Ieri sera a Forte dei Marmi God Save the Wine, evento itinerante targato Andrea Gori, ha replicato la formula vincente che ha saputo adattare uno stabilimento a scenografia perfetta per le degustazioni: le cabine trasformate in postazioni di mescita e di racconto di ogni cantina e sulla spiaggia i tavoli per poter accompagnare cibo e vino.

Come lo scorso anno, anche per questa edizione di God Save The Wine ho fatto visita ad Annalisa Zorzettig, una grande donna del vino, la cui passione si traduce in ricerca, vale a dire innovazione nel recupero dei vitigni autoctoni e delle tecniche di produzione del passato, con rispetto e valorizzazione del territorio. Non temete, la dinastia di donne della famiglia continuerà a lungo: già Veronica, la figlia di Annalisa, sta affiancando la mamma e la splendida nipotina di due anni e mezzo trotterellava con una certa confidenza fra i produttori a God Save the Wine.

Voglio parlarvi di altri due vini che mi sono piaciuti molto, dopo avervi già raccontato in precedenti post del Pinot Nero e dello Chardonnay.

Il filo conduttore di tutti è la territorialità, l’esaltazione del terroir che rende onore a madre natura e consente di produrre vini unici.

La Ribolla 2017  ha una dinamica dei sensi che ci cattura e non ci permette di distogliere l’attenzione dal vino: al naso la frutta tropicale con la sua dolcezza è smorzata dall’acre lime e dal balsamico rosmarino a cui succede la mineralità. Mi piace che questi profumi sbuchino in fila, uno dietro l’altro eleganti, senza farmi soffermare troppo o affollandosi insieme. In bocca ha un’austera verticalità, una freschezza vivissima che lo renderà un vino piacevole anche il prossimo anno senza che abbia ceduto e la chiusura amaricante contrasta con la dolcezza che ci ha avvolti al primo contatto e che ritorna a salutarci in retrolfattiva.

Un altro vitigno autoctono che fieramente coltiva Zorzettig è la Malvasia istriana. Lo so, i puristi possono obiettare che le Malvasie originano tutte dalla Grecia e furono i mercanti veneziani a sbarcarle sulle coste del Triveneto, ma insomma di anni ne sono passati se pensiamo che conquistarono la regione greca di Monemvasia nel 1248!

La Malvasia istriana non ha eccessiva aromaticità ed in questa provata a God Save the Wine, comunque, è ben bilanciata dalla mineralità. Anche l’elevato acido citrico è tenuto a bada ed affianca profumi di albicocca e di erbe aromatiche. Il sorso è ampio e rotondo, grazie all’importante contenuto di glicerina e chiude sapido, minerale e con viva freschezza.

Riesce sempre a sorprendermi questa azienda e non vedo l’ora di scoprire le novità che stanno bollendo in pentola, nei vini dei prossimi anni!