IL TERROIR: IL VIGNAIOLO

Come sapete sono un’appassionata di biodinamica, non senza spirito critico: se un vino non mi piace, anche se è biodinamico, non ne parlo. E questo di cui vi racconto, secondo me è da consigliare.

Ma partiamo con ordine, dalla storia di Marco, che è interessante per il suo approccio alla biodinamica. Nei post precedenti vi ho raccontato di vignaioli che hanno scoperto questo modo di vivere e lavorare, partendo dalla vigna. Alcuni, come Stefano Amerighi hanno ora un sistema completo, visto che alleva anche le mucche, ma è raro. Marco invece, da carpentiere, ha scoperto la biodinamica attraverso la sua applicazione in campo ortofrutticolo. Si era recato in Svizzera per la raccolta e poi si è appassionato alla viticoltura. Così ha recuperato vecchie vigne delle vedove del suo paese, Madonna di Lonigo. Ha quindi un approccio più olistico, che ha voluto condividere con amici, che si sono rivelati preziosi per le competenze che mettono nella sua azienda.

Così Giulio Masato, enologo, ha migliorato alcuni aspetti, dopo che Stefano Menti, proprietario della cantina in cui vinifica, aveva già cominciato a supportarlo. La condivisione è sempre foriera di successi!

IL TERROIR: VITIGNI, TERRENO E VINO

Come vi dicevo siamo a Madonna di Lonigo, poco distante da Gambellara: qui il terreno è vulcanico, con lave e brecce che portano in dote la mineralità. Ci sono anche rocce sedimentarie, in prevalenza calcaree, che si traducono in eleganza nel vino.

Nella scheda tecnica del Barbarossa si parla di una prevalenza di Merlot, vitigno internazionale noto per la sua morbidezza. Lo affiancano il Raboso, autoctono veneto addirittura da prima dell’arrivo dei Romani, e altri vitigni. Probabilmente nella vigna c’è complantazione e, per fortuna, è stata lasciata, per dare una personalità ancora più forte al vino.

La fermentazione, con lieviti indigeni, avviene in cemento. Quindi l’affinamento per 12 mesi è in acciaio con una puntina di solforosa poco prima di imbottigliare giusto per stabilizzarlo. Non ci credete che è solo una puntina? 19 mg/l!

LA DEGUSTAZIONE

BARBRAROSSA 2017

Il Merlot di sente soprattutto il retrolfattiva, con la dolcezza della mora; è facilmente individuabile, ma non rende questo vino eccessivamente morbido, anzi. Innanzitutto il naso è minerale di pietra bagnata, leggermente balsamico. La frutta, oltre alla mora che è in secondo piano, ha più le vesti del cassis, in una dinamica di profumi eleganti e pimpanti. Il primo sorso è beverino, pare quasi di poco corpo, con una bella acidità ed un tannino grintoso, quasi prepotente (è del 2017….si farà), portato in dote dal Raboso.

Lo lascio nel bicchiere, mentre aspetto i panigacci – ahimé sì, l’abbinamento cibo-vino non è dei migliori, ma, pro bono pacis, non ho obiettato -. Mi sorprende: il profumo ora è nettamente balsamico con la canfora e la radice di liquirizia che si contendono il primato, senza però lasciar spazio alla dolcezza della frutta ed è arrivato anche il cioccolato. Lo bevo ed ora il vino è muscolare, con un estratto secco da vendere ed una retrolfattiva in sono netti i sentori del naso.