parte. Solo il 10% è americana (morbida che smorza il tannino) e ungherese: la quercia ungherese cresce su terreno sassoso quindi ci mette molto più tempo a crescere di quella americana. Questo significa legno duro che trasmette meno al vino e quindi ne esalta la parte fruttata.

 

 

 

 

 

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