DIONISO, NETTUNO E...

WALTER DE BATTE'
Leggi L'articolo

IL VIGNAIOLO

Walter De Battè è un’altra prova vivente di due mie convinzioni: il vino è cultura e vino e vignaiolo si assomigliano, un po’ come cane e padrone.
Lo avevo conosciuto ad un’interessante degustazione di vini eroici a Genova dove avevo provato Altrove, un vino a cui dedicherò un post ad hoc, e già mi aveva fatto intuire che non si occupava solo di trasformare il mosto in vino con operazioni tecniche, ma aggiungendo competenze, acquisite oltre la viticoltura e l’enologia. Era stato sufficiente farsi incuriosire dal nome per comprendere il motivo per cui, in controtendenza con le tradizionali colture delle Cinque Terre, a base di Bosco, Albarola e, soprattutto, Vermentino, questo vignaiolo avesse piantato Roussane e Marsanne: se si gira tutto il Mediterraneo in ogni città ce n’è un’altra già conosciuta, racchiusa nella sua identità. Ed allora perché, in una zona chiusa e senza interazioni, non provare a piantare altro? Ogni progetto ha un fine culturale ed anche un vitigno porta un suo bagaglio, che dialoga ed arricchisce il territorio nel quale viene innestato.

Guarda il mare, mostrandomi come da Campiglia si veda chiaramente che il Golfo di La Spezia è un fiordo e poi mi ricorda che Dioniso era divinità sia del vino che del teatro: ed ha riassunto il terroir, oltre ad aver sottolineato che non si può prescindere dal retroterra culturale per poter fare un vino che sia deinos – e questo lo dico io -, vale a dire che susciti meraviglia, perché racconta qualcosa, di più di un liquido alcolico dentro a un bicchiere.

Ma veniamo ai vini. Le vigne sono dislocate in una zona che ora insiste su due Regioni, Toscana e Liguria, ma che storicamente è un’unica entità, vale a dire la Lunigiana, quell’area ora di confine, abitata per secoli dai Liguri Apuani. A Carrara e Riomaggiore è coltivato il Vermentino, mentre da Riomaggiore vengono le uve di Bosco (tipico della zona ed importato dai Genovesi), Albarola, Syrah e Guarnaccia.

L’idea singolare di coltivare questo vitigno è venuta dopo un viaggio a Banyuls, dove la Grenache la fa da padrone, e che ha condizioni morfologiche e pedo climatiche simili a quelle delle vigne spezzine, situate a 500 metri di altezza, circondate da un bosco di leccio e affacciate al mare.
Dalla visita in Francia è stata anche sposata l’idea di fare maturazioni lente e vini eleganti. Ci si aspetta di bere i soliti vini bianchi molto verticali e con freschi profumi decisi fin da subito ed invece ho assaggiato una struttura ed una complessità inattesi, mentre nel rosso grande bevibilità. Sono tutti vini eleganti ed assomigliano al loro produttore: sono riflessivi, hanno molto da raccontare, non con la velocità di un Freccia Rossa, ma con i tempi della natura.

LA DEGUSTAZIONE

CARLAZ 2017
Si tratta di Vermentino in purezza, coltivato sulle colline carraresi, ed il nome ricorda proprio un grande imprenditore di quella zona, Carlo Fabbricotti, detto Carlaz. L’etichetta riproduce un pezzo di marmo della sua tomba, coperto dai licheni.
Il colore nel bicchiere fa intuire che si tratta di un vino di una certa struttura: è fra il paglierino ed il dorato molto intenso, grazie al fatto che sta 3/4 giorni sulle bucce e qualche mese sui suoi lieviti. Il vino resta sempre aperto durante i primi giorni e poi affina in acciaio.

Il vino nel bicchiere si apre con una dinamica nel tempo
Al naso si avverte una leggera ossidazione, che viene fuori perché c’è un uso limitatissimo di solforosa. Mi spiega De Battè che, macerando, il Vermentino ha un tannino importante e l’ossidazione lo smorza.
Non bisogna avere fretta con un vino dalle lunghe macerazioni, lasciamo che bussino alle nostre narici la nota balsamica, il sambuco ed a un certo punto sembra di scartare quelle caramelle d’orzo, che le farmacie davano quando mancava qualche centesimo di resto. Poi ecco la scorza d’agrume e ancora fiori bianchi.
In bocca è rotondo e appena ha avvolto il palato diventa subito verticale ed il tannino asciuga, grippando leggermente. Ha una viva freschezza ed una buona sapidità che contrastano con una chiusura che pulisce molto ma non è amaricante, come tipico del vermentino, ma piuttosto ritira fuori la dolcezza dell’ossidazione e del sambuco.
Che dire? Una dinamica olfattiva e gustativa bellissima.

HARMOGE 2015
Si tratta di un blend di Bosco, Albarola e Vermentino, coltivati in diverse vigne e armonizzati in un unico vino. Ecco il perché del nome, Harmoge, che in latino significa armonia (di colori).
E che colore anche questo vino!!! Ancor più dorato e ancor più intenso!
Macera per 5/6 giorni per poi affinare in legno per un anno e si sente nel profumo di vaniglia.
La brezza marina accarezza la macchia mediterranea in un’esplosione di profumi che dialogano fra loro, minerali, dolci di albicocca, balsamici. Ritrovo la dolcezza di Carlaz che lo rende gradevole al punto giusto da contrastare l’austerità dei sentori più spigolosi.
In bocca ha una rotondità quasi glicerinosa che riempie la bocca e poi verticale pulisce la bocca e rispunta in retrolfattiva l’albicocca: è il Bosco che quando ha questo varietale. La chiusura rimanda anche al salmastro ed alla balsamicità: complessa e netta.

 

CERICO’ 2013
Il nome è un omaggio a Riomaggiore, borgo marinaro nato sulle alture come unione di piccoli villaggi fra cui Cericò, di cui l’incisione sullo stipite di una porta campeggia sull’etichetta.
La fa da padrone la Granaccia (85%) con Syrah a saldo. Rimane 70 giorni sulle bucce, passa per 1 anno e mezzo in botte grande e quindi riposa 1 anno acciaio, prima di essere imbottigliato. La Granaccia, piantata dopo il viaggio a Banyuls, è lo stesso vitigno conosciuto in Sardegna come Cannonau ed in Spagna come Garnacha e pare proprio che dall’Aragona si sia diffuso nel resto del Mediterraneo.
Al naso è ematico, balsamico, di mirto e rosmarino, ed ecco il cassis nero, la noce moscata, il pepe nero, il giaggiolo, i chiodi di garofano, la mineralità con una punta di salmastro.
In bocca è snello, fresco vivo e ha un tannino presente ma bello composto. E’ beverino ed elegante: il tratto distintivo dei vini di Walter De Battè.

Dove sono stata

PRIMATERRA

La galleria fotografica

Clicca sulle immagini per ingrandirle

Divinosenzaglutine

Il blog di Laura Bertozzi

Contattami: compila il modulo

7 + 12 =