CAPEZZANA: UNA STORIA LUNGA 1200 ANNI

Percorro la Via Cecinese che si snoda lungo l’Appennino Pistoiese e sembra non finire mai, come tutte le strade che non si conoscono. Il navigatore mi ha suggerito di lasciare l’autostrada per lunghe code e mi ha mandata in esplorazione. In ritardo, ma finalmente ci arriverò a Capezzana! Da quest’inverno ho ricevuto il graditissimo invito a visitare questa azienda, ma non sono ancora riuscita a venirci.

Ed eccomi, dopo qualche saliscendi e un’ultima salita, mi trovo fra i numerosi poderi che compongono Capezzana. Mi accoglie cordiale Filippo Contini Bonacossi, pronto ad iniziare un tour spazio-temporale. Appena entrati nella villa, alla mia destra un contratto di affitto dell’804, che documenta la coltivazione della vite a Capezzana e a sinistra il bando del 1716 con cui Cosimo III definiva, ante litteram, le prime DOCG. Si tratta di Chianti, Pomino, Carmignano e Val d’Arno di Sopra: nei confini di queste zone si producevano vini di particolare qualità.

Molti di voi avranno sentito parlare di Cosimo III qualche anno fa. Se ricordate, il Consorzio del Chianti Classico lo ha celebrato con numerose manifestazioni, in occasione del tricentenario del bando. Ovviamente hanno posto l’attenzione proprio sulle antiche origini della denominazione, ma in pochissimi lo associano al Carmignano o addirittura conoscono questo vino, nonostante sia parimenti ricco di storia e di elevata qualità.

LA CANTINA

Scendiamo quindi le scale per raggiungere la cantina, mentre il Conte, grande affabulatore, ci racconta la storia della Tenuta. Prima che cantine, questi locali, un terrapieno, erano un passaggio segreto che consentiva di scappare. Raggiunta la griglia coi colmatori, in pochi minuti ripercorre la vita di Leonardo da Vinci. Ci svela anche i motivi per i quali da Firenze si spostò prima a Milano e poi a Parigi. Ma che c’entra Leonardo con la cantina? Innanzitutto non crebbe molto lontano da qui. Inoltre, fra le sue infinite invenzioni, c’è stato proprio il colmatore. Questo strumento utilissimo consente di non perdere vino prezioso quando ricomincia il tumulto nelle botti e serve per verificare che non si ritiri troppo, rischiando l’ossidazione.

Che bello camminare in mezzo a queste maestose botti che hanno visto passare tante vendemmie e tante persone. Si sono succeduti tutti membri della famiglia Contini Bonacossi e per primo il capostipite, Alessandro. Per fortuna nostra, fu un grande collezionista ed è proprio grazie ad una sua donazione se si possono ammirare molte opere agli Uffizi. E’ stata la stessa passione che ci consente di deliziarci ancora il palato con bottiglie del 1931! Proprio così, non ho sbagliato a scrivere l’anno…ma di questo vi parlo in un post ad hoc.

I VINI: CARMIGNANO DOCG

Come vi accennavo, questa piccola zona interna della Toscana, che comprende i soli comuni di Carmignano e Poggio a Caiano si produce il Carmignano Docg. Questa denominazione beneficia di un microclima particolarmente favorevole alla coltivazione della vite, per via del clima ventilato e soleggiato e dell’altitudine delle colline. Le condizioni pedo- climatiche giovano non solo al Sangiovese, ma anche ai bordolesi Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon. Ma che ci fanno l’uva francesca (Cabernet Franc) e il suo parente prossimo fra queste colline? Le importò Caterina de’ Medici quando diventò regina di Francia e quindi, pur non potendosi definire autoctone, sono varietà che ormai sono connaturate all’ambiente.

Capezzana, nel cuore della DOCG, produce un Carmignano DOCG (Villa di Capezzana, protagonista della verticale) e una Riserva (Trefiano). Sono in produzione anche un vino del cuore Ugo Contini Bonacossi, 100% Sangiovese, della vigna che curava personalmente il padre di Filippo, ed un eccellente Vin Santo.

LA DEGUSTAZIONE: VIN SANTO DI CARMIGNANO DOC RISERVA

Un grande vignaiolo mi disse che il Vin Santo è l’annichilimento dell’enologo! Infatti, una volta tappato il caratello, il mosto fa quello che gli pare e quando si apre, come un vaso di Pandora, il risultato è sempre una sorpresa. Io credo che, se è vero che in cantina l’uomo ha poca voce in capitolo, è altrettanto vero che nella parte che precede l’affinamento, giochi un ruolo decisivo: altrimenti non avremmo prodotti di differente qualità in condizioni pedo-climatiche analoghe e con gli stessi vitigni.

Quello che ho degustato, blend di Trebbiano e uva San Colombano (su questa qualità leggete il post sulla Tenuta di Ghizzano) è particolarmente pregevole. Il naso è complesso di noce, fico secco, camomilla, frutta candita. In bocca l’elevato residuo zuccherino è addomesticato da una freschezza viva e da una buona sapidità che invitano ad un nuovo sorso.