IL TERROIR

Non è il nome di un vitigno, no. Erpacrife è semplicemente l’unione delle iniziali di tre giovani viticoltori, che si sono conosciuti fra i banchi della Scuola Enologica di Alba, uniti dalla passione per le bollicine e dalla voglia di sperimentare, rimanendo legati alla tradizione. Allora, quale migliore idea di spumantizzare il Nebbiolo! Il re dei vitigni, per di più per dei piemontesi, con un’ottima struttura e grande acidità sarebbe stato un candidato perfetto per la produzione di metodo classico.

Però nessuno fino alla fine del secolo scorso aveva pensato di vinificarlo in altro modo se non in rosso o in chiaretto, alla maniera ottocentesca.

Così Erik Dogliotti, Paolo Stella, Cristian Calatroni e Federico Scarzello hanno deciso di unire competenze, passione e un pizzico di incoscienza della giovane età, per spumantizzare un vitigno che nel 2000 non era affatto comune vedere come metodo classico. Anzi, sembrava quasi un sacrilegio “sprecare” le uve di un campione di vini rossi. Però, nonostante i nasi storti, sono andati avanti ed oggi sono una realtà ormai affermata nella produzione di spumanti metodo classico da autoctoni piemontesi.

Questa azienda mi piace non solo per il mio amore più volte palesato per il Nebbiolo o perché si tratta di giovani entusiasti e capaci, ma anche perché è una storia di amicizia, un sentimento meraviglioso che dovrebbe nutrire il mondo!

LA DEGUSTAZIONE

Nebbiolo

Le uve sono raccolte con un po’ di anticipo rispetto alla maturazione piena, per avere maggiore acidità. Dopo la presa di spuma rimane per minimo 36 mesi sui lieviti ed alla sboccatura non viene aggiunta alcuna liqueur d’expedition. Una composta di frutta al forno allieta il naso e poi il caramello, la legna abbrustolita dal camino. In bocca la bollicina si allarga in tutto il cavo orale e lascia rotonda il sapore di una caramella ai frutti di bosco. Finale fresco vivo e sapido. Che dire di uno spumante che esalta la tecnica del metodo classico e ci restituisce il carattere e l’eleganza del nobile vitigno?

Nebbiolo 120 mesi

Il riposo sui lieviti è lungo e non sempre è foriero di belle sorprese, perché ci vuole abilità a saper dosare evoluzione e freschezza. In questo caso siamo di fronte ad successo, che esalta le qualità dell’una e dell’altra. Ci prende per mano subito la nota iodata che ci presenta la cotognata e la frutta sotto spirito…calma…lasciamolo respirare… la frutta si è tuffata nella crema pasticciera. Il sorso è elegante e riesplode in bocca persistente la frutta, sopra tutti ma non da sola. La chiusura è ancora fresca viva e sapida. Bravi!